Guerra e prospettive energetiche
Di Mattia Granata, presidente Centro Studi Legacoop
Le tensioni che attraversano il Medio Oriente rinnovano il problema della sicurezza energetica europea. Dopo la crisi del 2022, l’Europa ha compiuto passi importanti per ridurre la propria vulnerabilità, ma gli sviluppi recenti dimostrano quanto i mercati restino esposti a shock internazionali e a dinamiche che sfuggono al controllo dei singoli Paesi. Il nuovo monitor Area Studi Legacoop-Prometeia aggiorna lo scenario del mercato del gas, evidenziando progressi e criticità ancora aperte.
Dopo i picchi e le forti oscillazioni registrate nel 2022, il prezzo del gas all’ingrosso si era ridimensionato, pur rimanendo su livelli molto superiori rispetto al periodo precedente alla crisi energetica. Negli ultimi tre anni la media si è attestata su valori circa tre volte più alti rispetto al triennio 2019-2021, segno che il sistema energetico sta ancora assorbendo gli effetti di quella fase.
Le recenti tensioni internazionali hanno già riacceso la volatilità, poiché a marzo 2026 il prezzo è tornato a salire rapidamente, con aumenti superiori al 60% sul mese precedente.
Parallelamente, il quadro degli approvvigionamenti è cambiato in modo significativo. Dopo il 2022 l’UE ha accelerato la diversificazione delle forniture, riducendo la dipendenza dal gas russo e aumentando il ricorso al gas naturale liquefatto. In pochi anni il GNL è diventato la principale fonte di approvvigionamento, mentre sono cresciute anche le forniture da Norvegia e Azerbaigian. Questa trasformazione ha rafforzato il sistema energetico europeo, ma senza eliminarne le fragilità.
Anche l’Italia ha seguito una traiettoria simile, riducendo la dipendenza dal gas russo e ampliando la diversificazione nelle importazioni. L’aumento della rigassificazione ha accresciuto il GNL e costruito un sistema di approvvigionamento più articolato. Nondimeno, permangono elementi di vulnerabilità, poiché una quota significativa delle importazioni di gas liquefatto continua a provenire da pochi fornitori, tra cui il Qatar. In uno scenario di guerra o di interruzioni dei traffici marittimi, questo fattore renderebbe più complessa la sostituzione delle forniture minacciando i prezzi.
Anche la domanda di gas ha registrato cambiamenti rilevanti: i consumi italiani si sono ridotti di circa l’11% rispetto al periodo precedente alla crisi energetica. Ciò ha riguardato sia le famiglie, che hanno contenuto i consumi, sia il settore industriale, penalizzato dall’aumento dei costi. Nonostante questo calo della domanda, il gas resta comunque la principale fonte energetica e continua a svolgere un ruolo centrale nella produzione di energia elettrica.
Negli ultimi anni l’Europa ha rafforzato in modo significativo gli stoccaggi di gas, aumentando la capacità complessiva e mantenendo livelli elevati per affrontare i mesi invernali. Tuttavia, gli stoccaggi non sono sufficienti a compensare eventuali interruzioni prolungate delle forniture e dipendono fortemente dalle condizioni del mercato globale. In uno scenario di tensioni persistenti, la competizione tra le principali aree importatrici – in particolare tra Europa e Asia – potrebbe rendere più difficile assicurare le quantità necessarie al futuro accumulo.
Il quadro è quindi complesso, poiché, da un lato, l’Europa ha reagito alla crisi energetica, ridisegnando l’approvvigionamento e gli strumenti di sicurezza; ma, dall’altro lato, il mercato del gas resta legato all’instabilità globale e trasmette rapidamente le tensioni internazionali ai prezzi.
Per il sistema produttivo italiano, e in particolare per molte imprese che operano in settori energivori, tale situazione è fonte di incertezza non trascurabile. Gli aumenti dei costi energetici degli ultimi anni hanno già inciso sulla competitività delle imprese e sul potere d’acquisto delle famiglie. Il rischio di nuovi shock, innescati da crisi geopolitiche o da tensioni nelle forniture, riporta in primo piano la necessità di rafforzare ulteriormente la sicurezza energetica.
In prospettiva, la sfida sarà duplice: innanzitutto, consolidare i progressi nella diversificazione delle fonti e nella gestione degli stoccaggi, secondariamente, accelerare lo sviluppo delle energie rinnovabili e degli investimenti nella transizione energetica. Ridurre la dipendenza dalle fonti fossili importate non è solo una questione ambientale, ma anche una condizione sempre più necessaria per garantire stabilità economica e prospettive del sistema produttivo in un contesto internazionale sempre più instabile.







