Roma, 15 settembre 2026 – La mensa scolastica non è solo un momento di ristoro: è un tassello fondamentale nell’organizzazione della vita delle famiglie italiane e nella costruzione di una corretta educazione alimentare per bambine e bambini. Lo conferma la ricerca “Food Trend 2026 – Osservatorio sulle famiglie italiane: ristorazione scolastica”, realizzata da TEHA Group – The European House-Ambrosetti per l’Osservatorio CIRFOOD DISTRICT, cooperativa aderente a Legacoop e tra le principali realtà italiane della ristorazione collettiva.
L’indagine, condotta nel giugno 2026 su un campione di 853 famiglie con almeno un figlio o una figlia tra 1 e 11 anni che usufruisce del servizio mensa, restituisce un quadro netto: per il 94% delle famiglie la refezione scolastica va ben oltre la semplice erogazione di un pasto.
Un pilastro per la conciliazione vita-lavoro
Per la metà dei genitori intervistati (50%), la mensa è un elemento chiave per sostenere l’equilibrio tra tempi di lavoro, scuola e cura dei figli. Il momento del pasto condiviso, inoltre, assume per il 58% delle famiglie un valore relazionale e educativo, occasione in cui bambini e bambine imparano a stare insieme e sperimentano nuove abitudini alimentari.
Un dato che, secondo l’Osservatorio, colloca la ristorazione scolastica tra le infrastrutture sociali del Paese: un servizio che ogni giorno garantisce pasti sicuri ed equilibrati, sostiene le famiglie nella gestione quotidiana e diffonde consapevolezza alimentare.
La scuola come luogo di educazione alimentare
Il ruolo educativo del servizio è riconosciuto dal 91% delle famiglie, che vedono nella mensa un contesto in cui si diffonde una cultura del cibo sana e consapevole. Non solo: 6 famiglie su 10 raccontano che i propri figli, grazie al pasto scolastico, hanno iniziato a mangiare alimenti che a casa tendevano a rifiutare, portando poi queste nuove abitudini anche nella dieta domestica.
La mensa si conferma inoltre un presidio di inclusione: il 21% dei genitori richiede diete speciali per motivi sanitari, etici o religiosi, un dato in crescita che pone alle strutture di ristorazione scolastica sfide organizzative sempre più complesse.
Un servizio percepito come equo e conveniente
A fronte di un costo medio di 5,20 euro a pasto – comprensivo generalmente di primo, secondo, contorno, pane, acqua, frutta e spesso anche merenda – il 62% delle famiglie giudica il prezzo coerente con il servizio ricevuto, mentre il 14% lo ritiene addirittura contenuto. Nel complesso, 3 famiglie su 4 considerano la mensa un investimento a fronte di un prezzo adeguato o persino troppo basso. Un segnale di quanto valore le famiglie attribuiscano a questo servizio: non a caso, 1 famiglia su 3 dichiara che cambierebbe scuola se il servizio di refezione venisse interrotto.
Un servizio ancora da estendere
“Questi dati mostrano con chiarezza come la ristorazione scolastica sia parte integrante del percorso di crescita di bambine e bambini e dell’organizzazione quotidiana delle famiglie”, ha dichiarato Daniela Fabbi, Direttore Comunicazione e Marketing CIRFOOD. “Il pasto a scuola non risponde soltanto a un bisogno concreto, ma offre uno spazio educativo, di socialità e di scoperta, contribuendo a creare condizioni più favorevoli alla conciliazione tra vita privata e lavoro”. Fabbi ha inoltre sottolineato l’urgenza di ampliare la platea di beneficiari: oggi, infatti, solo un alunno su due in Italia ha accesso alla refezione scolastica.
Un dato che interpella anche il mondo della cooperazione: rafforzare e diffondere ulteriormente il servizio di ristorazione scolastica significa investire in coesione sociale, equità educativa e sostegno concreto alle famiglie italiane — obiettivi che da sempre caratterizzano il modello cooperativo rappresentato da Legacoop.







