Public Procurement Act, migliorare il possibile
Di Andrea Laguardia – Vicepresidente e Direttore di Legacoop Produzione e Servizi
La Commissione europea ha proposto il Regolamento denominato “Public Procurement Act” che sostituisce le direttive europee emanate a partire dal 2008.
Indipendentemente dal contenuto, la novità vera è nel nome del dispositivo: regolamento. Una volta terminato il percorso di approvazione verranno annullate immediatamente tutte le leggi nazionali in materia di acquisti pubblici per lavori, servizi e forniture. Un cambiamento strutturale ed epocale, una scelta che abbiamo giudicato in modo negativo in quanto avremmo preferito di gran lunga una nuova direttiva europea che producesse degli avanzamenti nel nostro Codice degli Appalti.
L’idea alla base della proposta è che in questo modo si possa creare un mercato unico del public procurement, per dare la possibilità alle imprese di partecipare con le stesse norme alle gare pubbliche di tutti i Paesi. È un bel sogno che svanisce nel mondo reale: economie nazionali troppo disomogenee, norme e costo del lavoro estremamente diversi, burocrazie diverse, organizzazione delle funzioni statali diverse e livelli di digitalizzazione molto differenti.
Partendo da questa posizione, e vista la scelta ormai definitiva, cercheremo nei prossimi mesi di ottenere delle modifiche alla proposta di regolamento, consapevoli della difficoltà di dover trattare all’interno di un mosaico che si deve comporre tenendo conto di tutte le sensibilità a livello dei ventisette Stati membri.
Sarà indispensabile creare alleanze con le altre associazioni datoriali e con i sindacati per chiedere d’intervenire sul testo e ottenere su alcuni temi la sopravvivenza delle norme nazionali.
Ecco quali sono le questioni più importanti su cui crediamo che debbano essere definite delle linee rosse invalicabili per non far tornare indietro l’Italia:
• Criteri di aggiudicazione: le soglie minime previste per i punteggi tecnici del 30% o 50% (per i contratti ad alta intensità di manodopera) acuirebbero la tendenza a fare gare al massimo ribasso; un passo indietro clamoroso a discapito di qualità e tutela dell’occupazione;
• Tutele del lavoro: serve preservare quanto prevede il nostro Codice degli Appalti, l’applicazione obbligatoria dei Ccnl maggiormente rappresentativi e le clausole sociali per i cambi d’appalto;
• Revisione prezzi: il regolamento le intende “facoltative”, noi ci siamo battuti in Italia per renderle obbligatorie sia nei lavori che nei servizi. Senza la revisione prezzi obbligatoria si rischia di mettere in crisi molti settori e di arrestare i percorsi di adeguamento dei salari all’inflazione;
• Illecito professionale: viene superata la normativa nazionale sulla definizione di “grave illecito professionale”, causando incertezze interpretative, che in passato hanno visto imprese essere escluse dalle gare con conseguente incremento del contenzioso.
Inoltre, faremo proposte anche su queste materie: operatori economici, subappalto, criteri di selezione, procedura dinamica, procedure speciali (ristorazione collettiva), contratti riservati, concessioni, ecosistema digitale.
Siamo fermamente europeisti, per questo motivo crediamo che il nuovo regolamento europeo sugli appalti debba servire a far fare un balzo in avanti ai Paesi membri e non a farci trovare nella spiacevole situazione di difendere le norme attuali, spesso frutto di battaglie e trattative, che rischiano di venire meno.
Il public procurement non è un costo da tagliare, ma può rappresentare un volano per la crescita europea.
Per fare questo servono gare pubbliche che acquistino valore per la comunità: l’operatore che genera benefici per l’occupazione e l’ambiente deve essere premiato attraverso i punteggi di gara e non penalizzato dai mancati investimenti.
Auspichiamo che il governo, nella sua narrazione della difesa della Nazione, inserisca anche la difesa delle norme nazionali sugli appalti pubblici, attraverso l’ascolto delle proposte delle associazioni delle imprese e dei sindacati. Nei prossimi mesi promuoveremo delle alleanze sia a livello nazionale che europeo.






