Pari opportunità, Area Studi Legacoop-Ipsos: per quasi 5 italiani su 10 il livello raggiunto è ancora insufficiente

Roma, 6 marzo 2026 – Pur con qualche timido segnale di miglioramento rispetto allo scorso anno, l’Italia appare ancora lontana dal raggiungimento delle pari opportunità. Quasi cinque italiani su 10 (il 44%, in calo di 2 punti sul 2025) ritengono che l’attuale livello di pari opportunità sia insufficiente, mentre per il 28% è sufficiente (1 punto in più) e, sempre per il 28% (1 punto in più) è buono. Ma se dalla valutazione complessiva si passa a quella espressa dalla componente femminile della popolazione, le cose cambiano in peggio. L’attuale livello di pari opportunità è infatti ritenuto insufficiente da 6 donne su 10 (il 59%), mentre per il 24% è sufficiente e solo per il 17% è buono. Da rilevare, comunque, che nella componente maschile della popolazione si delinea, almeno su alcuni aspetti, una crescente consapevolezza delle criticità.

È quanto emerge dal report FragilItalia “Pari opportunità”, elaborato da Area Studi Legacoop e Ipsos, in base ai risultati di un sondaggio condotto su un campione rappresentativo della popolazione, per testarne le opinioni sul tema.

“Dalle opinioni espresse dalle donne – commenta Annalisa Casino, presidente della Commissione Pari Opportunità di Legacoop Nazionale – emerge una percezione diffusa di disuguaglianza che riguarda diversi ambiti della vita quotidiana, dalle relazioni al lavoro, fino alla conciliazione dei tempi di vita. È un segnale che non può essere sottovalutato, perché racconta un’esperienza concreta che molte donne continuano a vivere. Non è un caso che come Commissione abbiamo co-costruito il nostro messaggio per l’8 marzo ribadendo che non si tratta solo di storia: ‘La cooperazione promuove i diritti delle donne. Ieri, oggi, sempre‘, richiamando la necessità di trasformare la consapevolezza in azioni misurabili. Più strumenti di supporto, più tutele, più cultura della corresponsabilità. Nelle cooperative vogliamo rafforzare percorsi e pratiche che rendano la parità un elemento verificabile e non solo dichiarato, contribuendo così a un cambiamento più ampio nel tessuto economico e sociale”.

“Questo report – dichiara Simone Gamberini, presidente di Legacoop Nazionale – conferma un quadro che ci richiama a una responsabilità precisa: le pari opportunità non possono essere considerate un traguardo acquisito. C’è una distanza ancora evidente tra principi affermati e condizioni reali di vita e di lavoro. La cooperazione, per la sua natura partecipativa e mutualistica, è chiamata a ridurre questo scarto, rafforzando qualità dell’occupazione, valorizzazione delle competenze femminili e presenza delle donne nei ruoli decisionali. L’8 marzo non è una ricorrenza simbolica, ma un’occasione per rinnovare un impegno strutturale e continuo, capace di incidere sui modelli organizzativi e culturali del Paese”.

Il report analizza aspetti specifici, ovvero la parità nella concretezza della vita quotidiana, nelle relazioni, nel campo dell’istruzione e del lavoro, nella conciliazione vita-lavoro, nella vita pubblica e istituzionale, nel riconoscimento delle donne da parte delle imprese. Ad esempio, il livello di sicurezza nella vita quotidiana è giudicato insufficiente dal 68% delle donne (in aumento di 5 punti sullo scorso anno), rispetto al 43% degli uomini (+ 1 punto); il diritto di sentirsi libere di esprimere sé stesse dal 52% (+ 1 punto) rispetto al 26% degli uomini (+ 2 punti); la qualità della vita dal 50% (in aumento di 3 punti) contro il 24% degli uomini (+ 1 punto).

Per quanto riguarda il livello di pari opportunità nell’ambito delle relazioni, il 67% delle donne (+1 punto percentuale) giudica insufficiente il diritto di sentirsi libere di porre fine ad una relazione senza temere conseguenze, contro il 45% degli uomini (dato in aumento di 9 punti); sempre il 67% (+ 2 punti) ritiene insufficiente l’equilibrio dei ruoli e delle mansioni tra uomo e donna nella vita domestica, rispetto al 43% degli uomini (+ 5 punti). In aumento di 5 punti, sia per le donne che per gli uomini, la valutazione di insufficienza sul diritto a vedere rispettato il proprio “No”, pur con un gap di 25 punti: 66% per le donne, 41% per gli uomini. 

Leggermente migliore la situazione nel campo dell’istruzione, dove il 59% delle donne (in crescita di ben 9 punti) giudica buono il livello di parità nell’accesso all’istruzione universitaria, pur con un divario di 7 punti percentuali con la valutazione maschile (il 66%, 2 punti in più). Non così per il lavoro, dove i giudizi più fortemente negativi riguardano la parità di retribuzione rispetto agli uomini, espressi dal 69% delle donne (4 punti in più sullo scorso anno) rispetto al 45% degli uomini (dato in forte crescita, + 10 punti sullo scorso anno) e la stabilità lavorativa (59% di giudizi negativi per le donne, 36% per gli uomini in crescita di 5 punti). A seguire, la sicurezza lavorativa (55% donne, 33% uomini), la possibilità di fare carriera (55% donne, 28% uomini) e la possibilità di fare impresa (51% donne, 28% uomini).

Relativamente al work-life balance, i giudizi negativi espressi dalle donne, oltre a confermare un elevato divario con la percezione maschile, registrano una complessiva tendenza al peggioramento. In particolare, cresce di 6 punti, collocandosi al 67%, la quota delle donne che giudica insufficiente la possibilità di conciliare la vita privata con quella lavorativa (rispetto al 41% degli uomini, + 3 punti). Aumenta di 1 punto, collocandosi al 63%, la quota di donne che lamenta l’insufficienza dei servizi pubblici volti ad aiutarle nella conciliazione (rispetto al 41% degli uomini, + 3 punti). In leggero calo, invece (- 1 punto), i giudizi di insufficienza sulle forme di tutela economica e legale per la maternità che si attestano al 55% (contro il 31% degli uomini, anche questo in calo di 1 punto).

Il quadro resta invece sostanzialmente invariato per quanto riguarda i giudizi relativi alle pari opportunità nella vita pubblica e istituzionale. Il livello di partecipazione alla vita politica e di partito è ritenuto insufficiente dal 45% delle donne, contro il 22% degli uomini; il livello di partecipazione alle istituzioni pubbliche è giudicato insufficiente dal 43%, contro il 22% degli uomini.

Infine, il livello di riconoscimento delle donne da parte delle imprese è giudicato insufficiente dal 59% delle donne (in aumento di 2 punti), contro il 33% degli uomini (+ 3 punti). Migliore il dato relativo alle imprese cooperative, dove la valutazione di insufficienza delle donne si attesta al 56%, contro il 27% degli uomini.

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