Gamberini: “La crescita resta troppo debole. Così come la fiducia delle imprese, ma il calo di quella dei consumatori conferma che serve un cambio di passo.”
Roma, 26 giugno 2026 – I dati diffusi oggi dall’ISTAT offrono una fotografia articolata dell’economia italiana. Da un lato, la crescita del PIL e dell’occupazione confermano una dinamica lievemente positiva, ma ancora insufficiente a colmare i ritardi accumulati. Dall’altro, l’andamento divergente della fiducia di imprese e consumatori evidenzia come la ripresa non sia ancora percepita in modo uniforme dal sistema economico e dalle famiglie.
PIL: la crescita va consolidata
“Il dato sul PIL è certamente positivo – dichiara il presidente di Legacoop, Simone Gamberini – ma non può indurre a facili ottimismi. Più che di una vera accelerazione, siamo di fronte a una crescita ancora troppo contenuta rispetto alle necessità del Paese e alle aspettative di inizio anno. Ora serve un cambio di passo nelle politiche economiche, perché sviluppo, investimenti e occupazione possano rafforzarsi in modo stabile e diffuso”.
“L’Italia ha bisogno di sostenere gli investimenti produttivi, accompagnare l’innovazione e ridurre i divari territoriali che continuano a limitare la competitività del sistema economico. È su questi fattori che si gioca la capacità di costruire una crescita duratura“.
Fiducia: bene le imprese, ma le famiglie restano prudenti
Commentando i dati sulla fiducia, Gamberini sottolinea come il miglioramento registrato tra le imprese rappresenti un segnale incoraggiante, ma non ancora sufficiente in quanto distante rispetto all’inizio dell’anno.
“L’aumento della fiducia delle imprese indica una maggiore propensione a investire e programmare il futuro. È un elemento positivo, ma attenzione che non è ai livelli di inizio anno. Per cui la fiducia va sostenuta con politiche coerenti. Diverso è il dato relativo ai consumatori: il calo registrato dall’ISTAT dimostra che molte famiglie continuano a vivere una fase di incertezza e non percepiscono ancora gli effetti della ripresa”.
“È proprio questa distanza tra il sentiment delle imprese e quello dei cittadini che deve interrogare la politica. La crescita diventa realmente solida solo quando si traduce in maggiore capacità di spesa, lavoro di qualità e prospettive migliori per le persone. Per questo servono politiche industriali e territoriali capaci di sostenere gli investimenti, valorizzare l’economia sociale e rafforzare i modelli d’impresa, come quello cooperativo, che producono sviluppo economico e coesione sociale“.







