Roma, 23 gennaio 2026 – “Occorre un cambio di passo. In Italia gli eventi estremi non sono più emergenze occasionali, come ha dimostrato drammaticamente il ciclone Harry che ha devastato le regioni del Sud. Adesso servono risposte immediate e una strategia strutturale”. Queste le dichiarazioni del presidente di Legacoop Agroalimentare, Cristian Maretti, che ha espresso profonda solidarietà alle comunità, alle famiglie, alle imprese agricole, ittiche e turistiche colpite dalla violenta ondata di maltempo che ha investito l’Italia del Sud negli ultimi giorni. “Ci sono stati danni gravissimi e ancora una volta è stata messa a nudo la crescente vulnerabilità del sistema Paese davanti ai fenomeni atmosferici violenti non più occasionali, e non possono più essere trattati come tali, ma strutturali. È il momento di agire, servono risposte altrettanto strutturali, rapide ed efficaci”.
Per quanto riguarda la situazione in Sicilia, accanto alla vicinanza concreta alle cooperative e alle imprese colpite, Legacoop Agroalimentare ha voluto richiamare l’attenzione delle istituzioni sulla necessità di accelerare le procedure di dichiarazione dello stato di emergenza regionale, affinché possano essere attivati in tempi brevi gli strumenti di sostegno indispensabili per la ripartenza. Le stesse richieste sono state avanzate con una lettera dei presidenti del mondo cooperativo siciliano, tra cui il responsabile regionale settore agroalimentare di Legacoop Sicilia Domenico Pistone. In Sicilia, ha spiegato Maretti, ad essere colpito in maniera particolarmente pesante è il settore agrumicolo, con le prime stime che segnalano perdite non inferiori al 30% della produzione, comprettendo un intero anno di lavoro delle imprese. La situazione – ha continuato – è drammatica anche per la pesca, a causa dei danni ingenti a imbarcazioni, attrezzature e infrastrutture, per il settore zootecnico, che ha registrato danni soprattutto di natura strutturale, e per il comparto ortofrutticolo, in particolare nella Sicilia orientale.
In tutto il Sud si stimano complessivamente oltre 2 miliardi di euro di danni: oltre alla Sicilia, anche Calabria e Sardegna e parte del Mezzogiorno sono stati interessati da piogge torrenziali, venti oltre i 100 km/h, mareggiate con onde fino a 9–10 metri e massicce inondazioni costiere. In Sicilia si stimano danni per oltre un miliardo di euro, in Sardegna almeno mezzo miliardo, e altrettanti sulla zona jonica della Calabria. Il settore agroalimentare, già sottoposto a forti pressioni economiche, si trova così di nuovo a fare i conti con perdite di raccolti, danni strutturali, interruzioni delle filiere e redditi compromessi, e “ogni giorno di ritardo negli interventi rischia di tradursi in aziende che non riaprono, posti di lavoro che si perdono e territori che si impoveriscono ulteriormente”, ha commentato Maretti.
Secondo l’Osservatorio Città Clima di Legambiente, nel 2025 sono stati registrati circa 376 eventi meteo estremi in Italia, il secondo anno con il maggior numero di eventi degli ultimi 11 anni, subito dopo il 2023 che ne aveva avuti 383. I fenomeni più frequenti sono stati allagamenti da piogge intense, danni da vento ed esondazioni fluviali. In aumento anche eventi legati a temperature record, frane e siccità prolungata. Per quanto riguarda le Regioni più colpite nel 2025, la Lombardia ha contato circa 50 eventi estremi, la Sicilia 44 e la Toscana 41. Nell’arco temporale che va dal 2015 al 2025, in Italia sono stati registrati oltre 811 eventi meteo estremi.
Per il presidente di Legacoop Agroalimentare è necessario un cambio di passo e una visione chiara, “con investimenti mirati sulla messa in sicurezza dei territori, sulla gestione del rischio idrogeologico e sul rafforzamento delle infrastrutture produttive, occorre una strategia nazionale di adattamento climatico”. In questo senso l’associazione partecipa già attivamente al Progetto Life Ada, il cui scopo è quello di aumentare la resilienza delle filiere lattiero-casearia, vitivinicola e ortofrutticola ai cambiamenti climatici. Per raggiungere gli obiettivi, al primo punto, c’è la necessità di autovalutazione del grado di rischio al cambiamento climatico da parte di imprese e cittadini.







