Oltre il Tecnicismo: il Nuovo Paradigma Cooperativo della Formazione
Di Raffaella Curioni, presidente di Quadir
Quando l’Alleanza Cooperativa Internazionale ha codificato il Quinto Principio Cooperativo – Educazione, formazione e informazione – lo ha fatto con una consapevolezza precisa: senza soci formati e consapevoli, una cooperativa perde la propria capacità generativa. Per troppo tempo abbiamo interpretato questo principio in chiave tecnica: sicurezza, aggiornamenti normativi e gestione aziendale. Ambiti indispensabili, ma non sufficienti. Oggi siamo chiamati ad un cambio di paradigma. Oggi educare il socio significa:
1. custodire il patto mutualistico, trasmettendo cultura cooperativa e rigenerando l’alleanza tra i soci;
2. costruire democrazia reale, creando spazi di partecipazione informata dove il voto non sia solo un atto formale;
3. allenare competenze distintive, formando persone capaci di guidare imprese che coniugano sviluppo, equità e democrazia.
Serve quindi una visione collettiva della formazione fondata su tre priorità:
• Attrarre e trattenere i talenti: valorizzare le competenze e il lavoro attraverso percorsi di crescita continua, offrendo alle persone non solo un’occupazione, ma un progetto di vita
• Estendere la base decisionale: favorire la partecipazione attiva e consapevole della base sociale anche alle decisioni strategiche delle imprese cooperative, riducendo la distanza tra governance e soci.
• Formare alla cittadinanza attiva: dotare le persone degli strumenti critici necessari per abitare la complessità del nostro tempo, promuovendo al contempo la nascita di nuove imprese capaci di rispondere ai bisogni emergenti.
La sfida più urgente della nostra epoca risiede nel dialogo, nel trasferimento di competenze e nella ricostruzione di un legame di senso tra le diverse generazioni all’interno del nostro movimento.
È la sfida dell’intergenerazionalità della forma cooperativa. Dobbiamo organizzare luoghi di formazione che, partendo dai principi e dai valori – tratti imprescindibili di ogni impresa e fondanti il patto associativo tra Legacoope le imprese cooperative – diventino laboratori vivi, spazi di scambio di buone pratiche quotidiane in grado di evolvere con il mutare delle comunità e dei bisogni delle persone,garantendo un passaggio di testimone fluido e generativo tra generazioni ed epoche storiche.
Siamo immersi in trasformazioni profonde – economiche, tecnologiche, demografiche – che interrogano direttamente il modo in cui produciamo valore, costruiamo lavoro e immaginiamo il futuro delle nostre organizzazioni. In un mondo che cambia così rapidamente, non basta avere buone intenzioni o una storia importante alle spalle. Serve investire sulle persone, sulle competenze, sulla capacità di leggere e governare la complessità.
Dedicare tempo alla formazione è un atto di convinzione e consapevolezza. Un investimento politico e strategico per fornire maggiori competenze, conoscenze ed energie alla propria impresa cooperativa, al sistema nel suo insieme e, di conseguenza, alle nostre comunità. Investire sulla formazione garantisce un futuro sostenibile, inclusivo e capace di generare valore economico e sociale. Il cuore della cooperazione sono le persone. E le persone crescono con la conoscenza. Un’economia che mette al centro le persone è l’unica economia che può durare nel tempo. Dalle esperienze della Scuola Internazionale di Legacoop, delle Community dei manager, del MIC, del Corso Governance e delle Academy aziendali e dei tanti altri progetti di Legacoop emerge una richiesta chiara: creare luoghi stabili di confronto.
Oggi è necessario diffondere il sapere e far circolare le esperienze di valore. Le buone pratiche non devono restare patrimonio delle singole imprese, ma diventare risorse condivise dell’intero sistema cooperativo. Per questo occorre superare il modello della “formazione passiva”. I percorsi formativi devono trasformarsi in infrastrutture relazionali, nelle quali i soci di oggi e di domani non si limitano ad apprendere, ma co-progettano risposte concrete ai bisogni delle persone e delle comunità. La formazione non è un adempimento tecnico né un semplice percorso didattico. È lo strumento centrale per rigenerare il movimento cooperativo, rafforzarne l’identità e preparare un futuro condiviso. La formazione, dunque, non può essere un evento isolato, ma un processo continuo.
Serve superare la didattica frontale perché l’aula da sola non basta più, capitalizzarel’esperienza trasformando il lavoro quotidiano in patrimonio didattico, generare un ciclo continuo accogliendo le lezioni apprese e rimettendole in circolo.
Anche luoghi formativi che abitiamo non sono contenitori neutri: essi parlano, comunicano valori e orientano i comportamenti delle persone che li vivono. Per questa ragione, il rilancio della formazione e dell’attrattività cooperativa richiede una profonda riflessione sulla progettazione dei nostri ambienti fisici, affinché si trasformino in un invito implicito e costante alla crescita comune. C’è bisogno quindi di nuovo paradigma cooperativo che sappia trasformare la formazione da adempimento tecnico ad infrastruttura relazionale e politica continua.
Attraverso laboratori vivi e layout collaborativi, l’esperienza quotidiana diventa patrimonio condiviso per rigenerare il patto mutualistico. Questo approccio accorcia le distanze generazionali e abilita una democrazia reale, attraendo nuovi talenti nel movimento. Investire sul sapere delle persone e sul valore educativo degli spazi garantisce un futuro cooperativo sostenibile e inclusivo per i nostri soci e per le nostre comunità.






