Direzione nazionale Legacoop: dalla “grande transizione” globale al ruolo della cooperazione

Roma, 29 aprile 2026 – “La cooperazione è e deve continuare ad essere agente di cambiamento, in una fase in cui è necessario non solo elaborare un nuovo manifesto cooperativo per il Paese, ma anche lavorare alla rigenerazione del movimento e delle imprese cooperative”. Lo ha detto il presidente di Legacoop Simone Gamberini durante la direzione nazionale dell’Associazione che si è tenuta nella sede nazionale in Via Guattani, a Roma.

Durante il tavolo seminariale della Direzione dal titolo “Scenari macroeconomici nella grande transizione”, l’ex viceministro dell’Economia Stefano Fassina ha inquadrato la fase attuale come una rottura storica degli assetti economici degli ultimi decenni. Il modello che ha retto la globalizzazione – fondato su grandi esportatori come Europa e Cina e su un grande importatore come gli Stati Uniti – mostra oggi segnali di esaurimento.

La Cina è ormai la principale economia mondiale in termini di peso sul PIL globale, mentre gli Stati Uniti restano fortemente indebitati, con un debito pubblico intorno al 125% del PIL e una significativa esposizione verso creditori esteri. Questo squilibrio, ha sottolineato Fassina, rende sempre più fragile l’assetto globale.

Parallelamente, si è deteriorata la qualità delle democrazie, anche come effetto delle disuguaglianze generate da questo modello. “Non siamo dentro una congiuntura – ha osservato – ma in un cambio di fase strutturale”. Da qui la necessità di superare l’impostazione neoliberista e tornare a politiche di pianificazione industriale il più possibile redistributive.

Tra le proposte, una revisione della fiscalità che colpisca maggiormente i profitti straordinari non reinvestiti, a fronte di una crescita dei dividendi molto più sostenuta rispetto a quella del PIL. Centrale, inoltre, il tema della produttività stagnante e dell’individuazione di traiettorie strategiche per l’economia italiana.

La presidente dell’Ufficio parlamentare di bilancio Lilia Cavallari ha evidenziato i principali fattori di incertezza: le tensioni geopolitiche – in particolare in Medio Oriente – la frammentazione del commercio internazionale, l’impatto dell’intelligenza artificiale e la transizione demografica.

Anche in caso di normalizzazione a breve termine dei conflitti, Cavallari ha spiegato che gli effetti sui prezzi energetici saranno duraturi e destinati a riflettersi sull’inflazione. Una dinamica che, ha sottolineato, colpisce in modo diseguale: le famiglie con minore capacità di spesa subiscono aumenti più elevati.

Per l’Italia emergono criticità strutturali rilevanti: bassa partecipazione al lavoro – soprattutto femminile – salari stagnanti, elevata inattività e un andamento demografico sfavorevole. Tuttavia, proprio su questi fattori esistono margini di intervento attraverso politiche pubbliche mirate, a partire dall’inclusione lavorativa e dalla gestione dei flussi migratori.

Centrale anche il tema dell’innovazione: mentre Stati Uniti e Cina guidano lo sviluppo tecnologico, l’Europa sconta un ritardo legato, tra l’altro, a un mercato dei capitali meno sviluppato e a una minore capacità di finanziare la crescita delle imprese.

Sul piano internazionale, Cavallari ha richiamato il fenomeno della “triangolazione commerciale” tra Cina, Stati Uniti e gli altri Paesi asiatici, che evidenzia come le aziende cinesi e statunitensi aggirino i dazi imposti: accanto a una diminuzione degli scambi tra Cina e USA, infatti, si registra un aumento dell’import statunitense da altri Paesi asiatici e un contestuale aumento dell’export cinese verso gli stessi Paesi.

Vladimiro Giacchè, direttore del centro studi della Banca del Fucino, ha posto l’accento sulla necessità di recuperare una visione strategica di lungo periodo, prendendo a riferimento il modello dei piani quinquennali cinesi, che integrano sviluppo industriale, innovazione e autonomia tecnologica.

La Cina, ha sottolineato, sta rafforzando la propria indipendenza, anche in risposta alle tensioni con gli Stati Uniti, e beneficia di una posizione di leadership nelle energie rinnovabili. Al contrario, l’Europa appare priva di una strategia coerente, avendo spesso utilizzato risorse pubbliche per tamponare le crisi senza orientare lo sviluppo industriale.

Tra le problematiche evidenziate per il Vecchio Continente: il Patto di stabilità, la nuova governance economica europea, le regole fiscali, la necessità di superare meccanismi decisionali inefficaci – come l’unanimità in materia fiscale – e l’urgenza di politiche industriali capaci di sostenere competitività e innovazione.

