In Europa

L’Ufficio Politiche europee, relazioni con l’UE e PNRR cura l’agenda cooperativa operando su due livelli: europeo e nazionale.

A Bruxelles, la presenza della delegazione di Legacoop si distingue per la difesa degli interessi delle sue associate all’interno delle istituzioni comunitarie. Il modello di impresa cooperativo e l’economia sociale sono promossi attivamente, mentre vengono attentamente monitorati i dossier europei di maggiore rilievo per le cooperative italiane.

Tra questi ultimi, prioritaria attenzione è riservata ai provvedimenti sui temi della twin transition (green e digitale), dell’agroalimentare, della nuova governance economica, della politica industriale e di coesione.

Su base nazionale, viene inoltre seguita l’implementazione delle politiche UE con un focus su PNRR, fondi strutturali e fondi di coesione.

L’ufficio si occupa continuativamente di formare e informare gli uffici nazionali e regionali delle strutture Legacoop, oltreché le imprese cooperative associate.

Sono periodicamente organizzate attività seminariali e di networking a Bruxelles e a Roma, per favorire l’incontro tra i rappresentanti del movimento cooperativo con Enti e Istituzioni italiane ed europee.

Inoltre, Legacoop partecipa ai network europei, sia come singola Associazione che come Alleanza delle Cooperative Italiane.

Catiuscia Marini

Sede di Roma

Via Guattani 9 00161 Roma

Sede di Bruxelles

Square Ambiorix 32, 1000 Bruxelles
bureaubruxelles@legacoop.coop

In agenda

Gli incontri di interesse cooperativo che seguiamo e ai quali partecipiamo

Documenti

I principali documenti di interesse cooperativo in discussione in Europa.

Il 9 dicembre 2021 la Commissione europea ha adottato un nuovo piano d’azione sull’economia sociale. Con il piano d’azione, la Commissione ha presentato misure concrete per contribuire a mobilitare il pieno potenziale dell’economia sociale.

Nell’ambito dell’attuazione del piano d’azione per l’economia sociale, il 13 giugno 2023 la Commissione ha adottato una proposta di raccomandazione del Consiglio sullo sviluppo delle condizioni quadro per l’economia sociale. La proposta mira a promuovere l’accesso al mercato del lavoro e l’inclusione sociale sostenendo gli Stati membri nell’integrazione dell’economia sociale nelle loro politiche e creando misure di sostegno per il settore. Sostenendo l’economia sociale, la proposta mira anche a promuovere l’innovazione sociale, lo sviluppo economico e industriale sostenibile e a contribuire alla coesione territoriale negli Stati membri.

Il 15 e 16 aprile 2024 si è tenuta a La Hulpe, in Belgio, una conferenza di alto livello sul pilastro europeo dei diritti sociali. L’obiettivo finale della conferenza era adottare una dichiarazione interistituzionale che preparasse la futura agenda sociale per il periodo 2024-2029 riaffermando il ruolo del pilastro europeo dei diritti sociali come bussola per la politica sociale dell’UE. La Dichiarazione è stata firmata dalla Commissione europea, dal primo ministro De Croo a nome di 25 Stati membri dell’UE, dal Parlamento europeo, dal Comitato economico e sociale europeo, dalla maggioranza delle parti sociali europee e dalla società civile.

Le imminenti elezioni del Parlamento europeo rappresentano un’opportunità per i cittadini di delineare il futuro dell’Unione europea. In questo contesto, le cooperative sono determinate a rafforzare il loro contributo a un futuro basato sullo sviluppo sostenibile e sul progresso economico e sociale, attraverso un’Unione europea fondata sulla cooperazione, la democrazia, la solidarietà, il rispetto della diversità, l’innovazione e la cittadinanza attiva.

Qui di seguito il Manifesto dell’Alleanza delle Cooperative Italiane per le elezioni europee del 2024

Premessa_Manifesto

Politiche Settoriali_Manifesto

In risposta alle difficoltà e allo sconvolgimento del mercato energetico globale causati dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, la Commissione Europea sta attuando il suo piano REPowerEU. Lanciato nel maggio 2022, REPowerEU sta aiutando l’UE a risparmiare energia, produrre energia pulita, e diversificare i propri approvvigionamenti energetici

 

Per superare le sfide del cambiamento climatico, il Green Deal vuole trasformare l’UE in un’economia moderna, efficiente sotto il profilo delle risorse e competitiva, garantendo:

    • nessuna emissione netta di gas serra entro il 2050;
    • crescita economica disgiunta dall’uso delle risorse nessuna persona; e
    • nessuna persona e nessun luogo lasciato indietro.

