L’impatto maggiore sui nuclei a basso reddito. Gamberini: «Situazione delicata. Serve politica di sostegno robusta. Sostenere il potere d’acquisto significa difendere i consumi e le prospettive di crescita del Paese»
Roma, 15 ottobre 2026 – L’inflazione rischia di costare mediamente 500 euro alle famiglie italiane all’anno nel biennio 2026-2027, con conseguenze particolarmente significative per i nuclei a basso reddito. È quanto emerge dalle stime elaborate da Prometeia nell’ambito del Monitor realizzato in collaborazione con l’Area Studi Legacoop.
Secondo le elaborazioni, lo shock inflazionistico determina una perdita media annua di potere d’acquisto di circa 500 euro nell’arco dei due anni. Un valore che nasconde differenze rilevanti tra le famiglie: a subire le conseguenze maggiori sono quelle economicamente più fragili, per le quali le spese incomprimibili, a partire dall’energia, assorbono una quota più elevata del bilancio familiare.
«Questi numeri – dichiara Simone Gamberini, presidente di Legacoop – ci ricordano che l’inflazione non è soltanto una variabile macroeconomica, ma incide direttamente sulla capacità delle famiglie di sostenere le proprie spese quotidiane. E quando il potere d’acquisto si riduce, soprattutto per chi dispone di redditi più bassi, il problema non è soltanto sociale: riguarda anche la tenuta dei consumi e le prospettive di crescita dell’economia italiana».
«Per questo – prosegue Gamberini – è necessario mettere al centro delle politiche economiche la tutela dei redditi, la qualità del lavoro e il sostegno alla domanda interna. La situazione è delicata. Serve una politica di sostegno robusta. Non possiamo immaginare una crescita solida e duratura senza rafforzare la capacità di spesa delle famiglie. È una delle priorità sulle quali occorre costruire una strategia economica capace di guardare oltre l’emergenza e accompagnare il Paese nei prossimi anni».





