Romagna, 16 maggio 2026 – L’impatto dell’alluvione del 2023 sulla cooperazione di Legacoop Romagna fu enorme: 22 imprese associate coinvolte tra Forlì-Cesena, Rimini e Ravenna, e danni complessivi per oltre 45 milioni di euro, di cui 30 solo nelle cooperative agricole braccianti, che tanto fecero per proteggere i centri abitati, consentendo che i loro terreni venissero allagati. Ma fu allo stesso grande la solidarietà cooperativa che si mobilitò in tutto il paese. Grazie al sostegno di Legacoop Nazionale, alle grandi strutture come Coop e Conad e alle tantissime campagne avviate in quei giorni, il movimento cooperativo ha devoluto oltre 6 milioni di euro per il ripristino dei territori e delle strutture produttive. È così che Legacoop Romagna ha voluto ricordare l’anniversario dell’evento disastroso in cui tutte le comunità, grandi e piccole, furono sommerse dall’acqua e dal fango nel maggio del 2023. A tre anni da quei fatti i cooperatori di Legacoop Romagna intendono mantenere fede all’impegno che presero allora per mantenere acceso il faro sulla vicenda.
L’Associazione ricorda, ad esempio, le cooperative giunte da fuori Romagna in sostegno alle Cooperative agricole braccianti (CAB) di Ravenna e le cooperative romagnole che si sono attivate, anche a supporto di tanti singoli soci alluvionati, come è successo a Forlì. Legacoop Romagna riconosce il cambio di passo impresso dalla Struttura Commissariale guidata dall’ingegner Fabrizio Curcio, con un nuovo metodo all’insegna del pragmatismo e della disponibilità all’ascolto. Questo approccio ha permesso di accelerare i tempi e raddoppiare i decreti di erogazione: in 15 mesi ne sono stati emessi circa 4.000, il doppio di quanto avvenuto sotto il generale Figliuolo, considerando anche un miglioramento della competenza tecnica di affrontare i problemi, sicuramente più vicina al territorio.
Tuttavia, dalle liquidazioni dei danni ottenute, emerge che si è arrivati solo a metà del percorso, e i cooperatori coinvolti continuano a esprimere con forza le criticità del percorso: digitalizzare un processo non garantisce minore burocrazia, con la Piattaforma Sfinge è successo proprio questo, tanto che solo il 10% dei potenziali richiedenti (70mila privati e 16mila aziende) sono riusciti a completare la procedura.
Resta poi una forte preoccupazione per la variante al Piano di Assetto Idrogeologico (PAI Po) e soprattutto per l’individuazione delle aree destinate a tracimazioni controllate, ovvero quelle zone in cui sarebbero indirizzate le acque per salvare i centri abitati. L’auspicio e la richiesta formale di Legacoop Romagna è che l’Autorità di Bacino del Fiume Po e le istituzioni adottino lo stesso metodo di lavoro e di dialogo costruttivo inaugurato dal commissario Curcio.






