Le proposte di Legacoop al governo nel corso del convegno di oggi.
A Roma il confronto tra istituzioni, cooperative ed esperti sul futuro delle politiche abitative.
Roma, 16 giugno 2026 – Mentre è in corso l’iter di conversione in legge del decreto Piano Casa, la cui scadenza è fissata per l’8 luglio, e la commissione Ambiente della Camera ha valutato 389 emendamenti come ammissibili, emergono alcune anticipazioni sulle modalità di funzionamento del Fondo Housing Coesione, ed è stata avviata la raccolta di capitali per il Fondo destinato ai Programmi Infrastrutturali di edilizia integrata.
Il convegno di Legacoop Abitanti che si è tenuto questa mattina a Roma, presso la sede di Legacoop nazionale in Via Guattani 9, si è posta l’obiettivo di mettere in connessione i soggetti che saranno tra i protagonisti dell’implementazione del Piano Casa, per discutere obiettivi e modalità attuative, con l’intento di rafforzare il carattere sociale del Decreto.
Oltre al primo pilastro, orientato alla riqualificazione del patrimonio di edilizia residenziale pubblica, si configura, attraverso gli altri due pilastri, un caleidoscopio di fondi rispetto ai quali serve chiarire obiettivi, modalità di governance, coerenza con l’interesse pubblico.
Ma davanti al paradosso che vede da un lato l’Italia con i propri Fondi Immobiliari tra i paesi più dinamici del continente (+7,1%) e un mercato con compravendite in crescita (+ 4, 6%) e dall’altro un aumento vertiginoso delle povertà e della possibilità di accedere a una casa, Legacoop ritiene che sarà necessario definire, anche rispetto all’utilizzo dei cosiddetti capitali pazienti, condizioni e finalità.
Serve inoltre mettere in linea il Piano Casa italiano e il Piano Casa europeo, perché il futuro delle politiche abitative nazionali si gioca anche sulla loro coerenza con gli obiettivi, le regole e gli strumenti europei.
“Mentre l’Europa sta avviando i passaggi di implementazione dello European Affordable Housing Plan, attraverso l’avvio il 19 giugno della Housing Alliance, dei primi investimenti della piattaforma Paneuropea della BEI nei diversi paesi, la costituzione di Hub Nazionali, non possiamo pensare a un piano casa autarchico, con poche risorse e incardinato su un’idea di valorizzazione di asset piuttosto che sulla lettura della domanda abitativa. La differenza tra la cooperazione di abitanti e i fondi: WE STAY, THEY GO,” dichiara Rossana Zaccaria, presidente di Legacoop Abitanti. Il “noi” si riferisce al mondo degli operatori limited profit e dell’alloggio sociale che, come la cooperazione di abitanti italiana, ha patrimoni che restano un bene indiviso, collettivo, di lunga durata: i nostri patrimoni hanno anche oltre 50 anni, e garantiscono, se necessario, una casa per sempre, con tassi di morosità al 3% e canoni al di sotto del 50% di quelli di mercato”.
Il Piano Casa italiano non può essere letto soltanto come un intervento nazionale di politica abitativa, ma deve essere collocato dentro un contesto europeo sempre più rilevante, sia sul piano delle risorse sia su quello del quadro regolatorio. Gli obiettivi europei in materia di housing accessibile sono infatti decisivi anche per l’attuazione del Piano italiano, che dovrà misurarsi con temi come i Servizi di Interesse Economico Generale (SIEG), la compatibilità con il regime degli aiuti di Stato, le modalità di impiego delle sovvenzioni pubbliche e i criteri di governance degli investimenti.
Nel corso dell’iniziativa, Legacoop Abitanti ha portato al centro del confronto le osservazioni e le proposte emendative già avanzate sul decreto.
Secondo Legacoop Abitanti, il Piano ha il merito di aver riportato il tema abitativo al centro dell’agenda pubblica, ma nella sua formulazione attuale presenta ancora forti criticità sul piano sociale, urbanistico e della coerenza con gli indirizzi europei in materia di housing sociale.
Tra le proposte avanzate vi è innanzitutto l’introduzione del principio di prevalenza della locazione, così da orientare con chiarezza gli interventi verso l’aumento dell’offerta di alloggi in affitto a canone accessibile e di lunga durata. A questo si affianca la richiesta di una definizione più precisa di canone calmierato, che tenga conto dell’effettiva sostenibilità per le famiglie e delle differenze territoriali, evitando che i riferimenti generici ai valori di mercato finiscano per indebolire l’accessibilità reale degli alloggi.
