Roma, 17 marzo 2026 – Le recenti tensioni geopolitiche legate al conflitto in Medio Oriente riportano al centro dell’attenzione la vulnerabilità dei mercati energetici globali e, in particolare, del mercato del gas, che per l’Italia rappresenta la prima fonte energetica: nonostante la maggiore attenzione europea agli stoccaggi, infatti, una riduzione dell’offerta globale potrebbe intensificare la competizione per le forniture internazionali, rendendo più difficile il riempimento degli stoccaggi nei prossimi cicli di accumulo e aumentando ulteriormente la volatilità dei prezzi.
È quanto emerge dal Monitor, realizzato da Area Studi Legacoop in collaborazione con Prometeia, che analizza l’evoluzione recente del mercato europeo e italiano del gas dopo la crisi energetica del 2022 e i possibili rischi che derivano dall’attuale scenario internazionale.
Il report evidenzia come, nonostante i progressi compiuti dall’Europa nel ridurre la dipendenza dal gas russo (la cui quota è passata dal 40% del 2021 al 6% nel 2025) e nel diversificare le fonti di approvvigionamento, il sistema energetico rimanga esposto a shock geopolitici in grado di generare nuove tensioni sui prezzi e sulle forniture. L’elemento di maggiore attenzione riguarda, ovviamente, il Medio Oriente, area cruciale per gli equilibri energetici globali. Attraverso lo Stretto di Hormuz transita infatti un quinto delle forniture globali di petrolio e di gas naturale liquefatto (GNL). Eventuali interruzioni o tensioni prolungate in quest’area potrebbero quindi ripercuotersi rapidamente sui mercati energetici internazionali, generando un aumento della volatilità dei prezzi e una maggiore competizione tra i Paesi importatori.
“Le nuove e terribili tensioni geopolitiche di queste settimane – sottolinea Simone Gamberini, presidente di Legacoop – ricordano quanto il sistema energetico europeo e italiano restino esposti a shock esterni. Nonostante i progressi compiuti negli ultimi anni nella diversificazione delle forniture e nella riduzione della dipendenza dal gas russo, il mercato energetico continua a essere vulnerabile a crisi internazionali che possono tradursi rapidamente in nuovi aumenti dei prezzi e in difficoltà per la sicurezza degli approvvigionamenti. Per il nostro Paese, il tema è particolarmente rilevante, sia perché il gas resta la principale fonte energetica, sia perché una quota significativa delle importazioni di GNL proviene dal Qatar, in misura superiore alla media europea. Guardiamo quindi con preoccupazione all’impatto che eventuali nuove tensioni sui prezzi dell’energia potrebbero avere sulle nostre imprese cooperative, già messe ripetutamente alla prova negli ultimi anni dall’aumento dei costi energetici. È fondamentale che il governo continui a mantenere alta l’attenzione su questo fronte, rafforzando le politiche di sicurezza energetica, sostenendo gli investimenti nella transizione e mettendo in campo strumenti efficaci per tutelare la competitività delle imprese e il potere d’acquisto delle famiglie.”
Il prezzo del gas in Europa: tornano segnali di tensione
I primi segnali di tensione sono già visibili. Dopo la fase di rientro successiva ai picchi del 2022, i prezzi del gas in Europa erano rimasti stabilmente su livelli superiori rispetto al periodo precedente alla crisi energetica. Nel triennio 2023-2025 il prezzo medio all’ingrosso del gas è stato infatti pari a circa 37 euro per megawattora, oltre tre volte rispetto alla media del periodo 2019-2021. A inizio marzo 2026, a seguito dell’attacco in Iran e dei timori sulle forniture globali di GNL, il prezzo del gas all’ingrosso è schizzato di oltre il 60% rispetto al valore medio di febbraio, superando i 50 euro per megawattora.
Mix energetico italiano sostanzialmente stabile, nonostante la crisi energetica del 2022
Il monitor evidenzia inoltre come, nonostante la crisi energetica degli ultimi anni (che ha determinato una riduzione del 10% del fabbisogno energetico totale tra il 2019 e il 2024), il mix energetico italiano sia rimasto relativamente stabile. Il gas naturale continua a rappresentare la principale fonte energetica del Paese (era il 40% nel 2019, il 37% nel 2024), utilizzato in particolare per la produzione di energia elettrica. Parallelamente, la quota delle fonti rinnovabili è aumentata (dal 20% al 22%), ma l’incremento non è ancora tale da garantire un significativo rafforzamento della sicurezza energetica dell’Italia.
