Le proposte della Biennale e il lavoro delle comunità per rispondere ai bisogni delle persone
Il costo della casa, la continuità del lavoro e l’accesso all’energia incidono sulla possibilità delle persone di scegliere dove vivere e costruire il proprio futuro.
Il Manifesto presentato alla Biennale dell’Economia Cooperativa di Milano affronta questi bisogni attraverso una proposta che riguarda il modo di organizzare l’economia. La mutualità permette di condividere risorse e responsabilità, partecipare alle decisioni e distribuire il valore prodotto tra le persone e le comunità.
A 140 anni dalla nascita di Legacoop e a ottant’anni dalla fondazione della Repubblica, questa proposta si lega alla funzione sociale riconosciuta dalla Costituzione. Nell’impresa cooperativa, l’interesse dei soci incontra quello dei territori e il patrimonio costruito oggi resta una risorsa per le generazioni successive. Promuoverla significa creare le condizioni perché questa possibilità sia conosciuta e accessibile a chi vuole intraprendere.
Le esperienze dell’Emilia-Romagna mostrano come questo principio possa tradursi in scelte che incidono sulla proprietà delle imprese, sull’abitare e sull’uso delle tecnologie.
I temi del Manifesto si intrecciano nella vita delle comunità. Una casa accessibile può sostenere l’autonomia di una persona; la condivisione dell’energia o delle competenze può ampliare le possibilità di un’impresa. In ciascuno di questi passaggi, la cooperazione organizza una risposta a bisogni che le persone faticano ad affrontare da sole. Perché anche la solitudineassume una dimensione economica.
La mutualità come politica di sviluppo
Perché queste risposte possano consolidarsi, servono regole e strumenti coerenti con il loro funzionamento. Il Manifesto richiama l’articolo 45 della Costituzione e la sentenza della Corte costituzionale n. 116 del 2025. Su questa base propone una stagione di riforme che renda più accessibile la scelta cooperativa e ne riconosca il ruolo nelle politiche pubbliche.
La semplificazione della costituzione delle imprese e una nozione giuridica più comprensibile di mutualità riguardano la possibilità stessa di intraprendere. Anche la fiscalità deve riconoscere la funzione delle riserve indivisibili, che sostengono gli investimenti e conservano il patrimonio tra generazioni. Il quadro normativo è chiamato ad accompagnare l’evoluzione della cooperazione verso i bisogni e gli ambiti di attività che emergono nella società.
Lo stesso vale per il credito. Una proprietà diffusa e un patrimonio destinato a durare richiedono strumenti finanziari capaci di accompagnare investimenti i cui risultati maturano nel tempo. Da qui la proposta di rafforzare i fondi mutualistici e Cooperazione Finanza Impresa (CFI), per un maggiore sistema di garanzie attraverso la collaborazione con Cassa Depositi e Prestiti e gli altri soggetti della finanza pubblica.
Una questione che lega il riconoscimento della mutualità alle condizioni per esercitarla. L’orientamento può far conoscere una possibilità imprenditoriale; la formazione aiuta a costruirla; regole e finanza ne sostengono la nascita e la crescita. È questo percorso che il Manifesto dell’Economia Cooperativa chiede di rendere continuativo, attraverso una politica nazionale che riconosca il valore della mutualità.
Conoscere la cooperazione e imparare a governarla
La scelta cooperativa comincia prima della costituzione di un’impresa. Richiede di conoscere un modello nel quale le persone condividono il progetto e assumono responsabilità verso gli altri soci. Il richiamo del Manifesto al quinto principiodell’Alleanza Internazionale delle Cooperative, dedicato all’educazione, alla formazione e all’informazione, riguarda questa capacità di costruire impresa insieme.
