Relazioni industriali: un confronto necessario tra regole, rappresentanza e sistema cooperativo
Di Antonio Zampiga, responsabile dell’ufficio Relazioni industriali di Legacoop
Le recenti evoluzioni normative, a partire dal Codice dei contratti pubblici fino alle innovazioni introdotte dal decreto Primo Maggio (decreto legge 62/2026), impongono una riflessione complessiva su alcuni snodi centrali del nostro sistema di relazioni industriali. In particolare, emergono con forza due temi tra loro strettamente connessi: la rappresentatività delle associazioni e gli strumenti attraverso cui identificare la contrattazione collettiva di riferimento. In questo quadro si collocano modelli diversi di valutazione dell’equivalenza contrattuale, dall’Allegato I.01 del Codice dei contratti (che disciplina i contratti collettivi) alla definizione del Trattamento economico complessivo (TEC), oggi richiamata anche dal legislatore, oltre che dagli accordi interconfederali di vecchia stesura. Si tratta di strumenti che, pur nati in contesti differenti, convergono nel porre al centro la qualità e l’effettiva rappresentatività dei contratti applicati, andando oltre il mero dato economico e il semplice riferimento alla retribuzione tabellare.
Da qui discende la necessità di avviare e rafforzare un’interlocuzione strutturata tra le parti sociali, a partire dal sistema cooperativo, al quale viene oggi riconosciuta con maggiore chiarezza una piena dignità di rappresentanza. Questo riconoscimento, che trova fondamento già nella Costituzione, viene ora esplicitamente valorizzato anche sul piano normativo, come emerge dal richiamo alla natura giuridica dell’impresa nella individuazione dei contratti collettivi di riferimento (articolo 7 del decreto legge 62/2026 e articolo 3 dell’Allegato I.01 del codice dei contratti). Tutto ciò apre uno spazio importante per la cooperazione, chiamata a rivendicare e consolidare il proprio ruolo nei processi di definizione delle regole del mercato del lavoro.
Su queste basi si stanno sviluppando, in queste settimane, confronti intensi sia all’interno del fronte datoriale sia con le organizzazioni sindacali. Da un lato, il dialogo tra le principali associazioni datoriali è orientato alla costruzione di una posizione comune su alcuni temi decisivi: i criteri di misurazione della rappresentanza datoriale, la definizione degli ambiti e degli assetti contrattuali e la stessa definizione operativa del TEC. Si tratta di passaggi indispensabili per garantire maggiore certezza giuridica e contrastare fenomeni di frammentazione o concorrenza impropria tra contratti (dumping).
Parallelamente, si avverte la necessità di un aggiornamento degli accordi interconfederali del sistema cooperativo, a partire da quello sulla rappresentanza del 2015 e da quello del 2018 sugli assetti contrattuali e le relazioni industriali. Entrambi gli accordi hanno rappresentato un punto di riferimento importante, ma richiedono oggi una revisione alla luce del mutato contesto normativo, delle indicazioni provenienti dalla giurisprudenza e della crescente complessità dei sistemi produttivi e organizzativi, oltre che dall’andamento non più stabile dei fenomeni inflattivi.
In questa fase, anche altri temi rientrano nel perimetro oggetto di dibattito con le organizzazioni sindacali: i) la formazione, anche alla luce delle recenti Linee guida sui Fondi interprofessionali pubblicate dal ministero del Lavoro; ii) la salute e la sicurezza sui luoghi di lavoro, di cui l’accordo interconfederale cooperativo porta ancora la data del 1996; iii) la partecipazione dei lavoratori alle imprese, in virtù anche della recente approvazione della Legge di iniziativa popolare (legge 15 maggio 2025, n. 76); iv) la possibilità di creare un Fondo di solidarietà bilaterale della cooperazione, per meglio strutturare gli attuali strumenti di ammortizzazione sociale e per liberare risorse da investire a favore del ricambio generazionale e della formazione continua.
Questo percorso di confronto si intreccia anche con la recente iniziativa delle organizzazioni sindacali, che il 16 giugno 2026 hanno trasmesso un documento unitario sui temi della rappresentanza e della regolazione del sistema contrattuale. Si tratta di un segnale politicamente significativo, che evidenzia una ritrovata unitarietà del fronte sindacale su questioni centrali per il futuro delle relazioni industriali.
Nel complesso, il confronto in atto – sia tra le associazioni datoriali sia con le organizzazioni sindacali – restituisce l’immagine di un sistema in movimento che rappresenta, per il sistema cooperativo, allo stesso tempo una sfida e un’opportunità. La sfida è quella di partecipare attivamente, al pari degli altri soggetti datoriali, a un processo di ridefinizione delle regole che non può essere subìto, ma deve essere governato. L’opportunità consiste invece nel rafforzare il proprio ruolo distintivo, contribuendo alla costruzione di un sistema di relazioni industriali più trasparente, equilibrato e coerente con i valori della cooperazione, a partire dalla qualità del lavoro, dalla partecipazione e dalla responsabilità sociale.







