Biennale Legacoop: lavoro, contrattazione collettiva e giovani. Il confronto con Cgil e Cisl

Landini: «Cancellare i contratti pirata». Graziani: «Serve un patto intergenerazionale». Ghedini: «Il lavoro per noi è centrale ma non possiamo essere lasciati soli»

Qualità del lavoro, contrattazione, salari e nuove generazioni: sono stati i temi al centro del confronto tra cooperazione e sindacati alla Biennale dell’Economia Cooperativa di Milano.

Milano, 9 ottobre 2026 – Salari, contrattazione, sicurezza e nuove generazioni. È su questi temi che Legacoop e sindacati si sono confrontati alla Biennale dell’Economia Cooperativa di Milano, in un dialogo che ha messo al centro la qualità del lavoro come leva per ricostruire fiducia e coesione nel Paese.

Landini: stop ai contratti pirata e potere d’acquisto al centro

Ad aprire il confronto è stato il segretario generale della Cgil Maurizio Landini, che ha indicato una priorità netta: cancellare i contratti pirata. Per farlo, ha spiegato, devono valere soltanto i contratti sottoscritti dalle organizzazioni sindacali e datoriali maggiormente rappresentative a livello nazionale, con una rappresentatività misurata in modo oggettivo, sulla base degli iscritti e dei voti raccolti dalle rappresentanze sindacali.

«Oggi c’è una questione salariale evidente», ha osservato Landini, chiedendo che la difesa del potere d’acquisto diventi il cuore della contrattazione. Un accordo tra le parti sociali, ha aggiunto, sarebbe anche «un messaggio chiaro di indipendenza dalla politica», e l’obiettivo è chiuderlo in tempi stretti, entro ottobre. Tra le proposte, almeno 40 ore all’anno di formazione retribuita per ogni lavoratore. Drammatico il richiamo alla sicurezza: nel nostro Paese «muoiono più di tre lavoratori al giorno».

Il segretario della Cgil si è poi soffermato sulla precarietà che segna la vita dei più giovani, ricordando che cooperazione, mutualità e sindacato condividono la stessa origine: nascono perché nessuno sia sfruttato nel lavoro e ciascuno possa realizzarsi attraverso di esso. Da qui l’invito ad ascoltare davvero le nuove generazioni, smontando il luogo comune del loro disimpegno: negli ultimi due referendum, su lavoro e giustizia, i giovani hanno votato in percentuale più delle altre fasce d’età. Landini ha infine espresso un giudizio molto negativo sulla nuova legge elettorale, che a suo avviso allarga la distanza tra cittadini e politica, e ha ribadito la sua contrarietà alla flat tax.

Graziani: un nuovo patto sociale e intergenerazionale

Sulla necessità di ricucire il tessuto sociale ha insistito anche Giorgio Graziani, segretario confederale della Cisl. Le incertezze sociali e internazionali, ha spiegato, stanno erodendo fiducia e speranza nel futuro, tra i giovani come tra i meno giovani, e il patto sociale rischia di saltare. Per questo la Cisl lavora ad aggiornare al più presto il modello contrattuale e propone un nuovo patto sociale tra sindacati, associazioni e politica, capace di progettare una crescita giusta in una logica di democrazia economica.

In questo percorso la cooperazione ha un ruolo naturale: «La cooperazione è deliberatamente partecipativa e portata alla coesione, perché mette insieme la capacità di collaborare e cooperare per un obiettivo comune». E la sfida decisiva riguarda le nuove generazioni: «Dobbiamo offrire speranza e fiducia ai giovani, attraverso un patto intergenerazionale».

Ghedini: un modello che distribuisce reddito prima di tutto

«Per la cooperazione la qualità del lavoro è un elemento fondativo», ha affermato Rita Ghedini, responsabile Politiche del lavoro di Legacoop, rivendicando una scelta precisa: «Come Legacoop firmiamo contratti solo con le organizzazioni più rappresentative».

I numeri raccontano bene la natura delle cooperative. Dopo il Covid, ha ricordato Ghedini, le imprese italiane sono cresciute di numero, le cooperative no. Eppure al loro interno sono aumentati i posti di lavoro. Un risultato che si spiega in parte con i processi virtuosi di aggregazione, ma soprattutto con il fatto che, essendo il lavoro la loro ragione d’essere, le cooperative difendono l’occupazione fino all’ultimo. Non a caso, tre anni fa, di fronte all’erosione del potere d’acquisto, hanno investito con decisione nel rinnovo dei contratti.

Un impegno che però non può reggersi da solo. «Il lavoro per noi è centrale ma non possiamo essere lasciati soli», ha avvertito Ghedini: in gioco c’è la tenuta di quella parte del Paese che sostiene la vita delle persone e redistribuisce ricchezza. «Il nostro modello di impresa è predistributivo», ha spiegato, perché destina il reddito al lavoro prima di ogni altra scelta, persino prima degli investimenti. «Abbiamo bisogno di poter investire».

Netto anche il messaggio sulle nuove generazioni: «La cooperativa è un’impresa intergenerazionale, se mancano i giovani che si assumono la responsabilità dell’impresa manca la cooperazione». Ai giovani che entrano nel mondo del lavoro servono risposte che tengano insieme reddito, casa e alloggi a prezzi sostenibili. Per questo, secondo Ghedini, le cooperative devono saper offrire una proposta di lavoro e di valori chiara e coerente, più convincente di quella di ogni altra forma d’impresa, e imparare a raccontarsi meglio a chi si affaccia oggi al lavoro.

In chiusura, un allarme: il basso tasso di sostituzione delle future pensioni rischia di creare nuove categorie di giovani poveri. In un mondo del lavoro in continua trasformazione, ha concluso Ghedini, investire nella formazione non è un costo, ma una scelta sostanziale.

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