Cooperazione: il lavoro come misura dello sviluppo
Di Michele Morrocchi, ufficio Lavoro, relazioni industriali e previdenza
In occasione della scorsa Biennale dell’economia cooperativa di Milano, l’Osservatorio Lavoro di Legacoop, guidato da Rita Ghedini, ha prodotto una prima elaborazione della nuova edizione del Manifesto del lavoro cooperativo, che prosegue l’analisi dei dati sul lavoro nelle nostre cooperative dal 2023 a oggi.
Da una prima analisi dei dati emerge una domanda che riguarda non soltanto il movimento cooperativo, ma l’intero sistema economico italiano: è ancora possibile coniugare competitività, qualità del lavoro e coesione sociale? Le risposte che arrivano dai dati sembrano suggerire di sì. Ma indicano anche che nulla può essere dato per acquisito.
Il quadro che emerge dall’analisi delle cooperative associate a Legacoop racconta infatti una realtà attraversata da alcune specificità che le riguardano: diminuiscono le associate, si riduce la natalità di nuove cooperative e persistono forti differenze territoriali. Eppure, dentro questa trasformazione, la cooperazione continua a mostrare alcuni elementi distintivi che meritano attenzione.
Il primo riguarda la tenuta dell’occupazione. Tra il 2019 e il 2023 il numero delle cooperative si è ridotto, ma il lavoro ha resistito molto più delle imprese. Le cooperative associate a Legacoop hanno perso il 3,9% delle aziende, ma soltanto lo 0,8% delle posizioni lavorative, confermando una capacità di mantenere l’occupazione anche nelle fasi più difficili. Questo grazie a processi di aggregazione e dimensionamento di impresa e alla priorità data, dalle nostre cooperative, alla salvaguardia dell’occupazione.
Il secondo elemento peculiare riguarda la qualità dell’occupazione. I lavoratori delle cooperative associate registrano mediamente più giornate lavorate, minore ricorso ai contratti a termine e retribuzioni giornaliere superiori rispetto alle cooperative non associate. Non si tratta soltanto di numeri: significa una maggiore continuità del reddito, una minore precarietà e una relazione più stabile tra lavoratori e impresa. In un mercato del lavoro spesso frammentato e dominato da logiche di breve periodo, questo dato assume un valore sociale oltre che economico.
C’è poi il tema della partecipazione femminile. Le donne rappresentano oltre il 60% degli occupati nelle cooperative Legacoop, una quota nettamente superiore a quella dell’insieme delle imprese italiane. Questo conferma il ruolo della cooperazione come spazio di inclusione lavorativa, soprattutto nei settori della cura, del welfare e dei servizi, anche se i dati richiamano una questione aperta: la forte presenza femminile continua ad accompagnarsi a un ampio utilizzo del part-time e a differenze nella qualità e nell’intensità del lavoro svolto. Dato, quest’ultimo, fortemente condizionato dalla preminente committenza pubblica, che sovente tende a scaricare a valle le proprie inefficienze in termini di progettazione e programmazione.
I dati mostrano anche che la cooperazione si è fatta carico del tema salariale e lo ha posto al centro degli ultimi rinnovi contrattuali. Salario dignitoso, welfare contrattuale, previdenza complementare e sanità integrativa sono stati strumenti essenziali per salvaguardare i redditi dei nostri soci e dipendenti. Il rinnovo di pressoché tutti i nostri 20 contratti dal 2023 a oggi dimostra l’impegno, in primis, delle nostre cooperative, soprattutto in presenza di un mercato, in particolare quello pubblico, che fatica a riconoscere, o non riconosce affatto, gli aumenti contrattuali nelle tariffe.
Anche per questo l’impegno di Legacoop al tavolo della rappresentanza in corso tra le 13 principali associazioni datoriali e CGIL, CISL e UIL è non solo coerente con il mandato del Manifesto, ma essenziale, perché da sempre pensiamo che la contrattazione di qualità garantisca regole e condizioni per migliorare la qualità delle imprese, dei soci e dei lavoratori. Il riconoscimento a quel tavolo, che segue quello del legislatore nel decreto Primo maggio, della specificità della forma di impresa cooperativa tra i CCNL virtuosi rappresenta un risultato sindacale e culturale in cui Legacoop, insieme alle altre Centrali, ha sempre creduto e su cui ha sempre spinto.
Il vero nodo del futuro, dunque, non sarà soltanto difendere il buon lavoro cooperativo, ma farne un fattore di sviluppo. Se la cooperazione saprà continuare a offrire occupazione stabile, salari adeguati, partecipazione, formazione e capacità di inclusione, potrà rappresentare una risposta concreta a molte delle fragilità che attraversano il mercato del lavoro italiano e un’alternativa per le giovani generazioni.
È questa la sfida che la seconda edizione del Manifesto consegna al movimento cooperativo: dimostrare che la propria specificità sociale non è solo un elemento identitario, ma una leva di innovazione economica e sociale.