L’approvvigionamento di gas naturale in UE…
Negli ultimi anni il mercato europeo ha avviato un processo di profonda trasformazione dal lato degli approvvigionamenti. Dopo la crisi del 2022, grazie alla diversificazione delle fonti, l’Unione Europea ha ridotto drasticamente la dipendenza dal gas russo, il cui peso relativo sul totale delle importazioni è passato dal 40% del 2021 al 6% del 2025. In questo nuovo assetto il gas naturale liquefatto ha assunto un ruolo sempre più centrale: nel 2025 ha coperto circa il 46% delle forniture europee, diventando la principale fonte di approvvigionamento.
…e in Italia
Anche l’Italia ha seguito una traiettoria simile, con un’ancora più marcata riduzione della dipendenza dalla Russia (la quota di import è passata dal 39% del 2021 all’1% del 2025). Questo processo è stato compensato sia da una riduzione del fabbisogno sia dall’aumento delle forniture da altri partner: da Norvegia (dal 3% del 2021 al 14% del 2025) e Azerbaigian (dal 10% al 16%), tramite gasdotto, e dal GNL. Difatti, grazie all’aumento della capacità di rigassificazione, l’Italia si è spostata verso un modello di approvvigionamento più diversificato. Nonostante questi progressi, permangono però alcune vulnerabilità. In particolare, il GNL italiano è coperto per circa il 75% dai contributi di solo due Paesi: Stati Uniti e Qatar. Quest’ultimo ricopre una quota, rispetto alle importazioni complessive di gas, più significativa rispetto al resto d’Europa (l’11% contro il 4%), rendendo più difficile la sua sostituzione in caso di un blocco navale prolungato.
La riduzione della domanda di gas in Italia
Un ulteriore elemento di fragilità riguarda la dinamica della domanda e dei prezzi. Il dato positivo è che dopo il 2022 i consumi di gas in Italia sono diminuiti in modo significativo, passando da una media annua di circa 74 miliardi di metri cubi nel periodo 2015-2019 a circa 66 miliardi nel 2025, con una diminuzione dell’11%. La riduzione ha interessato sia le famiglie (- 14%), che hanno ridotto i consumi anche grazie a condizioni climatiche più miti, sia il settore industriale (-13%), penalizzato dall’aumento dei costi energetici. Il gas rimane ancora centrale nel termoelettrico. L’aspetto di criticità è rappresentato dal fatto che i prezzi finali per famiglie e imprese restano significativamente più elevati rispetto al periodo pre-crisi. In Italia il prezzo medio del gas per le famiglie è cresciuto tra il 2025 e il 2019 quasi del 50%, mentre per le imprese è arrivato quasi a raddoppiare (pur restando su livelli inferiori a quelli di Francia e Germania), con effetti rilevanti sulla competitività del sistema produttivo.
Gli stoccaggi europei: una riserva importante ma non sufficiente in caso di crisi prolungata
In questo contesto, uno dei principali fattori di rischio per i prossimi mesi riguarda il riempimento degli stoccaggi di gas europei, strumento fondamentale per la sicurezza energetica del continente, in quanto consentono di accumulare gas durante i mesi estivi per affrontare con maggior tranquillità i picchi di domanda invernali.
L’Europa dispone complessivamente di una capacità di stoccaggio significativa, pari a circa 117 miliardi di metri cubi. Tuttavia, il livello di riempimento e la capacità di stoccaggio sono molto eterogenei tra i Paesi e non sono comunque sufficienti a compensare interruzioni prolungate delle forniture. La principale criticità per l’UE, nel caso di interruzioni del traffico marittimo in Medio Oriente, riguarderebbe il mercato globale del GNL. In tale circostanza, nonostante l’Europa sia meno dipendente dalle fonti fossili provenienti dal Golfo Persico, subirebbe la competizione dei Paesi asiatici per le forniture disponibili. Uno scenario nel quale i prezzi potrebbero tornare a crescere rapidamente e aumentare il rischio di tensioni nel mercato del gas europeo.