 

 Un terzo dei 1.800 miliardi di euro di investimenti del piano di ripresa NextGenerationEU e del bilancio settennale dell’UE finanzieranno il Green Deal europeo. La Commissione europea ha adottato una serie di proposte per rendere le politiche dell’UE in materia di clima, energia, trasporti e tassazione idonee a ridurre le emissioni nette di gas serra di almeno il 55% entro il 2030, rispetto ai livelli del 1990.

 La comunicazione relativa alle risorse naturali completa le precedenti proposte nell’ambito del pilastro “risorse naturali” del Green Deal.
 
Il pacchetto di misure per un uso sostenibile delle principali risorse naturali, rafforza la resilienza dei sistemi alimentari e dell’agricoltura dell’UE. Una legge sul monitoraggio del suolo mette l’UE sulla strada verso suoli sani entro il 2050, raccogliendo dati sulla salute dei suoli e rendendoli disponibili agli agricoltori e ad altri gestori del suolo. Le misure stimolano inoltre l’innovazione e la sostenibilità, consentendo l’uso sicuro del progresso tecnologico nelle nuove tecniche genomiche, per consentire lo sviluppo di colture resilienti ai cambiamenti climatici e la riduzione dell’uso di pesticidi chimici, e garantendo sementi e semi più sostenibili, diversificati e di alta qualità. Infine, nuove misure propongono anche di ridurre i rifiuti alimentari e tessili, il che contribuirà a un uso più efficiente delle risorse naturali e a un’ulteriore riduzione delle emissioni di gas serra provenienti da questi settori.
Il quadro di governance economica dell’UE è costituito dal quadro della politica fiscale dell’UE (il Patto di stabilità e crescita e requisiti per i quadri di bilancio nazionali) e dalla procedura per gli squilibri macroeconomici. Le nuove regole di governance economica adatte al futuro servono ad attuare la riforma più completa delle regole di governance economica dell’UE dopo la crisi economica e finanziaria. L’obiettivo centrale di queste proposte è rafforzare la sostenibilità del debito pubblico e promuovere una crescita sostenibile e inclusiva in tutti gli Stati membri attraverso riforme e investimenti. Le proposte affrontano le carenze del quadro attuale. Tengono conto della necessità di ridurre i livelli di debito pubblico, in forte aumento, di sfruttare gli insegnamenti tratti dalla risposta politica dell’UE alla crisi della Covid-19 e di preparare l’UE alle sfide future sostenendo i progressi verso un’economia verde, digitale, inclusiva e resiliente. economica e rendere l’UE più competitiva.
 

 

Iniziativa legislativa – presentata dalla Commissione europea il 26 aprile 2023 – volta a sostituire il regolamento (CE) n. 1446/97 del Consiglio sul rafforzamento della sorveglianza delle posizioni di bilancio e della sorveglianza e del coordinamento delle politiche economiche.

Nel novembre 2022 la Commissione Europea ha pubblicato il Transition Pathway for Proximity and Social Economy. Il percorso individua 14 aree di azione (divise tra transizione verde e transizione digitale) e 30 azioni specifiche. Dalla pubblicazione del percorso è iniziata la fase di implementazione. Durante questa fase, la Commissione invita le parti interessate a impegnarsi ed esprimere il proprio impegno a contribuire all’area di azione individuata.
 