Il rapporto con le nuove generazioni attraversa quindi la scuola e prosegue nell’università, fino all’ingresso nel lavoro e negli organi delle cooperative. Immagina Imola, riproposto nell’anno scolastico 2025-2026 alle classi terze e quarte degli istituti superiori del circondario, mette in relazione scuola, comunità e cooperazione. La conoscenza del modello d’impresa si accompagna alla possibilità per gli studenti di riconoscersi come parte attiva del territorio.
Quando un’idea comincia ad assumere una forma imprenditoriale, questa conoscenza può orientare anche la scelta dell’organizzazione e degli obiettivi. Nel PDAI, Programma di Accensione Imprenditoriale dell’Università di Bologna realizzato con l’Innovation Hub Almacube, la mutualità entra nel lavoro dei gruppi di progetto. Docenze, affiancamento nella verifica delle idee e sostegno ai progetti dedicati alla sostenibilità sono il contributo di Legacoop Bologna al percorso.
Il rapporto tra ateneo e imprese trova continuità in AlmaVicoo, Centro universitario per la formazione e la promozione dell’impresa cooperativa. Promosso dall’Università di Bologna e da Legacoop Bologna, coinvolge le strutture dell’ateneo e le cooperative nei territori del Multicampus. Formazione teorica e sviluppo di piani d’impresa si incontrano anche in Bellacoopia University, corso interdipartimentale promosso da Legacoop Emilia Ovest e Unimore. Nel 2026 arriva alla quattordicesima edizione, con circa settanta studenti per anno accademico e il riconoscimento di sei crediti formativi universitari.
La formazione accompagna poi la vita delle imprese, quando occorre aggiornare le competenze e preparare chi assume responsabilità di governo. La gestione economica deve restare legata alla partecipazione dei soci e alle finalità mutualistiche. Il lavoro regionale su questo rapporto comprende le Linee guida per la buona governance e il Corso di Alta Formazione in Governance Cooperativa. Quest’ultimo nasce dalla collaborazione tra Legacoop Emilia-Romagna, Università Mercatorum (Unimercatorum) e Demetra Formazione.
La formazione manageriale dispone inoltre dell’esperienza del MIC, corso multidisciplinare promosso da Quadir. Alla ventunesima edizione nel 2026, ha coinvolto nel tempo quasi cinquecento figure apicali delle cooperative associate ai territori di Legacoop Emilia-Romagna. L’aggiornamento di chi dirige le imprese e la preparazione dei consiglieri concorrono alla capacità di mantenere riconoscibile il modello cooperativo nelle scelte di gestione.
Il coinvolgimento del territorio imolese nei percorsi di governance rende visibile questo legame. Diciotto partecipanti di sei cooperative hanno seguito un corso per consiglieri nuovi o aspiranti; dieci cooperatori di cinque imprese si sono iscritti all’Alta Formazione regionale. La trasmissione delle responsabilità passa anche dalla partecipazione associativa. Nel 2026, la ricostituzione del Gruppo Generazioni a Imola ha accompagnato il passaggio di testimone del coordinamento, dopo uno stop causato dalla pandemia.
La natura intergenerazionale richiamata dal Manifesto richiede che competenze e responsabilità possano passare a chi entra nella cooperazione. La formazioneprepara questo passaggio e la partecipazione offre lo spazio per esercitarlo.
Quando i lavoratori diventano proprietari
Il rapporto tra partecipazione e responsabilità diventa evidente quando i lavoratori assumono la proprietà dell’impresa. Attraverso i Workers Buy Outpossono rilevare un’attività e proseguirla in cooperativa, con effetti sulla continuità produttiva e sul patrimonio di competenze del territorio.
Il Manifesto affronta insieme le crisi aziendali e il ricambio generazionale. Anche un’impresa sana può rischiare la chiusura se manca chi prosegua il lavoro dell’imprenditore. L’esperienza di Arbizzi mostra il ruolo del subentro cooperativo nei passaggi generazionali. Nel 2014 i dipendenti hanno rilevato l’azienda fondata da Emilio Arbizzi e costituito la cooperativa.
