Fondi, piani per l’abitare, accessibilità, garanzie: così l’Europa può fronteggiare la crisi abitativa
Di Rossana Zaccaria, presidente di Legacoop Abitanti
La crisi abitativa europea attuale si distingue dalle precedenti fasi di tensione immobiliare per la sua persistenza, la sua estensione geografica e la sua interconnessione con altre sfide strutturali.
A dicembre la Commissione Europea ha lanciato lo European Affordable Hosuing Plan e il 10 marzo il Parlamento Europeo ha votato in plenaria il rapporto della Commissione Hous, presieduta da Irene Tignali.
Legacoop Abitanti, mercoledì 11 marzo, in una iniziativa che ha visto una grande partecipazione da parte degli stakeholder (oltre 130 persone in presenza presso la sede di Legacoop e più di 500 collegamenti online), ha avuto l’obiettivo di coinvolgere interlocutori istituzionali a discutere con attori coinvolti, a vario titolo, nella questione della crisi abitativa.
È stato inquadrato il fenomeno da un punto di vista quantitativo, grazie ai dati di Nomisma e di Housing Europe, ed è poi stato oggetto del confronto per individuare possibili percorsi di allineamento delle politiche italiane rispetto allo scenario europeo in via di definizione.
Ne abbiamo discusso con il livello regionale, che in questo momento ha la responsabilità e l’opportunità di orientare la spesa delle risorse ricavate grazie alla revisione di medio termine dei Fondi di Coesione, e con il ministero delle Infrastrutture (MIT) e il ministero dell’Economia (MEF), che in questa fase hanno il ruolo di definire un Piano Casa e il Piano d’Azione per l’Economia Sociale.
Legacoop Abitanti ha messo sul tavolo alcuni elementi di condizionalità per il futuro piano europeo: destinare, attraverso un fondo chiaramente dedicato, parte delle risorse della Politica di Coesione all’edilizia sociale nel Quadro finanziario pluriennale (QFP); incentivare gli Stati membri con meno del 5% di edilizia sociale a definire piani per l’abitare; garantire che la Piattaforma di investimento paneuropea di BEI promuova modelli di finanziamento per investimenti di lungo periodo nell’edilizia sociale; assicurare che i finanziamenti dell’UE promuovano un’offerta di reale accessibilità basata sui salari, e non sui prezzi di mercato o sui rendimenti attesi; evitare che i finanziamenti dell’UE siano disponibili per soggetti profit con una logica di breve periodo; facilitare l’utilizzo delle garanzie dell’UE (ad esempio InvestEU) per consentire che le banche pubbliche nazionali le possano usare per progetti meno bancabili.
Il Piano Casa italiano annunciato dal MIT nel 2023 e per cui si attende un DPCM, metterà a disposizione 950 milioni di euro essenzialmente per la riqualificazione dell’edilizia residenziale pubblica (ERP), azione assolutamente necessaria e doverosa, ma evidentemente non sufficiente. Inoltre, esiste un piano annunciato dalla Presidenza del Consiglio di 100.000 case in dieci anni attraverso un fondo immobiliare, di diritto lussemburghese, con risorse del fondo sovrano degli Emirati arabi uniti, Mubadala Investment, e di CDP. Si parla di rendimenti tra il 12 e il 14%; numeri che, se confermati, delineerebbero una strategia limitata alle grandi città.
Pur non negando l’importanza dell’apporto di capitali e la possibilità di coprire una parte del segmento di domanda di affordable housing, con uno slogan di Housing Europe diciamo: mind the fox, ovvero attenzione a meccanismi di finanziarizzazione, e puntiamo ad avere almeno una parte del piano italiano che si occupi di un segmento di offerta tra gli 80 e i 90 euro al metro quadro annuo. È proprio questo ciò che può offrire la cooperazione di abitanti da sempre, in quanto soggetto limited profit, capace di combinare affordability e gestione delle comunità e dei patrimoni.
Crediamo quindi che il supporto pubblico vada orientato su chi è in grado di proporre soluzioni – come quelle proposte dalla cooperazione – che determinino condizioni di stabilità nel tempo.
Per raggiungere questi obiettivi, crediamo che vadano avviati dei processi di innovazione, nel segno di quello che il Commissario Jorgensen ha dichiarato: “C’è ampio spazio per investimenti che bilancino ritorni economici con responsabilità sociale,” in un visone di effettiva accessibilità.
Per dare consistenza a questa traiettoria, come Legacoop Abitanti abbiamo proposto di avviare tre cantieri di lavoro aperti ai soggetti presenti al tavolo, tra cui il mondo delle Fondazioni (Fondazione Cariplo – Fondazione Housing Sociale); il mondo datoriale (Confindustria), il mondo delle costruzioni (ANCE): Innovazione del settore delle costruzioni; Strumenti finanziari e affordability; Capacity Building e innovazione tipologica.