Nel dibattito successivo è emerso con forza il tema del posizionamento europeo. L’Europa resta l’area con la maggiore concentrazione di welfare al mondo, ma ha perso terreno rispetto a Stati Uniti e Cina.

La sfida, è stato sottolineato, è non rinunciare ai propri punti di forza – democrazia, coesione sociale, protezione sociale – ma rafforzare la capacità di investimento, innovazione e decisione politica. Centrale, in questo quadro, la qualità della spesa pubblica e la costruzione di strumenti finanziari adeguati a sostenere le trasformazioni in atto.

La parte deliberante della Direzione ha riportato l’attenzione sull’impegno concreto di Legacoop, con un focus sulla crisi umanitaria a Gaza. Il presidente di Laacoop Simone Gamberini ha ribadito che non si tratta di un’emergenza temporanea, ma di una sfida che richiede continuità e visione: “Dobbiamo facilitare la conoscenza e la consapevolezza di quanto sta accadendo a Gaza, con uno sguardo rivolto verso il dopo, sostenendo percorsi di sviluppo e cooperazione”. Gamberini ha poi rinnovato l’impegno di Legacoop a sostenere questa iniziativa anche per il prosismo anno.

La cooperatrice Dina Taddia ha presentato il lavoro di WeWorld, Onlus che collabora con Legacoop da quasi vent’anni, attiva in Palestina dal 1992. I dati descrivono una situazione estremamente critica: il 90% della popolazione palestinese è sfollata, l’80% degli edifici sono stati distrutti e oltre 1,3 milioni di persone non hanno accesso a fonti d’acqua sicure.

Particolarmente rilevante è stato l’impegno sui minori sostenuto da Legacoop: nel 2025 sono stati realizzati spazi temporanei di apprendimento per offrire luoghi sicuri e attività educative. Complessivamente grazie all’impegno di 77 cooperative aderenti a Legacoop, sono stati realizzati 11 campi estivi che hanno offerto a oltre 750 bambini e bambine uno spazio sicuro di gioco, supporto e protezione. Questi spazi – ha sottolineato Taddia – “danno la possibilità ai più piccoli di recuperare l’istruzione che in questi due anni è stata loro negata, ma soprattutto permettono loro per qualche ora di tornare bambini“.

È stato inoltre illustrato il lavoro di Haliéus, struttura del sistema Legacoop per la cooperazione internazionale, impegnata nel rafforzamento del movimento cooperativo palestinese attraverso partnership con organizzazioni locali e internazionali.

Le attività riguardano, tra l’altro, la gestione del ciclo idrico, il sostegno alle filiere produttive e programmi di formazione. Un recente lavoro con una delegazione palestinese ha permesso di individuare i bisogni strategici delle cooperative, evidenziando la necessità di investire sulle competenze e sulla capacità organizzativa.

Nel settore agricolo è stato avviato un progetto a supporto di 30 cooperative, con l’obiettivo di migliorarne produttività e sostenibilità, anche attraverso scambi e percorsi formativi internazionali.

Tra i progetti strategici, la Direzione ha approfondito la nascita della International School of Cooperativism, avviata nel 2024. Il percorso, della durata di otto mesi tra il 2026 e il 2027, prevede sei moduli formativi e incontri mensili, con l’obiettivo di costruire una nuova leadership cooperativa e rafforzare l’identità trasformativa del movimento.

La scuola si inserisce nella strategia di rigenerazione associativa e intende diventare uno spazio stabile di confronto, capace di connettere dimensione nazionale e internazionale e di valorizzare il ruolo della cooperazione nello sviluppo dei territori.

A conclusione della Direzione, Gamberini ha aggiornato sul confronto avviato con le organizzazioni sindacali per il rinnovo dell’accordo interconfederale del 2014.

L’obiettivo è definire criteri condivisi sulla rappresentanza, rafforzare il sistema della contrattazione e individuare strumenti per la misurazione della rappresentatività. Un percorso che – ha auspicato il presidente di Legacoop – dovrebbe portare anche a un riconoscimento normativo degli accordi tra le parti sociali.

Rispetto al decreto “Primo Maggio” approvato recentemente dal governo, è stato espresso un giudizio interlocutorio: un passo in avanti, ma non sufficiente senza una visione organica delle politiche per il lavoro e per le imprese.

In vista dei prossimi mesi, e in particolare della Biennale dell’economia cooperativa, Legacoop lavorerà alla costruzione di una proposta articolata per il Paese, capace di tenere insieme sviluppo economico, equità sociale e ruolo della cooperazione come forma d’impresa distintiva.

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