Bilanciai: la cooperativa modenese che misura il mondo
Una cella di carico in un porto del Nord Europa, un sensore in un cementificio del Maghreb, un sistema di pesatura in un’industria farmaceutica del Centro Italia. Dietro ognuno di questi prodotti c’è una tecnologia progettata e costruita a Campogalliano, un Comune della provincia di Modena che non supera i novemila abitanti, ma che è riuscito a ritagliarsi l’appellativo di “città della bilancia” per la concentrazione di aziende specializzate in questo settore tanto delicato quanto indispensabile. Al vertice di questo polo produttivo c’è Società Cooperativa Bilanciai, leader europeo nei sistemi di pesatura industriale, che il 9 aprile scorso ha presentato nel proprio quartier generale modenese il Piano Strategico 2026-2028. L’obiettivo è chiaro: portare il fatturato aggregato del gruppo da 91,45 milioni di euro nel 2025 a 116 milioni nel 2028, con una crescita di oltre il 16% costruita anno dopo anno.
Il numero pesa, e racconta di una traiettoria già ben riconoscibile. L’azienda capogruppo, fondata nel 1949 e trasformatasi in cooperativa nel 1963, ha chiuso il 2025 con un preconsuntivo di 48,65 milioni – in recupero del 13% sul 2024 – mentre il consolidato del gruppo arriva a 91,45 milioni grazie al contributo delle consociate europee, da Weightron nel Regno Unito al gruppo Pfister tra Germania, Olanda, Belgio e Svizzera, a Cachapuz in Portogallo; a loro si aggiunge Change Wave, azienda vocata allo sviluppo di applicativi fortemente innovativi. Attualmente, sono 498 i dipendenti distribuiti nel Continente, e oltre il 50% del fatturato si genera già fuori dai confini italiani.
“Ci siamo posti una domanda con onestà: vogliamo restare un grande artigiano, o diventare un gruppo industriale capace di innovare su scala globale? Abbiamo scelto la seconda strada – spiega il presidente Gianluca Verasani -. Campogalliano resta il cuore produttivo e tecnologico, il luogo dove progettiamo i sistemi e formiamo le persone. Ma il mercato a cui guardiamo è il mondo, e per parlargli serve una tecnologia che non si limiti a pesare: deve leggere il dato, elaborarlo, consegnarlo a chi decide. È così che una bilancia diventa una piattaforma di intelligenza industriale”.
Il piano ruota su quattro assi. La crescita organica nei mercati presidiati, con un budget 2026 fissato a 51,19 milioni per la sola cooperativa (+5,2%) e 17 nuove assunzioni che porteranno l’organico a 250 dipendenti. Il potenziamento dell’assistenza post-vendita, destinata a un balzo del 20% entro il 2028: il service non è più un servizio accessorio, ma il legame che fidelizza il cliente e genera ricavi ricorrenti. La crescita per acquisizioni, con un’agenda di scouting su aziende attive nel service e in altri ambiti della misurazione delle grandezze fisiche. Infine il Progetto Piattaforme, un impianto di produzione robotizzata in Portogallo, già parzialmente finanziato, che entro il 2028 accentrerà la produzione di componenti per l’intero gruppo, costruito sulla presenza commerciale che Cachapuz ha radicato sul territorio.
Hardware e software camminano insieme. Le celle di carico, analogiche e digitali, sono progettate e realizzate internamente con tecnologia proprietaria; Change Wave, la software house del Gruppo, porta l’intelligenza dei dati nei sistemi gestionali dei clienti. È la traduzione operativa di un’idea industriale precisa: integrare il momento della misura con quello della decisione.
Il modello cooperativo è il telaio, decisamente solido, che tiene insieme questa architettura. Il patrimonio netto è cresciuto da 9,7 milioni nel 2015 a 37,8 nel 2025, quasi quadruplicato in un decennio: viene reinvestito nello sviluppo dell’azienda e nella remunerazione dei soci. Tre generazioni convivono oggi sotto lo stesso tetto, e ricambio generazionale, formazione, welfare e attrazione dei talenti tecnici dai centri universitari sono temi ai quali è dedicato un capitolo del piano.
“I numeri, ma soprattutto le idee – ha aggiunto Verasani – sono il risultato del lavoro di 500 persone che ogni giorno costruiscono qualcosa di cui andare fieri. Il nostro compito è garantire che questo lavoro diventi un futuro sfidante ma concreto, anche per i più giovani”.







