Cna-Fita, Confartigianato, Legacoop, Fai e Confcooperative: “Anche l’Umbria pronta al fermo dei mezzi per cinque giorni se da Roma non arrivano risposte”.
“Se dall’incontro convocato dal governo per il prossimo 22 maggio non arriveranno i provvedimenti indispensabili per consentire la sopravvivenza delle nostre imprese, saremo costretti a dare attuazione al fermo dell’autotrasporto”. Lo rende noto un comunicato degli autotrasportatori umbri aderenti a Unatras, che anticipa l’appuntamento previsto per venerdì prossimo a Palazzo Chigi, dall’esito del quale dipenderà l’eventuale attuazione del fermo nazionale del settore, proclamato dal 25 al 29 maggio dal coordinamento delle principali sigle dell’autotrasporto, a cui aderisce anche Legacoop.
“Quello del fermo – fanno notare Legacoop Produzione e Servizi, Cna Fita, Confartigianato Trasport, Fai, Confcooperative Umbria e Fai nazionale – è uno scenario che avremmo voluto tutti evitare, che abbiamo soppesato a lungo con grande senso di responsabilità, ma che potrebbe diventare inevitabile di fronte all’escalation del costo del carburante e del lungo silenzio da parte del governo di fronte all nostro grido di allarme”.
Secondo le organizzazioni del settore, le oltre 1.300 imprese umbre dell’autotrasporto operano da mesi in condizioni di forte difficoltà economica, riuscendo a trasferire solo in minima parte gli aumenti dei costi lungo la filiera logistica. L’incremento delle spese, quantificato in circa 1.100 euro mensili in più per ogni mezzo, sta determinando significativi problemi di liquidità, solo parzialmente mitigati dagli interventi finora adottati.
Le organizzazioni evidenziano inoltre che un eventuale fermo di cinque giorni potrebbe avere ripercussioni rilevanti sull’intero sistema economico, dalla distribuzione delle merci alle filiere produttive che dipendono dal trasporto su gomma.
Tra le richieste avanzate al governo: risorse adeguate per compensare il mancato recupero delle accise, la sospensione temporanea dei versamenti contributivi e previdenziali e la riduzione da 60 a 10 giorni dei tempi di silenzio-assenso per l’accesso al credito d’imposta sulle accise. Viene inoltre ribadita la necessità di misure strutturali a sostegno del comparto, a partire dal rafforzamento della clausola contrattuale di adeguamento delle tariffe al costo del carburante, per evitare che le oscillazioni del mercato energetico continuino a mettere in difficoltà le imprese del settore.


