Dalla cultura cooperativa alle cooperative della cultura
Un patrimonio da riconoscere, una possibilità da mettere al lavoro
Di Giovanna Barni, presidente CulTurMedia Legacoop
La Biennale dell’Economia Cooperativa, nell’anno dei 140 anni di Legacoop, ha avuto un grande merito: riportare al centro del confronto pubblico la cultura cooperativa come proposta per cambiare il modello di sviluppo del Paese. La cooperazione è un modo diverso di organizzare le relazioni tra le persone, condividere le decisioni, distribuire il valore e assumersi responsabilità verso le comunità. In un tempo segnato da disuguaglianze, concentrazione della ricchezza e trasformazioni profonde, mutualità e partecipazione democratica rappresentano risposte concrete alle contraddizioni del presente.
La Biennale ha riaffermato con forza questa visione. E quella cultura vive anche in una rete di imprese che ogni giorno ne traduce i principi in attività, lavoro, servizi e nuove forme di partecipazione. Vive nei giornali cooperativi che garantiscono presìdi territoriali di informazione indipendente e pluralismo. Nelle cooperative che restituiscono vita a patrimoni abbandonati e rendono accessibili quelli più conosciuti. Nei teatri, nelle librerie e negli spazi culturali ibridi che diventano luoghi di incontro e cittadinanza. Nelle imprese creative e digitali che fanno emergere talenti, sperimentano linguaggi e ripensano contenuti, libri e servizi a partire dalle persone che li utilizzano. Esperienze diverse, accomunate dalla capacità di produrre cultura e, insieme, organizzare relazioni, distribuire opportunità, rendere le persone protagoniste.
Il cinquantesimo della cooperazione culturale, celebrato da Culturmedia tra il 2025 e il gennaio 2026, ci ha permesso di rileggere questo patrimonio. Cinquant’anni fa, anche grazie all’intuizione di Cesare Zavattini, la cooperazione contribuì a reinventare la produzione e la diffusione culturale, aprendo cinema, teatro, editoria e informazione a nuovi pubblici e territori. Fu una stagione decisiva per la democratizzazione dell’accesso alla cultura. Oggi quella stessa capacità di innovazione si misura con sfide nuove: rendere le comunità protagoniste della produzione culturale, del riuso dei luoghi e dei territori e della distribuzione del valore generato. Il cinquantesimo ha mostrato quanto le cooperative culturali abbiano saputo rinnovarsi per affrontarle.
Il lavoro di ricerca raccolto in Cartografie del possibile, pubblicato nella collana Economia della cultura del Mulino, dà sostanza a questa evoluzione. Cooperative di comunità, partenariati speciali pubblico-privato e reti territoriali partecipate mostrano come la cultura possa generare nuove forme di gestione condivisa, capaci di collegare patrimonio, lavoro, servizi e partecipazione.
È un laboratorio di mutualismo contagioso: tra cittadini che costruiscono comunità, tra cooperative che condividono competenze, tra pubblico e privato sociale che assumono responsabilità comuni, tra territori che mettono in rete risorse e opportunità. Nelle aree interne, la cultura può contribuire a contrastare lo spopolamento creando appartenenza, lavoro e nuove ragioni per restare. Nella valorizzazione delle risorse culturali e naturali, anche attraverso il turismo attivo e sportivo, può favorire modelli che trattengono valore nei territori, coinvolgono le comunità e costruiscono alternative alle logiche estrattive di grandi operatori turistici e piattaforme digitali. Nel lavoro creativo può offrire ai giovani strumenti per condividere rischi, valorizzare competenze e costruire autonomia professionale.
È in questa prospettiva che stiamo lavorando anche per accompagnare verso la forma cooperativa esperienze nate nell’associazionismo, dove molti giovani hanno trovato finora la risposta più immediata al proprio desiderio di partecipazione. La cooperazione può dare continuità economica, diritti e prospettive imprenditoriali a quelle energie civiche, preservandone la vocazione collettiva. Queste esperienze sono ormai qualcosa di più di singole buone pratiche. Sono modelli di innovazione sociale e tecnologica, democrazia economica, rigenerazione territoriale e contrasto alle disuguaglianze. Costituiscono un patrimonio di competenze, relazioni, fiducia e capacità organizzativa che può diventare una risorsa strategica per tutto il movimento cooperativo.
La Biennale ha dato grande visibilità alle filiere consolidate del consumo, della manifattura e dell’agricoltura, mostrando la forza economica e sociale della cooperazione italiana. Ma anche la presenza di una piccola cooperativa del Molise ci ha offerto una chiave di lettura preziosa: la capacità di trasformazione di un’impresa dipende anche da ciò che realizza, dal territorio in cui opera e dai cambiamenti che rende possibili. È una prospettiva che può arricchire il modo in cui il movimento riconosce e valorizza il proprio patrimonio. Accanto a dimensioni, fatturato e redditività, contano la capacità di generare partecipazione, contrastare le disuguaglianze, custodire presìdi territoriali e costruire nuove opportunità. Riconoscere questo valore significa anche imparare a investirvi e a tutelarlo.
La rete delle cooperative culturali rappresenta una risorsa per l’intero movimento. Può contribuire a rendere più efficaci le politiche per l’abitare, costruendo comunità intorno agli spazi; rafforzare lo sviluppo delle aree interne, collegando agricoltura, patrimonio culturale e naturale, servizi e turismo responsabile; accompagnare la transizione digitale con nuovi strumenti di condivisione della conoscenza. La sua forza si moltiplica nell’incontro con le altre filiere cooperative. Investire in questa rete produce un doppio valore: sostiene imprese, competenze e occupazione e, insieme, rafforza la capacità delle comunità di partecipare, organizzarsi e decidere, creando le condizioni culturali e democratiche perché possa nascere nuova cooperazione.
La Biennale ha posto la cultura cooperativa al centro di una visione di cambiamento. Il passo successivo è riconoscere pienamente anche le cooperative che quella cultura la producono, la organizzano e la rendono accessibile ogni giorno, mettendo il loro patrimonio di esperienze, competenze e relazioni al servizio delle grandi sfide comuni. È un capitale già disponibile, che può moltiplicare il valore e l’impatto dell’intero movimento cooperativo.






