Romagna, 30 aprile 2026 – Non c’è solo l’aumento dei carburanti, l’esempio emblematico è il bitume, schizzato in alto del 50% in pochi giorni. Lo shock agli approvvigionamenti causato dalla guerra in Iran preoccupa il settore della Produzione Servizi di Legacoop Romagna, riunito questa mattina in assemblea a Ravenna. Le 142 cooperative aderenti operano in filiere che vanno dalle costruzioni e progettazione ai consorzi, dalle industriali all’energia, dai trasporti alla logistica, fino all’energia e al multiservizi, con quasi 22.000 soci, oltre 10.500 lavoratori e un valore della produzione complessivo di più di 2,94 miliardi di euro.
A soffrire di più, sottolinea l’associazione, è l’autotrasporto: di fronte al rischio di blocco il settore chiede di procedere celermente con il decreto attuativo sul credito di imposta, sostegno alla liquidità delle imprese e interventi a livello europeo. Ma l’andamento generale del 2026, nonostante l’incertezza internazionale, appare ancora positivo: servizi e costruzioni sono in crescita in Romagna anche nel primo trimestre, mentre c’è qualche segnale di rallentamento per la manifattura.
Da gennaio a marzo, però, le materie prime sono aumentate in media dal 15 al 20%, mentre il costo del lavoro nei tre anni precedenti è cresciuto del 7%. Aumenti che non vengono riconosciuti dalle stazioni appaltanti, soprattutto nei contratti di durata (servizi e forniture) e per quanto riguarda i rinnovi dei contratti nazionali di lavoro. La mancata revisione dei prezzi è considerata un’aberrazione che si scarica sui lavoratori e le cooperative chiedono di sanare prima possibile.
Un altro tema emergente riguarda la richiesta a Governo e UE di sostenere la transizione dopo la fine del PNRR, che si concluderà a giugno. La fine della fase espansiva dei fondi europei, con oltre il 60% dei progetti già conclusi al 31 marzo 2026, impone di guardare a nuovi strumenti dedicati per non interrompere il percorso di infrastrutturazione e digitalizzazione.
Particolare preoccupazione desta inoltre la carenza di figure professionali, un problema che colpisce una cooperativa su due e che nel settore delle costruzioni vede un tasso di difficoltà di reperimento prossimo al 50%. Servirebbero una politica migratoria lungimirante e non ideologica, investimenti strutturali sull’abitare e sui servizi, ma anche nuove sperimentazioni sulle forme di flessibilità del lavoro. È poi considerata insufficiente l’attenzione del Governo alle politiche industriali, come dimostrato dalla gestione dei fondi per Industria 5.0.
In alcuni ambiti, come l’impiantistica, emergono preoccupanti dinamiche di acquisizione di aziende, da parte di operatori legati a fondi di investimento che poi aggrediscono il mercato con modalità di dumping e concorrenza sotto costo. Allo stesso tempo il mondo dei consorzi artigiani rivendica un profilo di riconoscibilità più alto rispetto alla professionalità e alle competenze che rappresenta.
Di fronte alla necessità della transizione energetica, il movimento cooperativo è al lavoro per affermare nuovi modelli, con le Comunità energetiche rinnovabili, che mettano al centro tecnologie distribuite, servizi innovativi e sviluppo dei territori. Sebbene, in tema di sostenibilità, le normative europee mettano spesso in difficoltà le imprese nell’applicazione concreta.
I lavori sono stati aperti dal presidente di Legacoop Romagna, Paolo Lucchi, seguito dagli interventi dei responsabili di settore Stefano Patrizi, Simona Benedetti, Emiliano Galanti, e Armando Strinati. Nel corso del dibattito sono intervenuti tra gli altri Massimiliano Mazzotti (Formula Servizi), Davide Ranalli (Coerbus), Michele Gardella (Idrotermica Coop), Monica Fantini (Conscoop), Marco Rontini (Arco Lavori) e Mirco Lacchini (Icel).
Le conclusioni sono state invece a cura di Andrea Laguardia, vicepresidente vicario e direttore di Legacoop Produzione Servizi nazionale. “Un’associazione nazionale si può definire tale solo se è radicata – ha detto – e questa è una specificità di Legacoop, che ha mantenuto una forte presenza nei territori. Il dibattito sullo shock energetico ed economico sta mostrando la fragilità del nostro paese, che non avendo politiche industriali di medio-lungo periodo ragiona sempre sull’emergenza. Nonostante ciò le cooperative hanno proceduto al rinnovo dei contratti nazionali di lavoro, mostrando grande senso di responsabilità di fronte al mancato riconoscimento dell’aumento dei prezzi. A livello nazionale ci stiamo concentrando su modalità di lavoro unitarie con le altre associazioni, speriamo che il Governo metta in campo un impegno concreto per scongiurare il fermo dell’autotrasporto previsto per fine maggio”.






