Roma, 30 marzo 2026 – “Di fronte a uno scenario di crescente incertezza per le ripercussioni sui costi energetici innescate dall’attacco all’Iran, non sono sufficienti i provvedimenti sulle accise e sui carburanti adottati dal governo. Servono una direzione complessiva, una visione strategica e la definizione di un piano strutturale di gestione dell’energia nel lungo periodo, fortemente orientato allo sviluppo delle fonti rinnovabili, che riparta dal Piano Cingolani e dal REPowerEU. Accogliamo con favore la decisione del governo di aprire un tavolo di confronto con le imprese per rivedere il decreto fiscale varato dal consiglio dei ministri di venerdì, in quanto il pesante taglio agli incentivi del programma Transizione 5.0 per investimenti in innovazione, digitalizzazione ed efficientamento energetico, essenziali per rafforzare la competitività del sistema produttivo e accompagnare la trasformazione industriale del Paese, aggiunge un’ulteriore zavorra alle prospettive di crescita. Riteniamo però ugualmente indispensabile che il Governo convochi con urgenza anche un tavolo per individuare i provvedimenti necessari nel breve e medio termine per affrontare la crisi energetica e prospettare una strategia di politiche industriali che possano sostenere la competitività delle imprese”.
A dirlo è il presidente di Legacoop, Simone Gamberini, a margine della presentazione del rapporto realizzato da Area Studi Legacoop e Prometeia sugli andamenti delle cooperative aderenti all’associazione nel triennio 2022-2024, che evidenzia una crescita sostenuta del valore della produzione, pari a circa il 3% medio annuo, realizzata soprattutto grazie al contributo delle grandissime cooperative, un rafforzamento diffuso del margine operativo e una crescita positiva di fatturato in quasi tutti i settori.
Dalle informazioni disponibili, queste tendenze trovano conferma anche nel 2025, nonostante un contesto segnato da una forte instabilità geopolitica e da livelli di incertezza ai massimi storici. “Adesso, però – sottolinea il presidente di Legacoop – l’attacco all’Iran ha aggiunto un’ulteriore elevata incertezza, con ripercussioni sul piano economico che ci fanno temere un deciso peggioramento delle aspettative: gli aumenti dei prezzi dell’energia fanno crescere l’inflazione che, secondo le ultime previsioni di Prometeia, potrebbe raggiungere un livello quasi doppio rispetto a quello registrato lo scorso anno, attestandosi vicino al 3%, e, al contempo, arretrare la crescita del PIL dallo 0,7% allo 0,4%. Senza dimenticare gli effetti dei dazi imposti dall’amministrazione USA, che per l’Italia, dopo l’accordo con l’UE dell’estate 2025, ammontano al 16,2%, con un incremento di 14 punti rispetto alla situazione precedente, con un probabile impatto negativo sulla crescita del PIL pari a -0,3/-0,4 punti percentuali nel biennio 2026-2027”.
L’aumento dei costi energetici è comunque l’elemento che desta le maggiori preoccupazioni, in quanto rappresenta una componente essenziale per i bilanci delle famiglie e delle imprese italiane. Per le imprese, in particolare, che vedono la propria competitività già penalizzata da oneri energetici ben maggiori rispetto alle concorrenti di altri paesi europei, la crisi innescata dal conflitto in Iran pone ipoteche ancora più pesanti sulle prospettive di sviluppo.
“Ad inizio marzo, a seguito delle tensioni internazionali – ricorda Gamberini – il prezzo del gas all’ingrosso è aumentato di oltre il 60%, superando i 50 euro per megawattora. Un elemento di forte allarme, considerando che il gas naturale continua a rappresentare la principale fonte energetica del Paese, utilizzato anche per la produzione di energia elettrica, e che il GNL italiano è coperto, per circa il 75%, dai contributi di due soli paesi: Stati Uniti e Qatar. Quest’ultimo, tra l’altro, che ha da poco comunicato di aver sospeso per ‘forza maggiore’ le consegne di gas al nostro e ad altri paesi, ricopre una quota, rispetto alle importazioni complessive di gas in Italia, più significativa rispetto al resto d’Europa (l’11% contro il 4%), rendendo più difficile la sua sostituzione in caso di un blocco navale prolungato”.
“Uno scenario preoccupante – conclude il presidente di Legacoop – che richiede l’individuazione di interventi in grado di mitigarne l’impatto sulla vita delle famiglie e delle imprese italiane”.







