Giovani e cooperazione: Legacoop Romagna e  il confronto su crisi energetica e sul nucleare

Romagna, 17 aprile 2026 – Si è svolto il 16 aprile, presso la Cooperativa Agricola di Cesenate (CAC), il primo incontro del 2026 di Generazioni Legacoop Romagna, il network dei giovani cooperatori romagnoli. A dialogare con una trentina di giovani e dirigenti provenienti da tutto il territorio romagnolo sono stati il presidente di Legacoop Romagna, Paolo Lucchi, il vicepresidente Valerio Brighi e la vicepresidente vicaria, Romina Maresi. Tra i diversi argomenti di discussione un approfondimento sulla crisi energetica e la necessità di rilanciare la questione dell’indipendenza energetica del Paese, anche attraverso la riapertura del dibattito sull’energia nucleare.

Far parte di un movimento come Legacoop, cosa significa per un giovane? Secondo il responsabile di Generazioni Romagna, Federico Morgagni – che ha coordinato i lavori – la differenza di fondo sta nell’applicazione dei principi, nella capacità di valorizzare chi entra in cooperativa e nel radicamento territoriale. “Tutti elementi che possono diventare un forte motivo di identità e di attrazione”.

In Romagna, infatti – come ha ricordato Paolo Lucchi – le cooperative associate rappresentano una parte rilevante dell’economia e del tessuto sociale, con i loro 320mila soci e i 28mila dipendenti. A suo avviso la cooperazione è una delle ragioni per cui la qualità della vita in questo territorio è più alta, ma le sfide non mancano, a partire dai cambiamenti portati dall’intelligenza artificiale. Se condo il presidente occorrerà governare queste innovazioni, tenendo al centro la persona, promuovere una cultura di rispetto, e diventare un presidio di valori, a partire dalla parità di genere, che va interpretata come tema culturale e non solo normativo.

“La storia della cooperazione – ha aggiunto Romina Maresi, vicepresidente vicaria di Legacoop Romagna e presidente della cooperativa sociale San Vitale – ha rappresentato un movimento collettivo, in cui i singoli individui sono entrati a far parte di una lunga vicenda di emancipazione e diritti iniziata nel XIX secolo. La conciliazione dei tempi di vita e dei tempi di lavoro è un altro aspetto fondamentale su cui occorre lavorare. Investire nel fattore umano presuppone un’attenzione che le cooperative devono mantenere alta in termini di dialogo, prospettiva, responsabilità e libertà personale.”

Valerio Brighi – vicepresidente di Legacoop Romagna e presidente di CBR – ha poi ribadito che la cooperazione può e deve avere un atteggiamento aperto rispetto alle esperienze dei giovani. Una peculiarità del sistema mutualistico, ha ricordato, è proprio il passaggio tra le generazioni: credere in queste  significa anche supportare le loro richieste, specialmente quando si parla della loro formazione.  “Il senso di appartenenza che caratterizza una piccola realtà come quella di Cooperativa Braccianti Riminese deriva da pratiche portate avanti nel tempo e dal  rispetto delle persone. È nella pratica  quotidiana che emergono valori come solidarietà, uguaglianza e democrazia”, ha continuato.

A seguito degli interventi sono stati aperti i lavori con il saluto del consigliere incaricato di CAC, Michele Ghetti. Successivamente il collega Andrea Fantini ha avuto il compito di presentare l’impresa, nata nel 1948 e divenuta leader mondiale nel settore, con circa 2mila soci situati in 10 regioni italiane, 400 dipendenti, oltre 10mila ettari coltivati e un fatturato aggregato di oltre 100 milioni di euro.

CAC è una delle cooperative più attente allo sviluppo del mondo giovanile: nel 2018 ha istituito un gruppo giovani a cui partecipano membri da tutta Italia. Il collettivo, presente all’incontro con una propria delegazione, si occupa di numerose iniziative di formazione, anche attraverso l’organizzazione di viaggi studio, e mantiene un contatto costante con i soci attraverso il magazine aziendale “Sementi News”. 

Condividi su:
Leggi altri articoli correlati