La responsabile del progetto beni confiscati di Legacoop Valentina Fiore, in audizione nella commissione Giustizia del Senato nell’ambito dell’esame in prima lettura dei disegni di legge sulla gestione e la destinazione dei beni confiscati alla criminalità organizzata, ha sottolineato l’efficacia delle cooperative di lavoratori nella gestione dei beni, proponendo di prevedere una preferenza esplicita nel Codice antimafia per il loro affidamento. Fiore ha richiamato l’esperienza quasi trentennale di Legacoop nel riuso dei beni sequestrati, anche tramite il progetto Libera Terra e le cooperative di workers buyout, evidenziando però criticità nelle norme che prevedono la possibile revoca della confisca già definitiva, perché generano incertezza e rallentano i progetti di riutilizzo. Fiore ha espresso un giudizio favorevole sul disegno di legge del CNEL, ritenuto il più completo.
Sullo stesso tema, è stata depositata nell’Aula della Camera una mozione di Simonetta Matone (Lega), sottoscritta anche da esponenti di Forza Italia e Noi Moderati, che chiede al governo di accelerare la destinazione a uso sociale di immobili confiscati alla criminalità, tra cui l’impianto “Don Pino Puglisi” a Roma. L’iniziativa si inserisce nell’ambito di precedenti atti parlamentari e di un “Patto di quartiere“ già sottoscritto tra governo ed enti di Roma e del Lazio (tra cui la Banca di Credito cooperativo di Roma) per promuovere sport, inclusione e rigenerazione urbana nelle periferie.
Si è svolta nella commissione Industria del Senato l’audizione di Legacoop Liguria e della Regione Liguria, riguardo all’affare assegnato n. 980 (aree di crisi industriale complessa), per quanto riguarda l’area di crisi di Savona. L’associazione di cooperative ha evidenziato come le risorse finanziarie per il rilancio dell’area, grazie anche alla complementarità delle risorse regionali, abbia favorito investimenti rilevanti in imprese di diverse dimensioni e in comparti strategici del territorio. Tuttavia, sono state riscontrate criticità legate all’eccessiva complessità burocratica delle misure di risposta adottate, ai tempi troppo lunghi di attuazione, e ai criteri di accesso agli incentivi: in territori già riconosciuti come aree di crisi, alcuni parametri nazionali legati alla solidità finanziaria dei soggetti proponenti rischiano di penalizzare proprio le realtà maggiormente in difficoltà. Tra le richieste avanzate, la riallocazione delle risorse residue, il sostegno alle filiere del vetro e dell’automotive, e l’intercettazione preventiva di nuove situazioni di crisi, prima che si traducano in esuberi occupazionali.
È stata presentata dalla sottosegretaria all’Economia Lucia Albano, nelle commissioni congiunte Bilancio di Camera e Senato, la Relazione sul bilancio di genere 2024, redatta del ministero dell’Economia, nella quale si evidenzia che l’Italia ha compiuto i maggiori progressi in Europa sulla parità di genere dal 2010 al 2025, salendo al 12° posto dell’indice statistico elaborato dell’European Institute for Gender Equality (EIGE), che assegna a ogni Paese un punteggio compreso tra 1 e 100 sulla parità a livello economico e sociale, ma resta sotto la media UE e continua a registrare forti criticità nel lavoro. Il documento analizza l’occupazione femminile, ancora distante dai livelli europei, i divari salariali e pensionistici, le difficoltà legate a maternità e conciliazione vita-lavoro, e le disparità nell’istruzione e nell’accesso al lavoro dopo la laurea. Vengono esaminati i dati sulla violenza di genere – in aumento le chiamate effettuate al 1522 – e le misure fiscali e di welfare introdotte nel 2024, dai congedi parentali ai bonus per famiglie, fino agli incentivi per le lavoratrici madri e al sostegno alle donne vittime di violenza.

