Roma, 30 gennaio 2026 – La pesca è un settore strategico per l’economia blu nazionale, ma stretto tra emergenze ambientali, regole europee sempre più restrittive e una redditività in costante erosione. È questo il quadro emerso oggi durante l’incontro che si è tenuto a Roma, in via delle Fratte, “Sfide e prospettive della pesca e dell’acquacoltura”, promosso da parlamentari del Partito democratico delle commissioni Pesca e Ambiente di Camera, Senato e del Parlamento europeo, insieme ai responsabili regionali Pd e ai principali stakeholder della filiera ittica.
Al centro del confronto, la necessità di un cambio di passo nelle politiche di settore: “La sostenibilità non può essere solo ambientale – ha sottolineato l’Alleanza delle cooperative (Legacoop, A.G.C.I. e Confcooperative) – ma deve tenere insieme tutela degli ecosistemi, lavoro e competitività delle imprese. Senza questo equilibrio, l’Italia rischia di diventare sempre più dipendente dal prodotto ittico estero”. Oggi infatti la produzione nazionale copre appena il 15-18% della domanda interna, mentre le importazioni sfiorano i 4 miliardi di euro.
Nel corso dell’incontro è stata annunciata da Giuseppe Lupo, membro del gruppo S&D dell’Europarlamento e delle commissioni Pesca e Bilancio, la presentazione di un emendamento del gruppo S&D del con richiesta aumento fondi per pesca e acquacoltura, con circa 7,5 miliardi di euro destinati ai Piani nazionali e regionali Pesca e 1,5 miliardi per Azione esterna UE, con linee di bilancio dedicate.
È stata espressa inoltre forte preoccupazione per il futuro della Politica comune della pesca e per le prospettive finanziarie europee 2028-2034, dove si profila un drastico ridimensionamento delle risorse destinate al settore. Allo stesso tempo, è stata ribadita la contrarietà a tagli lineari delle giornate di pesca, ritenuti scollegati dalla reale pressione sugli stock e incapaci di considerare le differenze tra aree e marinerie. Tra le proposte avanzate, l’adozione di piani di gestione per aree omogenee e il superamento del criterio dei “giorni di pesca” a favore del tempo effettivo di attività degli attrezzi in mare.
Molta rilevanza è stata data anche alle emergenze ambientali, che stanno colpendo duramente le produzioni: specie aliene, mucillagini, aumento delle temperature e fenomeni di anossia (mancanza di ossigeno in acqua che provoca la morte di massa delle specie marine) stanno trasformando habitat e catture, senza che le imprese dispongano di strumenti adeguati di compensazione. Da qui la richiesta di rifinanziare con urgenza il Fondo di solidarietà nazionale per la pesca e l’acquacoltura e di rendere finalmente operativa la Cassa integrazione speciale operai agricoli (CISOA) per garantire tutele ai lavoratori nei periodi di fermo forzato.
Sul fronte dell’acquacoltura, è emersa con forza l’esigenza di semplificare le procedure per concessioni e rinnovi, oggi troppo lunghe e frammentate, che frenano investimenti e innovazione. Così come è stato richiamato il tema della pianificazione dello spazio marittimo, con la richiesta di un coinvolgimento reale del settore nei processi legati allo sviluppo dell’eolico offshore e alle politiche di ripristino della natura lungo le coste.
L’incontro si è chiuso con l’impegno condiviso a mantenere aperto un tavolo di confronto stabile tra politica e rappresentanze della filiera: “Difendere pesca e acquacoltura – ha concluso l’Alleanza – significa difendere lavoro, presidio dei territori costieri e sovranità alimentare. Il mare non può essere governato senza chi lo vive ogni giorno”.







