Rapporto Area Studi Legacoop-Prometeia: PIL Italia + 0.7% nel 2026, + 0.6% nel 2027 e + 0.5% nel 2028; inflazione in linea con obiettivo BCE, ma in leggera salita (fino al + 2.1% nel 2027); impatto negativo dei dazi USA di 0.3/0.4 punti sul PIL; inferiore alle previsioni ufficiali la riduzione del disavanzo, che si attesterebbe al 2.8% nel 2027 e al 2.6% nel 2028; lenta discesa del rapporto Debito/PIL
Gamberini: “Ci troviamo in un quadro di sostanziale tenuta dell’economia italiana, ma anche di evidente fragilità in prospettiva; una stagnazione strisciante che può diventare strutturale se non si interviene con decisione. Serve una linea chiara: più Europa, più investimenti produttivi, più attenzione alla coesione sociale. Il sistema cooperativo, dati anche i numeri consolidati nella fase post pandemia, è pronto a fare la propria parte, ma è necessario un quadro di politiche economiche che metta al centro sviluppo, lavoro e riduzione delle disuguaglianze. Senza una scelta netta in questa direzione, il rischio è quello di un Paese che galleggia, anziché crescere”.
Roma, 18 febbraio 2026 – Nonostante una forte instabilità geopolitica e livelli di incertezza ai massimi storici, nel 2025 la tenuta del ciclo economico mondiale è stata superiore alle attese e l’Italia, dai dati preliminari diffusi dall’Istat, ha registrato una crescita media annua dello 0.7%, restando però sotto la media dell’Area Euro, stimata all’1.5%. Il contesto resta comunque complesso, le prospettive fragili. Se nel 2026 la crescita del PIL dovrebbe confermare lo 0.7% dell’anno precedente, si delinea un rallentamento nel 2027 e nel 2028, quando il tasso di crescita è previsto attestarsi, rispettivamente, allo 0.6% e allo 0.5%, decisamente inferiori all’1% e sotto la media dell’Area Euro prevista all’1.1%.
La domanda interna sostiene l’attività economica, specialmente con gli investimenti in costruzioni non residenziali legati al PNRR, e dai consumi. Consumi che, però, crescono lentamente: nel 2026, come nel 2025, sono previsti in crescita dello 0.8%, con una leggera flessione nel biennio successivo (+0.7% nel 2027, +0.6% nel 2028). Le famiglie restano infatti prudenti, privilegiando il risparmio (i giovani risparmiano di più per garantirsi pensione e copertura sanitaria), nonostante l’occupazione elevata, una crescita, pur lenta, dei salari (nel terzo trimestre 2025 le retribuzioni orarie reali restano comunque inferiori del 4.6% rispetto a quelle di fine 2019) ed un’inflazione contenuta anche se il “carrello della spesa” ha fatto registrare incrementi più consistenti. Attestatasi all’1.5% nel 2025, l’inflazione è attesa su valori in linea con l’obiettivo del 2.0% della BCE: + 1.6% nel 2026, + 2.1% nel 2027 e + 1.9% nel 2028.
Sono alcune delle principali evidenze sulle prospettive dell’economia italiana per il triennio 2026-2028 contenute nel Rapporto annuale elaborato da Area Studi Legacoop in collaborazione con Prometeia.
“Ci troviamo in un quadro di sostanziale tenuta dell’economia italiana, ma anche di evidente fragilità in prospettiva”, sottolinea Simone Gamberini, presidente di Legacoop. “I dati del Rapporto Area Studi Legacoop–Prometeia -aggiunge- indicano con chiarezza che l’Italia rischia una fase di crescita debole e progressivamente in rallentamento, stabilmente al di sotto della media europea. Non siamo di fronte a una crisi, ma a una stagnazione strisciante che può diventare strutturale se non si interviene con decisione. Il PNRR si conferma decisivo: senza il suo contributo il Paese sarebbe fermo. Per questo chiediamo che l’ultima fase di attuazione sia gestita con la massima efficacia e che si apra fin d’ora una strategia di politica industriale e sociale capace di dare continuità agli investimenti, rafforzare il lavoro e sostenere i redditi, ancora penalizzati rispetto al periodo pre-pandemia. Pesano le tensioni internazionali e l’impatto dei dazi, così come un percorso di finanza pubblica che rischia di comprimere ulteriormente la crescita. Serve una linea chiara: più Europa, più investimenti produttivi, più attenzione alla coesione sociale. In questo contesto, il sistema cooperativo, dati anche i numeri consolidati nella fase post pandemia, è pronto a fare la propria parte, ma è necessario un quadro di politiche economiche che metta al centro sviluppo, lavoro e riduzione delle disuguaglianze. Senza una scelta netta in questa direzione, il rischio è quello di un Paese che galleggia, anziché crescere”.
Nel Rapporto si evidenzia come il PNRR rappresenti un fattore chiave per la crescita italiana, sostenendo in modo determinante il PIL ed evitando una fase di stagnazione. Nel 2025 l’attuazione ha accelerato, superando i 100 miliardi di spesa cumulata e beneficiando di una revisione del piano con minori vincoli operativi. Il picco di spesa è atteso nel 2026, con circa 44 miliardi di euro, ed un impatto sulla crescita del PIL reale pari allo 0.3%, che scendono a 41 miliardi nel biennio successivo (31 nel 2027 e 10 nel 2028) per il completamento di opere già avviate reso possibile dall’introduzione di determinati veicoli finanziari.
Sul fronte estero, permane ancora l’incertezza sugli effetti dei dazi USA, anche in attesa del verdetto della Corte Suprema sulla legittimità dei provvedimenti assunti facendo ricorso all’IEEPA (International Emergency Economic Powers Act). Allo stato attuale, l’aumento dei dazi USA comporta per l’Italia un impatto negativo sulla crescita del PIL pari a -0.3/-0.4 punti percentuali nel biennio 2026-2027. I dazi medi effettivi UE-USA passano da circa l’1.9% nel 2024 al 15.4% dopo gli accordi del 2025 (incremento di 13.5 punti). Peggioramento più marcato per l’Italia, in quanto si passa dal 2.2% del 2024 al 16.2% del dopo accordo, con un aumento di 14 punti percentuali.
Sul piano della finanza pubblica, ricordando che la politica di bilancio è vincolata alla riduzione del disavanzo indicata dal Piano a medio termine, il Rapporto lo prevede più elevato rispetto alle stime ufficiali, ipotizzandolo al 2.8% nel 2027 (contro il 2.6%) e al 2.6% nel 2028 (contro il 2.3%), a motivo del ciclo elettorale, della spesa militare e per la transizione climatica, oltre che per un quadro macroeconomico meno favorevole.
Anche in uno scenario di aumento progressivo dell’avanzo primario, la riduzione del debito resta decisamente lenta. Nello scenario a politiche invariate, secondo le previsioni contenute nell’analisi di Area Studi Legacoop e Prometeia, il rapporto debito/PIL passa, infatti, dal 136.9% del 2025 al 138.2% nel 2026, per poi flettere al 137% nel 2027 e al 136% nel 2028. Inoltre, con il progressivo disinvestimento della BCE (73 miliardi nel 2025, altrettanti nel 2026 e poco meno anche negli anni 2027-2030) il totale dei titoli del debito pubblico che dovranno essere assorbiti dal settore privato è a livelli molto più alti rispetto alla storia, rappresentando il 7.5% del PIL nel 2026, il 6.0% nel 2027 e il 5.7% nel 2028.
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