Quando invece la continuità è minacciata dalla cessazione delle attività, le conoscenze dei lavoratori possono diventare la base di un nuovo progetto. Greslab nasce dalla scelta di un gruppo di dipendenti di rilevare una fabbrica di piastrelle e continuarne la produzione in forma cooperativa. Il 20 luglio 2020, oltre trenta ex dipendenti di Morris Profumi hanno dato vita a Nuovi Profumi dopo l’annuncio della cessazione delle attività.
Queste esperienze dell’Emilia Ovest rendono concreto il tema della proprietà posto dal Manifesto. Il futuro di un’impresa comprende impianti e prodotti, ma anche relazioni e saperi che una chiusura rischia di disperdere. Il subentro cooperativo affida ai lavoratori la responsabilità di questo patrimonio e delle decisioni sul suo sviluppo.
La promozione dei Workers Buy Out, presente anche nell’attività di Legacoop Imola, si lega così alla proposta di farne uno strumento ordinario delle politiche industriali. Per sostenerli, il Manifesto chiede finanza dedicata, un rafforzamento del diritto di prelazione e misure per la successione nelle piccole e medie imprese. Tra le proposte figurano l’anticipo detassato della NASPI anche nella continuità aziendale e l’estensione delle agevolazioni fiscali ai trasferimenti da società.
Il diritto alla casa passa dalla comunità
La continuità di un patrimonio tra generazioni riguarda anche l’abitare. Il Manifesto considera la casa un’infrastruttura necessaria per lavorare, studiare e partecipare alla vita di una comunità. La crescita dei costi coinvolge persone con un reddito da lavoro che faticano a sostenere un affitto o un mutuo. Per questo l’offerta abitativa richiede strumenti capaci di conservarne nel tempo la funzione sociale.
Nei comuni di Ferrara, Comacchio e Copparo, i 731 appartamenti della cooperativa Castello danno risposta ai bisogni di oltre mille soci assegnatari. Distribuito in ventiquattro complessi, questo patrimonio nasce da oltre cinquant’anni di attività nella provincia di Ferrara. La proprietà indivisa mantiene gli alloggi nella cooperativa e ne lega l’uso alla continuità della risposta abitativa.
La gestione comprende anche ciò che accade oltre la porta di casa. Attraverso l’associazione Intorno a Te, Castello offre supporto agli abitanti e servizi contro la solitudine. Le relazioni di aiuto fanno parte della qualità dell’abitare e incontrano il tema della mutualità della cura. Nel Manifesto, il welfare di comunità collega assistenza, prevenzione e partecipazione, perché il benessere dipende anche dalle condizioni abitative e dai rapporti sociali.
Tra le forme dell’abitare condiviso trova spazio anche Coo.living, start-up innovativa cooperativa nata con il sostegno di Legacoop Emilia-Romagna. Il progetto combina spazi privati, aree comuni, coworking e servizi per rispondere alla domanda di alloggi temporanei a costi sostenibili. Un community manager sostiene le relazioni tra abitanti e ne favorisce la partecipazione alla vita comune. L’accesso alla casa, attraverso processi di innovazione sociale, si accompagna così alla costruzione di comunità secondo la prospettiva mutualistica del Manifesto.
La possibilità di estendere queste risposte richiede competenze e alleanze tra più soggetti. Il Consorzio Convivere Emilia-Romagna mette in rete dieci cooperative fondatrici, sei a proprietà indivisa e quattro a proprietà divisa, comprese realtà del territorio imolese. Con sede a Bologna e operatività regionale, unisce competenze imprenditoriali e gestione sociale per offrire soluzioni a persone e famiglie in difficoltà nel mercato abitativo.
Il modello punta a valorizzare anche il patrimonio pubblico o confiscato, attraverso collaborazioni con gli enti locali. L’offerta di alloggi a canoni sostenibili si lega alla rigenerazione urbana e ai servizi alla persona. Questo lavoro si inserisce nell’impegno di Legacoop Emilia-Romagna e Legacoop Abitanti per rafforzare il mutualismo abitativo.
