Roma, 8 luglio 2026 – Legacoop Produzione e Servizi, Confartigianato Trasporto persone, CNA-Fita Trasporti, Confcooperative Lavoro e Servizi e SNA Casartigiani esprimono forte preoccupazione per l’intesa sottoscritta dalla Regione Calabria con Uber e chiedono l’apertura di un tavolo di confronto nazionale.
Le associazioni ritengono che l’iniziativa non sia in linea con i principi della Legge 15 gennaio 1992, n. 21, che disciplina in Italia il servizio di trasporto pubblico non di linea.
Secondo le associazioni, la decisione di favorire l’ingresso di una multinazionale che opera attraverso una struttura societaria estera, con una parte rilevante della fiscalità e dei profitti gestita al di fuori del Paese, rischia di creare una disparità competitiva nei confronti delle imprese e delle cooperative italiane del settore. Si tratta di realtà che investono quotidianamente in professionalità, sicurezza, qualità del servizio e rispetto delle norme, contribuendo allo sviluppo economico e occupazionale dei territori.
Le organizzazioni ricordano inoltre che, per esercitare l’attività di taxi o di noleggio con conducente (NCC), la normativa italiana prevede il possesso di specifici requisiti professionali e morali, nonché il rilascio delle relative licenze e autorizzazioni da parte degli enti competenti. Il rispetto delle regole deve rappresentare un principio imprescindibile e uguale per tutti gli operatori del mercato.
Inoltre, le associazioni rilevano che un affidamento diretto a una singola società risulta quantomeno inusuale e impedisce le ordinarie verifiche amministrative e la verifica oggettiva del possesso dei requisiti necessari per svolgere l’attività di trasporto. Questa modalità contrasta con i principi di trasparenza e parità di trattamento che dovrebbero governare procedure che incidono su un servizio pubblico.
A questo proposito preoccupa in particolar modo l’introduzione del servizio Uber X, corse private a basso costo che utilizzano vettori NCC per svolgere, di fatto, un servizio da piazza. Le associazioni ricordano inoltre che Uber non è un operatore di trasporto: non dispone di mezzi né di titoli autorizzativi propri e agisce come intermediario digitale. In quanto tale, non può in sostanza garantire il servizio né sottoscrivere contratti di trasporto, responsabilità che restano in capo ai soggetti previsti all’articolo 7 della legge 21/92.
Per le associazioni, l’iniziativa della Regione Calabria costituisce un precedente che potrebbe aprire la strada a un processo di liberalizzazione privo di un quadro normativo chiaro e condiviso, con possibili conseguenze sull’intero sistema del trasporto pubblico non di linea a livello nazionale.
Le associazioni esprimono inoltre rammarico per il fatto che una decisione destinata a incidere sul futuro della mobilità e di un servizio pubblico essenziale sia stata assunta senza un preventivo confronto con le organizzazioni che rappresentano le imprese del comparto.






