Il 22 settembre l’incontro sulla formazione nelle MPMI, Granero: “Formazione parte di una strategia”

Roma, 23 settembre 2026 – Dimensione d’impresa, capacità di programmare la formazione, sviluppo delle competenze e ruolo delle organizzazioni di rappresentanza. Sono alcuni dei temi affrontati il 22 settembre nel corso dell’incontro “Dalla formazione all’apprendimento: strategie e pratiche formative delle MPMI italiane”, promosso da Foncoop per presentare e discutere i risultati della ricerca realizzata con il Politecnico di Milano sulle pratiche formative delle micro, piccole e medie imprese.

La ricerca ha messo a confronto imprese cooperative e non cooperative, analizzando la pianificazione e la governance della formazione, il rapporto tra innovazione e sviluppo delle competenze, l’intelligenza artificiale, il passaggio intergenerazionale delle conoscenze e il ruolo delle reti e dei soggetti che accompagnano le imprese nei processi formativi.

I risultati sono stati discussi nella tavola rotonda “La formazione nelle MPMI cooperative: prospettive per il futuro”, coordinata dal direttore generale di Foncoop Gianfranco De Simone. Tra i protagonisti del confronto, Gianluigi Granero, direttore di Legacoop, insieme a Fabiola Di Loreto, direttore generale di Confcooperative, Silvia Rimondi, direttore generale di AGCI, e Claudio Rorato, direttore dell’Osservatorio Digitale e Competitività nelle PMI del Politecnico di Milano.

Gianluigi Granero ha preso le mosse da una delle evidenze più nette della ricerca: il peso della dimensione d’impresa sulla capacità di strutturare la formazione. Il dato, nella sua lettura, apre però una riflessione più ampia, che riguarda lo sviluppo delle imprese e le politiche industriali. “Per un’azienda, per un Paese, la formazione è parte di una strategia”, ha osservato, indicando come possibile terreno di approfondimento anche la relazione tra livelli di formazione, risorse dedicate e performance aziendali.

Granero ha collegato il tema della crescita alla specificità del modello cooperativo, a partire dalla sua struttura proprietaria. In questo quadro ha richiamato le riserve indivisibili come uno degli elementi che esprimono concretamente la dimensione intergenerazionale della cooperazione: una rinuncia dei soci di oggi a vantaggio della cooperativa e dei soci di domani. La questione della crescita, quindi, non riguarda soltanto la dimensione delle imprese, ma anche la possibilità di costruire nel tempo condizioni favorevoli al loro sviluppo.

Un altro aspetto sottolineato dal direttore di Legacoop riguarda le competenze considerate prioritarie dalle cooperative. La gerarchia emersa dalla ricerca, ha osservato, è coerente sia con i principi cooperativi sia con la struttura proprietaria di queste imprese. Le cooperative, soprattutto nella fase iniziale, tendono infatti ad associare competenze professionali senza disporre necessariamente di competenze manageriali e imprenditoriali altrettanto strutturate; con la crescita aumenta invece la tendenza alla managerializzazione. In questo percorso, accanto alle competenze tecniche, diventa quindi importante continuare a costruire e trasmettere cultura cooperativa, anche in rapporto alle nuove generazioni.

Il confronto si è poi spostato sulle azioni che le organizzazioni possono mettere a disposizione accompagnare le imprese, in particolare quelle di minori dimensioni. Granero ha ricordato che il sistema formativo di Legacoop è storicamente organizzato su base regionale e ha illustrato il lavoro in corso per rafforzare il consorzio nazionale, ampliando la partecipazione dei centri territoriali. L’obiettivo è poter rispondere meglio alle opportunità che superano la dimensione regionale e, soprattutto, costruire una più ampia comunità di pratiche tra le persone che si occupano professionalmente di formazione, capace di intercettare i fabbisogni delle imprese e tradurli in risposte. Un luogo, nelle parole di Granero, con l’ambizione di essere anche “un luogo di pensiero” e non soltanto una struttura operativa.

A questo percorso si affianca il lavoro sulle filiere, dove le esigenze formative accompagnano direttamente i processi di sviluppo imprenditoriale: l’ingresso in nuovi mercati, la crescita in quelli già presidiati o l’integrazione tra imprese generano infatti nuovi fabbisogni di competenze. Granero ha richiamato inoltre le attività dedicate all’innovazione e alla digitalizzazione, attraverso strutture che affiancano le imprese nel trasferimento tecnologico e nella formazione, e il progetto avviato sul ricambio generazionale, che mette insieme strumenti economico-finanziari e percorsi di accompagnamento formativo.

Il filo che lega questi diversi interventi è il rapporto tra formazione e strategia d’impresa. La formazione, ha concluso Granero, “non è mai a sé stante”, ma si inserisce in una pianificazione più ampia che comprende crescita, innovazione, organizzazione e sviluppo delle persone.

Strategie e pratiche formative delle MPMI italiane: esiste una specificità cooperativa?

È lo studio promosso da Foncoop e realizzato dall’Osservatorio Digitale e Competitività nelle PMI del Politecnico di Milano. Condotto su 1.100 MPMI italiane con un approfondimento su 135 imprese cooperative, lo studio evidenzia come la dimensione aziendale incida sulla capacità di strutturare la formazione. Tra le medie imprese, il 68% delle cooperative dispone di un piano formativo strutturato e aggiornato, contro il 35% delle non cooperative; sulla formazione dedicata all’intelligenza artificiale il confronto è invece 34% contro 19%.

Qui la ricerca.

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