Coop, pubblicato il rapporto 2026 sulle aspettative e le previsioni degli italiani per il nuovo anno

Roma, 5 gennaio 2026 – Molta disillusione e poco entusiasmo: gli italiani che iniziano il 2026 si confrontano con un contesto internazionale segnato da conflitti bellici, crescenti diseguaglianze sociali e cambiamenti climatici, che incidono sull’economia. In questo scenario, aumentano gli investimenti in beni rifugio come oro, materie prime, terre rare e azioni di aziende della difesa. È quanto emerge dalle due survey dell’Ufficio Studi Coop condotte a dicembre 2025: la prima su un campione rappresentativo della popolazione italiana in collaborazione con Nomisma, la seconda tra gli opinion leader italiani iscritti alla community del Rapporto Coop*.

La preoccupazione, che è la prima parola scelta dagli italiani per definire l’anno che verrà (37% del campione), viaggia di pari passo con l’insicurezza (23%) anche se, sul finire d’anno, non manca la voglia di resistere, con un italiano su quattro che si attacca comunque tenacemente all’ottimismo (25%), e alcuni chiamano in causa persino la curiosità e la fiducia (24%). È pur vero però che le emozioni positive sono fortemente connesse alla sfera personale e familiare: più gli italiani guardano allo scenario nazionale e internazionale più la tensione sale e ammanta di negatività le aspettative.

Il 43% del campione ascoltato da Coop utilizza il sostantivo “turbolenza” per descrivere lo scenario 2026, il 34% sceglie “instabilità”, mentre sarà “stabile” per appena l’1%. Una instabilità che orienta negativamente anche le previsioni sull’andamento dei mercati finanziari nel 2026, in forte ribasso o soggette ad una contrazione significativa per il 38% degli opinion leader intervistati. L’impressione è di essere in un contesto confuso ed erratico con improvvise, imprevedibili accelerazioni, una sorta di globale frullatore i cui comandi sembrano affidati a pochi leader mondiali: Netanyahu, Putin e Trump, su cui pesano i giudizi fortemente negativi degli opinion leader intervistati (tutti sopra l’80%), mentre Xi Jinping è l’unico leader globale a raccogliere valutazioni per lo più positive (43%). Comprensibile quindi attendersi un 2026 ancora difficile con l’Italia che ritorna ad essere il fanalino di coda dell’Europa, e con una crescita del Pil che lo stesso campione di intervistati indica appena sopra lo 0 (+0,2%, a fronte di una previsione Istat di un +0,8%).

In un simile contesto è difficile ipotizzare un qualche dinamismo dei consumi: gli opinion leader stimano una crescita della spesa delle famiglie dello 0,3% nel 2026, a fronte del +0,9% previsto dall’Istat. Certo gli italiani sanno di dover spendere di più, ma lo faranno quasi esclusivamente per consumi di necessità; quanti pensano di spendere di più per utenze e bollette superano di 22 punti percentuali quanti sperano di pagare meno. E questo timore di spendere di più vale anche per la salute fisica (saldo +10 punti percentuali) e il cibo domestico (saldo +9).

Di seguito il rapporto completo:

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