“The European Affordable Housing Plan”: la cooperazione protagonista della risposta alla crisi abitativa

Nella sede di Legacoop Nazionale l’evento promosso da Legacoop Abitanti

Roma, 11 marzo 2026 – La crisi abitativa è ormai riconosciuta come una delle principali sfide sociali ed economiche in Europa. Prezzi delle case e degli affitti in aumento, domanda di locazione crescente e un’offerta insufficiente stanno rendendo sempre più difficile l’accesso a un’abitazione dignitosa, soprattutto per giovani, famiglie a reddito medio-basso e anziani soli: una risposta a quella che non è più solo un’emergenza ma una vera e propria crisi può essere data dalla Cooperazione di abitanti, che attraverso modelli di abitare cooperativo e gestione di lungo periodo del patrimonio immobiliare è in grado di offrire alloggi in affitto a canoni inferiori al mercato, garantendo accessibilità economica e stabilità abitativa. Sono alcuni degli argomenti trattati durante l’incontro “The European Affordable Housing Plan versus Piano Casa in Italia”, promosso da Legacoop Abitanti, che si è tenuto mercoledì 11 marzo a Roma, presso la sede di Legacoop in via Guattani, e ha riunito istituzioni europee e nazionali, amministratori regionali, mondo cooperativo, imprese e operatori del settore per discutere strategie e strumenti per affrontare la crisi dell’abitare.

“Come mondo cooperativo possiamo avere un ruolo fondamentale sul tema dell’abitare. Con il nostro modello possiamo continuare a fare quello che facciamo da 120 anni come cooperazione di abitanti, riconoscendo la casa come un’infrastruttura sociale del Paese, ma servono risposte sistemiche“. Così il presidente nazionale di Legacoop Simone Gamberini, intervenendo durante l’evento.

“Nell’ultimo anno – ha ammesso Gamberini – siamo un po’ confusi in relazione alle priorità del governo: l’impressione è che, forse per l’assenza di risorse, troppo spesso le risposte al problema sono solo episodiche e si concentrano solo su una parte del problema. Le cooperative a proprietà indivisa possono essere la risposta rapida ed efficace al tema dell’edilzia sociale – ha ribadito Gamberini – come cooperazione possiamo essere l’interlocutore con le istituzioni che mette in campo le proposte necessarie, ma servono interventi anche a fondo perduto, utilizzando le risorse della Coesione, oltre ai Fondi di garanzia, che consentono di attivare strumenti finanziari e risorse già presenti nel risparmio diffuso degli italiani. Quello del fondo di garanzia è un tema ineludibile” – ha rimarcato il presidente di Legacoop. 

Aprendo i lavori, la presidente di Legacoop Abitanti Rossana Zaccaria ha sottolineato la necessità che la questione abitativa diventi una priorità strutturale delle politiche europee, evitando che le risorse comunitarie vengano assorbite da quelle per gli armamenti. Le cooperative, ha ricordato, sono in grado di garantire canoni inferiori del 30-40% rispetto ai prezzi di mercato, grazie a un modello basato sul limited profit e sulla gestione di lungo periodo del patrimonio abitativo. Un modello che lega l’accessibilità dei canoni non al mercato ma ai redditi delle persone.

Secondo Zaccaria è necessario che l’Europa riconosca pienamente il ruolo degli operatori dell’housing sociale, in particolare le cooperative di abitanti, e che nel prossimo bilancio europeo venga istituito un fondo dedicato a un Piano europeo per la casa, con strumenti finanziari di lungo periodo e incentivi agli Stati membri che dispongono di uno stock di edilizia sociale inferiore al 5%. “Dobbiamo escludere logiche di profitto a breve termine, facilitando l’accesso alle garanzie europee per sostenere progetti di utilità sociale meno ‘bancabili’ ma fondamentali per i territori”, ha ribadito Zaccaria.

Nel corso dell’incontro è intervenuta anche Lucia Albano, sottosegretaria al ministero dell’Economia, che ha illustrato il lavoro avviato dal governo sul Piano per l’economia sociale, nel quale il tema dell’emergenza abitativa rappresenta uno degli ambiti di intervento. Tra le priorità indicate: definire con maggiore chiarezza cosa si intende per housing sociale e affordability, sviluppare fondi di garanzia per facilitare l’accesso al credito, rafforzare gli strumenti finanziari a disposizione dell’economia sociale.

Secondo Albano, il modello dell’economia sociale può diventare uno dei pilastri per affrontare la crisi abitativa attraverso reti di collaborazione tra pubblico, privato e terzo settore.

