Cantine Riunite, innovazione e visione globale: la cooperativa che evolve senza perdere le radici
Dai vini dealcolati ai nuovi modelli di consumo, passando per un’organizzazione interna dedicata all’innovazione: il gruppo rafforza il proprio ruolo nel settore vitivinicolo con una strategia di lungo periodo.
L’innovazione come processo continuo, capace di guidare lo sviluppo e non limitarsi a inseguire il mercato. È questa la traiettoria intrapresa dalla cooperativa Cantine Riunite, protagonista storica del panorama vitivinicolo nazionale, che oggi si conferma tra i leader italiani per fatturato e presenza internazionale.
A raccontare questa evoluzione è Gabriele Lechthaler, direttore del gruppo, che evidenzia come il cambiamento sia radicato nella stessa identità cooperativa: “Cantine Riunite nasce nel 1950, quindi parliamo di oltre 75 anni di storia cooperativa. È una storia costruita nel tempo, anche attraverso momenti complessi, ed è proprio questa capacità di adattamento che rappresenta il valore del nostro modello”.
Nata dalla fusione di varie cantine sociali emiliane, con l’obiettivo di valorizzare il vino del territorio, la cooperativa ha progressivamente ampliato il proprio raggio d’azione fino a diventare una realtà industriale con una forte proiezione internazionale. “Siamo partiti per dare forza ai soci e portare il vino emiliano sui mercati. Quello spirito non è mai cambiato”, ha sottolineato Lechthaler. “Oggi siamo una cooperativa agricola con una dimensione industriale e globale, ma il nostro compito resta lo stesso: tenere insieme competitività e tutela del valore per i soci”.
Negli ultimi anni, questo equilibrio si è tradotto in una strutturazione sempre più precisa dei processi innovativi, l’azienda ha infatti istituito un Innovation Team multifunzionale che integra competenze produttive, commerciali e di marketing. “Per noi l’innovazione non è più un’iniziativa occasionale”, ha spiegato il direttore, “ma un elemento centrale e organizzato. Deve funzionare lungo tutta la filiera ed essere sostenibile anche per i soci”.
Un esempio è rappresentato dai progetti sui vini dealcolati, avviati circa tre anni fa in un contesto normativo ancora incerto. “Abbiamo scelto di anticipare i trend, ma con una visione industriale e non solo sperimentale – ha affermato Lechthaler. Ogni progetto nasce dal confronto e deve essere concreto, scalabile e capace di generare valore reale”.
Parallelamente, Cantine Riunite sta sviluppando nuove linee legate al segmento low alcohol e ai prodotti ready-to-drink, intercettando un cambiamento nei comportamenti di consumo. Un’evoluzione che, secondo il direttore, affonda nelle radici produttive del territorio: “Con il Lambrusco e i vini emiliani siamo da sempre nel mondo dei low alcohol, in modo naturale. In questo senso possiamo dire che siamo gli ‘originali’”.
Nello scenario attuale il mercato sta cambiando rapidamente: “Il consumatore è sempre più segmentato e richiede proposte diverse anche in termini di gradazione e occasioni di consumo. Non è un fenomeno passeggero, ma un cambiamento strutturale che va interpretato con attenzione”.
In questo contesto, il modello cooperativo si configura come un attore centrale nel guidare la trasformazione del settore. “Una cooperativa come la nostra mette insieme visione, capacità di investimento e forza della base sociale – ha osservato il direttore. Ma il vero elemento distintivo resta il coinvolgimento dei soci: è ciò che permette di accompagnare l’innovazione, dal vigneto fino al mercato”.
Le direttrici di sviluppo sono state formalizzate nella Vision 2030 di Cantine Riunite, che individua quattro pilastri strategici: espansione nei mercati internazionali, sviluppo di nuovi prodotti, rafforzamento della qualità e sostenibilità, oltre alla centralità dei soci. “Vogliamo coinvolgere sempre di più le nuove generazioni – precisa il direttore – perché il futuro della cooperativa passa da lì”. “Innovare significa continuare a sognare, ma anche trasformare quei sogni in realtà per i soci. È un processo che richiede perseveranza, organizzazione e coerenza con i nostri valori. Solo così possiamo crescere senza perdere la nostra identità”, ha concluso Lechthaler.