Un altro punto fondamentale riguarda l’inclusione delle cooperative di abitanti tra i soggetti attuatori del Piano. Legacoop Abitanti sottolinea, infatti, che l’esclusione della cooperazione abitativa dai soggetti chiamati a realizzare e gestire gli interventi contraddice l’esperienza concreta dell’edilizia residenziale sociale in Italia e contraddice anche la possibilità di garantire nel tempo la destinazione sociale degli alloggi.
Al centro delle proposte vi è anche la richiesta di introdurre criteri premiali e requisiti minimi vincolanti nelle politiche di investimento del Fondo, così da assicurare coerenza tra l’impiego di risorse pubbliche e le finalità sociali del Piano. Per Legacoop Abitanti, infatti, senza vincoli chiari su accessibilità, reinvestimento, governance e tutela dello stock sociale, il rischio è che il Piano si configuri più come una piattaforma di investimento immobiliare sostenuta con risorse pubbliche che come un vero servizio abitativo di interesse generale.
“La cooperazione nell’ultimo decennio ha maturato un’esperienza nell’ambito della strumentazione dei fondi, come soggetto promotore e gestore (gestiamo più del 50% degli alloggi del FIA). Abbiamo assistito alla sua genesi e ora siamo presenti alla fase di fine corsa: gli alloggi ora vengono messi sul mercato a prezzi non sostenibili per chi li abita, per garantire i rendimenti. Non siamo contrari all’innovazione delle PPP e alla mobilitazione di capitali pazienti, ma vogliamo rilanciare una visione dell’abitare fondata su accessibilità, stabilità e interesse pubblico, e per ribadire che una politica efficace per la casa non può essere affidata soltanto a logiche finanziarie o a strumenti straordinari privi di un impianto sociale strutturale. Serve una Alleanza per l’Abitare che guardi all’Europa per creare affitti più sostenibili e offrire risposte alla domanda stabile di casa. Ribadiamo la richiesta di fondi di garanzia necessari per attrarre le risorse di investimento messe in campo da BEI e CEB che potrebbero essere parte dell’architettura del piano, magari con un sotto-pilastro dedicato”, dichiara Simone Gamberini, presidente di Legacoop.
In questa prospettiva, Legacoop Abitanti conferma la necessità di un Piano Casa capace di valorizzare la cooperazione, rafforzare la locazione sostenibile e tenere insieme obiettivi nazionali e quadro europeo di riferimento.
Programma dei lavori
L’incontro è stato moderato da Laura Cavestri, del Il Sole 24 Ore, che ha accompagnato i partecipanti attraverso tre panel tematici con esperti di alto livello.
Nel primo panel, dedicato al rapporto tra Piano Casa europeo e italiano, sono intervenuti Rossana Zaccaria, presidente di Legacoop Abitanti, che ha portato la voce del movimento cooperativo; Giorgio Santilli, direttore del Diario Diac, per l’analisi economica e giuridica; Ezio Micelli, membro dell’Housing Advisory Board dell’UE, che ha offerto una prospettiva europea sulle politiche abitative; e Irene Tinagli, presidente della Commissione speciale sulla Crisi degli alloggi dell’UE, che ha confrontato le sfide europee con quelle nazionali.
Il secondo panel ha messo al centro la governance e le politiche abitative regionali, con Giovanni Paglia, Assessore alle Politiche abitative, Lavoro e Politiche giovanili della Regione Emilia-Romagna, e Paolo Franco, assessore alla Casa e Housing sociale della Regione Lombardia, che hanno portato le esperienze concrete di due regioni sul tema. Sono poi intervenuti anche Mariangela Di Giandomenico, responsabile dell’Osservatorio sul Codice dei contratti pubblici di Italiadecide, per analizzare l’aspetto normativo degli investimenti, e Stefano Chiappelli, Segretario Nazionale di Sunia, che ha rappresentato il punto di vista del mondo degli utenti e dei consumatori nel settore abitativo.
Il terzo panel è stato dedicato agli investimenti e al ruolo della cooperazione, con Stefano Scalera, Amministratore Delegato di Invimit SGR SpA, che ha portato la prospettiva degli strumenti finanziari pubblici; Chiara Braga, Capogruppo del PD alla Camera dei Deputati, per il raccordo con la politica nazionale; e Simone Gamberini, Presidente di Legacoop, a sottolineare il ruolo centrale della cooperazione abitativa nel Piano Casa.







