Roma, 10 giugno 2026 – Si è tenuto al carcere di Rebibbia a Roma “Pranzo al fresco”, l’evento finale del progetto di reinserimento lavorativo delle detenute “Pasta al fresco“: un pranzo condiviso, interamente preparato dalle donne coinvolte nell’iniziativa, a base di tortellini, lasagne e agnolotti. Il progetto è stato promosso da Unicoop Etruria, in collaborazione con la Casa circondariale femminile “Germana Stefanini” di Roma Rebibbia.
Il percorso ha avuto una durata di 5 mesi – 100 ore complessive – e ha coinvolto 12 detenute selezionate su base volontaria tramite colloqui individuali, con il supporto degli educatori dell’Istituto. Le partecipanti hanno ricevuto una formazione professionale incentrata sulla figura del pastaio, artigiano della tradizione culinaria italiana, attraverso attività di laboratorio per la preparazione di varie tipologie di pasta fresca e all’uovo nel rispetto della tradizione italiana e regionale, un tirocinio pratico all’interno dell’Istituto e corsi specifici su igiene e sicurezza alimentare e sul lavoro.
“È un’attività in cui Unicoop Etruria crede e che sostiene con convinzione” – ha dichiarato Simonetta Radi, Presidente del consiglio di sorveglianza di Unicoop Etruria. “Si tratta di un percorso all’apparenza piccolo ma che ha un impatto sociale profondo sulle persone coinvolte, trasmettendo dignità, speranza, riscatto sociale e valore umano, e che offre alle detenute un’opportunità concreta di crescita personale e professionale, favorendo un processo di autonomia e integrazione sociale“.
“Quando abbiamo accolto la proposta di Unicoop Etruria per il progetto ‘Pasta al fresco’, l’obiettivo era chiaro: non volevamo offrire un semplice passatempo, ma uno strumento concreto di riscatto”, ha dichiarato Nadia Fontana, direttrice della Casa circondariale Rebibbia sezione femminile. “L’Articolo 27 della nostra Costituzione ci ricorda che la pena deve tendere alla rieducazione, e la rieducazione passa inevitabilmente attraverso l’acquisizione dicompetenze, la valorizzazione della persona e il lavoro”.
“Il programma”, ha spiegato Alessandro Reale, coordinatore del progetto, “si pone l’obiettivo di fornire alle donne in regime di privazione della libertà personale le competenze tecniche necessarie per diventare pastaie qualificate. Il corso mira a favorire il loro reinserimento nella società e nel mercato del lavoro, promuovendo al contempo la crescita personale e l’autostima attraverso l’apprendimento di un antico mestiere artigianale. Spesso, purtroppo, le persone detenute subiscono una forte marginalizzazione e, una volta entrate nel sistema carcerario, rischiano di essere escluse definitivamente dal mondo del lavoro a causa della mancanza di strumenti di riscatto adeguati”.