Il Manifesto propone di riconoscere la cooperazione tra i soggetti attuatori delle politiche abitative, privilegiare la locazione di lungo periodo e mobilitare finanza paziente. La valorizzazione del patrimonio pubblico inutilizzato richiede alleanze stabili tra Stato, Regioni, Comuni e cooperative. L’obiettivo è mantenere gli investimenti al servizio del diritto alla casa anche per chi ne avrà bisogno nelle generazioni successive.
Per costruire queste politiche serve anche una cultura dell’abitare che renda comprensibili le alternative e ne porti le esperienze nel confronto pubblico. Il lavoro del Board per la rigenerazione urbana si collega al sostegno regionale al Piano Casa e al Manifesto per la Casa di Legacoop Abitanti. La diffusione delle pratiche permette di discutere insieme accessibilità economica, servizi e comunità.
Il dibattito Una Casa per Tutti, promosso dal festival Internazionale a Ferrara con Legacoop Estense, ha posto al centro del dibattito la possibilità di estendere l’offerta pubblica e cooperativa anche ai redditi medi. Il rapporto tra esperienze e disseminazione culturale aiuta così a riconoscere nella casa una questione di sviluppo che attraversa una parte crescente della popolazione.
La comunità può organizzarsi anche attorno all’energia necessaria per vivere e produrre. Castello Green House, nata su iniziativa della cooperativa di abitanti Castello, collega questa possibilità all’esperienza dell’abitare. La condivisione dell’energia porta la transizione ecologica nelle relazioni tra persone che possono partecipare alla produzione e alla gestione di una risorsa.
Il Manifesto affronta la vulnerabilità energetica attraverso il rapporto tra sicurezza degli approvvigionamenti, competitività delle imprese e potere d’acquisto delle famiglie. Propone investimenti nelle rinnovabili, nell’efficienza, nelle reti e nei sistemi di accumulo. Le comunità energetiche e l’autoconsumo condiviso possono contribuire anche a distribuire nei territori i benefici della transizione.
Nella configurazione Parma Nord, la CER Emilia Ovest può condividere circa 1,3 GWh di energia all’anno ed evitare circa settecento tonnellate annue di CO₂. L’impianto della Stalla San Martino conta novecento pannelli per 374 kW; quello Iren ne ha 1.700 per 1 MW. Nel circondario imolese, il coinvolgimento della comunità nella produzione e nel consumo da rinnovabili è l’obiettivo della Comunità Energetica Cooperativa del Circondario Imolese. Alla nuova cooperativa hanno aderito diverse imprese cooperative del territorio.
La realizzazione di questi progetti richiede condizioni organizzative e finanziarie, oltre agli impianti. Il lavoro comune di Legacoop Emilia-Romagna, Innovacoop e rete territoriale collega il confronto con le istituzioni al supporto alle imprese. Il coordinamento regionale favorisce lo scambio tra le esperienze; Innovacoop affianca le cooperative sulle opportunità di finanziamento per le CER e per l’efficienza energetica.
L’assistenza alla piattaforma nazionale Respira e la partecipazione a progetti europei, tra i quali LIFE ENCOM HUB, ampliano la condivisione delle competenze. Individuare modelli replicabili permette di mettere questa conoscenza a disposizione di altri territori e di accompagnare le comunità già costituite.
La richiesta del Manifesto di rimuovere gli ostacoli normativi alla crescita delle CER e facilitare l’accesso delle forme aggregate ai mercati energetici riguarda questa possibilità. La produzione da rinnovabili si accompagna alla partecipazione alle decisioni e alla distribuzione del valore tra chi contribuisce alla comunità.
La condivisione delle risorse pone anche una questione di accesso alle opportunità.






