Terre Cevico, il vino cooperativo si reinventa
Nel panorama vitivinicolo italiano, la cooperativa Terre Cevico di Lugo (RA) si conferma una realtà atipica e altamente competitiva. A sottolinearlo è Paolo Galassi, direttore della cooperativa, che descrive un modello capace di coniugare filiera completa, innovazione continua e forte radicamento territoriale.
“Rappresentiamo un unicum nel settore: non solo cooperativa di primo grado, con una filiera interamente tracciabile e sostenibile, ma anche gruppo industriale in grado di coprire praticamente tutte le tipologie di prodotto e formato presenti sul mercato globale”, ha affermato il direttore.
Questa versatilità, spiega Galassi, costituisce un vantaggio competitivo decisivo: “La capacità di produrre e distribuire vini in diversi formati, adattabili ai mercati internazionali, ci consente di mantenere le posizioni sul mercato e, in alcuni casi, di crescere anche in una fase di contrazione dei consumi”.
L’innovazione, nel caso di Terre Cevico, non riguarda solo il vino in sé, ma anche il modo in cui viene proposto. Accanto allo sviluppo di nuovi progetti enologici, il gruppo investe fortemente nei formati e nei contenitori, intercettando le esigenze dei diversi mercati.
Sul fronte prodotto, la strategia parte dal territorio romagnolo: vitigni come Sangiovese, Trebbiano o Bombino rappresentano la base per nuove linee capaci di coniugare identità locale e tendenze globali.
Due le novità presentate a Vinitaly, che rispecchiano altrettanti concetti innovativi: vini a bassa gradazione (10–10,5°), più leggeri e informali, e una rilettura contemporanea dei vitigni tradizionali.
Il progetto Rò & Bunì (Romandiola) unisce identità territoriale, design e bevibilità, pensato per un consumo moderno e conviviale, con l’obiettivo di valorizzare la Romagna con due vini complementari:
- Rò (Uva Longanesi)
- Bunì (Grechetto Gentile): morbido ed elegante.
Galante Ossequium rilegge il Trebbiano romagnolo puntando su tempo e cura. Attraverso lavorazioni lente, restituisce complessità e dignità a un vitigno spesso considerato semplice, con uno stile fresco ed equilibrato.
Consumi in calo e nuove sfide
Il contesto in cui opera la cooperativa è tutt’altro che semplice. Negli ultimi anni il consumo di vino in Italia è diminuito costantemente: escluso il periodo pandemico, il calo medio annuo si attesta tra l’1,5% e il 2,5%. Il dato più significativo riguarda il consumo pro capite, passato da oltre 50 litri/anno negli anni ’80 a poco più di 30 litri nel 2025. “Una trasformazione che riflette un cambiamento culturale profondo: il vino non è più un alimento quotidiano, ma un consumo occasionale, soprattutto tra i giovani”, ha affermato Galassi.
Anche sui mercati internazionali emergono criticità, gli Stati Uniti e il Canada hanno registrato una forte contrazione delle importazioni nella seconda parte del 2025, mentre la Cina resta lontana dai livelli pre-crisi pandemica. Ancora più drastico il crollo del mercato russo, che ha perso oltre il 90% del valore per molte aziende italiane. Di fronte a questo scenario, Terre Cevico guarda a nuove aree di sviluppo:
- Sud-Est asiatico (Thailandia, Vietnam, Filippine, Singapore);
- Africa, con particolare attenzione a Nigeria e Kenya.
“Si tratta di mercati emergenti, complessi ma ricchi di potenziale nel medio-lungo periodo”, ha dichiarato il direttore della cooperativa.
Per Galassi, innovare in una cooperativa significa agire a 360 gradi, a partire dalla vigna: “I soci devono essere coinvolti in un processo di adattamento alle richieste del mercato, orientando le produzioni verso i vitigni più richiesti a livello internazionale”. Un esempio è il crescente interesse per il Pinot Grigio, uno dei vitigni più riconosciuti globalmente insieme a Prosecco e Primitivo.
“Il modello Terre Cevico si basa su un equilibrio complesso: valorizzare i vitigni locali, innovare continuamente e, allo stesso tempo, rispondere a un mercato globale in rapido cambiamento”, ha concluso Galassi.