 

Nel 2021 la Commissione europea ha aggiornato la strategia industriale dell’UE per garantire che le sue ambizioni industriali tengano pienamente conto delle nuove circostanze seguite alla crisi del Covid-19 e contribuiscano a guidare la trasformazione verso un’economia più sostenibile, digitale, resiliente e competitiva a livello globale. La strategia aggiornata riafferma le priorità stabilite nella comunicazione del marzo 2020, pubblicata il giorno prima che l’OMS dichiarasse la pandemia di Covid-19, rispondendo al tempo stesso alle lezioni apprese dalla crisi per rilanciare la ripresa e rafforzare l’autonomia strategica aperta dell’UE. Propone nuove misure per rafforzare la resilienza del nostro mercato unico, soprattutto in tempi di crisi. Risponde alla necessità di comprendere meglio le nostre dipendenze in aree strategiche chiave e presenta una serie di strumenti per affrontarle. Offre nuove misure per accelerare la transizione verde e digitale. La strategia aggiornata risponde anche alla richiesta di identificare e monitorare i principali indicatori della competitività dell’economia dell’UE nel suo insieme: integrazione del mercato unico, crescita della produttività, competitività internazionale, investimenti pubblici e privati e investimenti in ricerca e sviluppo. La dimensione delle PMI è al centro della strategia aggiornata con sostegno finanziario su misura e misure per consentire alle PMI e alle start-up di abbracciare la duplice transizione.

Il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) è uno dei principali strumenti finanziari della politica di coesione dell’UE. Venne creato nel 1975 al fine di contribuire ad appianare le disparità esistenti fra i diversi livelli di sviluppo delle regioni europee e di migliorare il tenore di vita nelle regioni meno favorite. Un’attenzione particolare è rivolta alle regioni che presentano gravi e permanenti svantaggi naturali o demografici, come le regioni più settentrionali, con densità di popolazione molto basse, e le regioni insulari, transfrontaliere e di montagna.

 

Il Fondo di coesione è stato istituito nel 1994 e finanzia progetti a favore dell’ambiente e della rete trans-europea negli Stati membri il cui reddito nazionale lordo (RNL) pro capite è inferiore al 90 % della media dell’UE.

 

Il Fondo di solidarietà dell’Unione europea permette all’UE di sostenere finanziariamente uno Stato membro, un paese impegnato nei negoziati di adesione o una regione in caso di gravi catastrofi naturali.

 

La cooperazione territoriale europea (CTE) è l’obiettivo della politica di coesione che mira a risolvere i problemi al di là del contesto nazionale e a sviluppare congiuntamente le potenzialità dei diversi territori. Le azioni di cooperazione sono sostenute dal Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) attraverso tre componenti chiave: cooperazione transfrontaliera, cooperazione transnazionale, cooperazione interregionale.

 

Il Fondo per una transizione giusta è uno strumento finanziario nel quadro della politica di coesione che mira a fornire sostegno ai territori che devono far fronte a gravi sfide socio-economiche derivanti dalla transizione verso la neutralità climatica. Il Fondo agevolerà l’attuazione del Green Deal europeo, che mira a rendere l’UE climaticamente neutra entro il 2050.

Istituita presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, la Cabina di regia è l’organo di indirizzo politico che coordina e dà impulso all’attuazione degli interventi del PNRR.

Ogni riunione della Cabina di regia consente di fare il punto sullo stato di avanzamento delle riforme e degli investimenti. Permette inoltre di individuare per tempo ostacoli e criticità, in modo da poter intervenire con prontezza e rispettare il calendario degli impegni che sono stati concordati con la Commissione, che sono determinanti per l’assegnazione dei fondi.

ACI – Cabina di Regia PNRR 19 lug 2023

Nel quadro della presidenza belga del Consiglio dell’Unione europea, martedì 5 marzo 2024 si è svolta una conferenza europea al Palais des Congrès di Liegi, con la presenza di tutti i ministri dell’edilizia abitativa. I ministri hanno proceduto ad uno scambio di opinioni su due temi chiave: Migliori pratiche nei programmi di ristrutturazione e costruzione resilienti in linea con il cambiamento climatico; Diversificazione delle fonti di finanziamento.

La revisione della Direttiva sulla prestazione energetica nell’edilizia (EPBD) mette l’Europa sulla buona strada per raggiungere un parco immobiliare completamente decarbonizzato entro il 2050, stimolando le ristrutturazioni in ciascuno Stato membro, in particolare per gli edifici con le peggiori prestazioni. Aggiorna il quadro normativo esistente (concordato nel 2018) per riflettere maggiori ambizioni climatiche abbinate all’azione sociale e fornisce agli Stati membri la flessibilità necessaria per tenere conto delle differenze nel patrimonio edilizio in tutta Europa. Non impone alcun obbligo di ristrutturazione ai singoli proprietari di case.

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