Più Europa per vincere le sfide globali: il modello cooperativo al centro del futuro UE
di Sara Guidelli, direttrice generale di Legacoop Agroalimentare
Di fronte alle grandi transizioni della nostra epoca, la risposta non può essere l’isolamento, ma un’integrazione comunitaria più solida e strategica. Il recente confronto promosso da Legacoop a Bruxelles ha confermato una convinzione che il movimento cooperativo sostiene da tempo: serve più Europa. Non un’unione distante dai cittadini o appesantita dalla burocrazia, bensì un’Europa forte nelle sue politiche comuni, capace di investire, innovare e generare coesione.
Viviamo una fase storica complessa, caratterizzata da profonde trasformazioni. Tensioni geopolitiche, conflitti internazionali, competizione globale, cambiamenti climatici e una rapidissima evoluzione tecnologica stanno modificando equilibri consolidati. In questo scenario, nessun Paese può pensare di affrontare le sfide da solo. Il dibattito sul futuro bilancio dell’Unione Europea e sulle priorità strategiche non è una mera questione di cifre, ma riguarda il modello di sviluppo che intendiamo costruire.
La competitività è tornata al centro dell’agenda europea. È un dato positivo: l’Europa deve investire in ricerca, infrastrutture e transizione energetica e digitale, rafforzando l’autonomia strategica e la capacità delle imprese di competere sui mercati globali. Tuttavia, la competitività da sola non basta. La vera forza del progetto europeo risiede da sempre nella capacità di coniugare crescita economica e coesione sociale, mercato e tutela delle persone. Un equilibrio unico che oggi va preservato e rilanciato con forza.
In questa visione, il movimento cooperativo rappresenta una risorsa imprescindibile. Le cooperative dimostrano quotidianamente che è possibile fare impresa creando valore economico e, al contempo, generando benefici reali per le comunità e per i territori. L’innovazione e l’inclusione possono procedere insieme: la partecipazione delle persone è un fattore di competitività, non un ostacolo allo sviluppo.
Il settore agroalimentare offre l’esempio più significativo. Negli ultimi anni è emerso con chiarezza come la sicurezza alimentare, la sostenibilità delle produzioni e la resilienza delle filiere siano asset strategici per l’Unione. Le crisi internazionali hanno dimostrato l’importanza di contare su sistemi produttivi solidi, capaci di garantire approvvigionamenti, qualità e stabilità dei mercati.
In questo contesto la cooperazione agroalimentare svolge un ruolo essenziale. Rafforza la capacità dei produttori di stare sul mercato, sostiene gli investimenti in sostenibilità, favorisce l’innovazione e trattiene il valore economico nei territori d’origine. Lo stesso principio vale per la pesca, l’economia circolare, l’energia, la cultura e l’abitare, ambiti in cui le cooperative rappresentano un presidio economico e sociale spesso insostituibile.
Il confronto di Bruxelles ha evidenziato che le grandi sfide non si vincono contrapponendo settori o territori. Non si tratta di scegliere tra competitività e coesione, o tra crescita e inclusione. La vera sfida è costruire politiche integrate capaci di tenere insieme questi obiettivi. Per farlo servono istituzioni europee forti, politiche comuni dotate di risorse adeguate e una visione di lungo periodo che sappia guardare oltre le emergenze.
Il messaggio che emerge da Bruxelles è chiaro: la cooperazione ha ancora molto da offrire all’Europa. In un’epoca segnata da frammentazioni e spinte isolazioniste, i valori cooperativi sono più attuali che mai. Le grandi sfide globali non si affrontano da soli. Si affrontano insieme.
E oggi questo significa più che mai costruire, con coraggio, più Europa.







