EDITORIALE – 6 luglio 2026

Adempimento collaborativo: dal controllo alla fiducia

Di Alessandro Ficicchia, responsabile Ufficio Fiscale di Legacoop.

Da qualche anno, e con maggiore evidenza dopo la riforma fiscale, il rapporto tra Fisco e contribuente sta cambiando pelle. L’Agenzia delle Entrate non si presenta più soltanto come soggetto chiamato a controllare ex post e, se del caso, a sanzionare: assume progressivamente il ruolo di interlocutore istituzionale chiamato ad accompagnare l’impresa nella corretta gestione del rischio fiscale. È questo il senso più profondo dell’adempimento collaborativo: anticipare il confronto, ridurre l’incertezza, prevenire il contenzioso e costruire, nella trasparenza, una relazione fondata sulla fiducia reciproca. Gli stessi principi che hanno animato la Riforma del Diritto fallimentare.

Per le cooperative questo passaggio ha un valore particolare. La cooperazione è abituata a coniugare impresa, responsabilità e controllo democratico; conosce il significato della vigilanza e della corretta applicazione di un regime fiscale speciale che non è privilegio, come ricordato anche nel nuovo Testo Unico delle imposte sui redditi, in attesa di pubblicazione, ma attuazione dell’articolo 45 della Costituzione e riconoscimento di finalità mutualistiche, intergenerazionali e inclusive. In questo quadro, il Tax Control Framework non è un adempimento formale in più ma integra gli strumenti di buona governance: consente di mappare i rischi, presidiare i processi, rendere tracciabili le scelte e rafforzare la reputazione dell’impresa cooperativa verso soci, finanziatori, pubblica amministrazione e mercato. Ma c’è di più: elimina il contenzioso e conferisce certezza alla programmazione delle attività d’impresa.

I numeri confermano che il tema non riguarda più una platea ristretta. Le imprese ammesse al regime sono salite a 221, con una crescita molto significativa nell’ultimo triennio. Dal 2026 la soglia ordinaria scende a 500 milioni di euro e dal 2028 arriverà a 100 milioni. Inoltre, il nuovo regime opzionale consente anche ai soggetti sottosoglia che adottano un sistema certificato di controllo del rischio fiscale di accedere a benefici premiali. La cooperative compliance diventa quindi un modello culturale prima ancora che tecnico.

In questa prospettiva, va letto anche il roadshow promosso dall’Agenzia delle Entrate sulla fiscalità degli enti del Terzo settore: non una mera illustrazione di prassi, ma un metodo nuovo di amministrazione, fatto di ascolto, confronto territoriale e accompagnamento degli operatori. Pur riferendosi a un diverso ambito ordinamentale, l’iniziativa esprime un metodo che appare pienamente coerente con la filosofia dell’adempimento collaborativo: accompagnare l’attuazione delle nuove regole attraverso il confronto con i territori, con le reti associative e con gli operatori, al fine di ridurre le incertezze applicative e favorire un’interpretazione condivisa della disciplina. Il valore del roadshow risiede proprio in questa impostazione: l’Amministrazione non si limita a emanare orientamenti, ma promuove occasioni strutturate di ascolto e approfondimento. È lo stesso metodo che Legacoop intende valorizzare nel dialogo avviato con l’Amministrazione finanziaria sull’adempimento collaborativo e sul TCF per le società cooperative.

Legacoop ha già promosso momenti di interlocuzione tecnica, documenti di approfondimento e iniziative seminariali per aiutare le associate a comprendere opportunità, requisiti e ricadute organizzative del nuovo regime. Il nostro obiettivo è chiaro: fare in modo che la specificità cooperativa sia correttamente rappresentata nelle mappe dei rischi fiscali, nei processi di certificazione e nel confronto preventivo con l’Agenzia. Per questa ragione il direttore Gianluigi Granero ha costituito un gruppo di Lavoro dedicato.

L’adempimento collaborativo non elimina la complessità del diritto tributario, ma può renderla governabile. Per questo occorre investire in competenze, procedure e responsabilità. La certezza fiscale è una delle leve di sistema per ogni politica di sviluppo: per le cooperative significa consolidare fiducia, liberare energie imprenditoriali e dimostrare, ancora una volta, che legalità e mutualità sono parte della stessa idea di crescita.

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