Secondo Federica Brancaccio, presidente dell’ANCE, non serve solo un Piano casa ma un Piano strutturale sull’abitare, capace di affrontare il tema in modo sistemico. Secondo Brancaccio “le cooperative possono essere un pezzo di risposta, così come il partenariato pubblico-privato, ma sono necessari strumenti finanziari innovativi, per rispondere alle nuove esigenze del settore, fondi di garanzia pubblici per attrarre capitali privati e modelli di rent to buy più evoluti”. “C’è bisogno di ERP (edilizia residenziale pubblica) – ha proseguiro Brancaccio, spiegando che “in Italia solo il 3% ne usufruisce, poi c’è il tema di chi non ha i requisiti per accedere all’edilizia pubblica, ma neanche al mercato attuale: non si tratta di persone povere, ma, ad esempio in città come Milano, quella dell’edilizia sociale è una necessità per il quatto quintile della popolazione”.

Anche Angelo Camilli, vicepresidente di Confindustria per credito e finanza, ha sottolineato la necessità di attivare il risparmio degli italiani – oltre 1000 miliardi di euro fermi nei conti correnti – attraverso garanzie pubbliche e incentivi fiscali per sostenere il mercato dell’housing sociale.

L’analisi dei dati è stata affidata a Elena Molignoni di Nomisma, che ha evidenziato come il disagio abitativo riguardi circa 1 milione e 730mila famiglie in Italia, con dinamiche demografiche e sociali che stanno accentuando il problema.

Tra i gruppi più esposti figurano: i giovani lavoratori e giovani coppie con redditi medio-bassi e alta mobilità lavorativa, gli anziani soli con pensioni basse e le persone in transizioni biografiche critiche (separazioni, perdita del lavoro, malattia).

Un elemento chiave è l’aumento dei nuclei familiari composti da una sola persona, che oggi rappresentano il 31% del totale, mentre la mobilità interna – soprattutto dal Sud verso il Nord – rende ancora più urgente un’offerta adeguata di alloggi in affitto.

Il tema dell’abitare è entrato per la prima volta in modo strutturale nell’agenda europea. Alice Pittini dell’Osservatorio Housing Europe ha ricordato come l’aumento dei prezzi delle abitazioni e degli affitti stia diventando una fonte crescente di preoccupazione per i cittadini europei.

In Europa si registra infatti un deficit di circa 650mila nuove abitazioni non costruite, e circa il 20% degli alloggi sono inutilizzati. Inoltre, un’altra questione che non può essere ignorata sono il milione di persone senza fissa dimora.

Secondo le stime citate durante l’incontro, politiche efficaci per l’accesso alla casa potrebbero aumentare fino al 2% il PIL europeo, oltre a ridurre significativamente le disuguaglianze.

Dal lato della Commissione europea, Agnese Papadia, del Gabinetto del Commissario europeo per l’Energia e l’Abitazione Dan Jørgensen, ha ricordato che per la prima volta la casa è entrata tra le priorità europee e che è in fase di costruzione una piattaforma europea di investimenti per l’housing, oltre a una European Housing Alliance che coinvolgerà tutti gli attori del settore.

Il nuovo quadro finanziario europeo 2028-2034, ha sottolineato Papadia, rappresenterà un passaggio decisivo per rafforzare gli strumenti comunitari dedicati all’abitare.

Nel confronto tra amministrazioni regionali è emersa con forza la necessità di una pianificazione di lungo periodo. L’assessore alle Politiche abitative dell’Emilia-Romagna Giovanni Paglia ha sottolineato che, senza risorse stabili e programmate, interventi normativi e regolatori rischiano di essere poco efficaci. Per questo, ha indicato come orizzonte strategico la prossima programmazione europea 2028-2034. Anche Fulvio Bonavitacola, assessore della Regione Campania, ha evidenziato l’importanza di utilizzare i fondi europei, in particolare il Fondo europeo di sviluppo regionale-FESR, per sostenere progetti di housing sociale e rigenerazione urbana, oltre alla necessità di chiarire il confine tra edilizia sociale e affordability. Sul tema ha detto la sua anche Paolo Franco, assessore alla Casa e Housing sociale della Regione Lombardia.

Diversi interventi hanno sottolineato il ruolo decisivo della cooperazione di abitanti. Giordana Ferri, direttrice esecutiva della Fondazione Housing Sociale, ha ricordato come il Fondo Investimenti per l’Abitare (FIA) non sarebbe stato possibile senza il contributo delle cooperative, che hanno favorito lo sviluppo di modelli innovativi di abitare cooperativo.

In chiusura è stata richiamata la necessità di una strategia condivisa tra livelli istituzionali. Come ha ricordato Massimo Rizzo, vicepresidente di Legacoop Abitanti, la cooperazione da oltre 120 anni lavora per garantire una casa a prezzi accessibili a chi ha un lavoro: un patrimonio di esperienza che oggi può rappresentare una parte fondamentale della risposta alla crisi abitativa.

La sfida, emersa dal confronto tra il Piano europeo per l’housing accessibile e il Piano Casa italiano, è costruire politiche di lungo periodo capaci di integrare risorse pubbliche, investimenti privati e modelli dell’economia sociale, per garantire il diritto all’abitare e rafforzare la coesione sociale nei territori.

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