Il Premio Nobel per l’Economia 2025 ha dialogato con l’ex presidente del Consiglio e della Commissione UE Romano Prodi su crescita, intelligenza artificiale e futuro dell’Europa: «Non dobbiamo rinunciare al nostro modello sociale»
Milano, 10 ottobre 2026 – L’Europa deve smettere di essere un’imitatrice e diventare un’innovatrice di frontiera, senza però sacrificare il proprio modello sociale. Le cooperative possono avere un ruolo centrale nel tenere insieme innovazione, protezione e inclusione. È questo il messaggio che Philippe Aghion, Premio Nobel per l’Economia 2025, docente al Collège de France, all’INSEAD e alla London School of Economics, ha lanciato dal palco della Biennale dell’Economia Cooperativa di Legacoop. «Ammiro tantissimo quello che fate», ha detto rivolgendosi alla platea, «perché si tratta sempre di innovare in un modo inclusivo».
Ripensare il capitalismo: innovazione americana, protezione europea
Secondo Aghion, gli Stati Uniti sono più avanti sull’innovazione ma molto indietro su disuguaglianze e protezione sociale. Lo dimostrano l’indice di Gini, i tassi di povertà e le cosiddette “morti per disperazione” nella classe media americana non qualificata, molto più frequenti che in Europa grazie al migliore accesso ai servizi. La strada indicata è combinare i punti di forza dei due modelli, attraverso tre politiche.
La prima è la flexsecurity di tipo danese: chi perde il lavoro riceve sostegno e formazione per tornare sul mercato. È uno strumento ancora più necessario con l’intelligenza artificiale, che distrugge posti di lavoro e ne crea di nuovi. Qui Aghion ha indicato esplicitamente il ruolo del movimento cooperativo. Invece di chiudere le aziende, le cooperative possono offrire un modello di ristrutturazione costruttiva, che salvaguarda le competenze e permette di innovare insieme, conciliando innovazione, protezione e inclusione.
La seconda è l’istruzione. L’economista ha citato la riforma finlandese degli anni Settanta, che rese l’istruzione gratuita e universale. Dopo la riforma è aumentata in modo significativo la probabilità che i figli di famiglie a basso reddito diventassero inventori. «Così si evita la perdita di cervelli: ci saranno nuovi Einstein e nuove Marie Curie».
La terza è la concorrenza. Più innovazione significa più mobilità sociale, perché i nuovi talenti possono entrare nel mercato.
Europa ferma al “mid-tech”
Dal secondo dopoguerra alla metà degli anni Ottanta l’Europa ha recuperato terreno sugli Stati Uniti, grazie alla ricostruzione e a un buon sistema di istruzione. Poi ha mancato la rivoluzione informatica. Gli americani sono passati all’alta tecnologia, mentre l’Europa è rimasta all’innovazione incrementale delle tecnologie intermedie. Oggi il grande innovatore non sono più solo gli Stati Uniti, ma la Cina. Aghion ha ricordato che la diagnosi era già nel rapporto voluto da Romano Prodi nel 2003, prima dei rapporti Draghi e Letta. Servono capitale di rischio, grandi investitori istituzionali come i fondi pensione, una “DARPA europea” e una politica della concorrenza meno restrittiva. Serve anche una potenza di calcolo europea per l’intelligenza artificiale.
La proposta politica è una coalizione di Paesi di medie dimensioni che condividono democrazia, Stato di diritto e modello sociale. Oltre ai Paesi europei, Aghion ha citato Regno Unito, Canada, Australia e Corea, per diventare «padroni del nostro destino» senza dover chiedere permessi né a Washington né a Pechino.
Il dialogo con Prodi: diffondere l’IA in agricoltura e meccanica
Nel panel successivo, l’ex presidente del Consiglio e della Commissione UE Romano Prodi ha aggiunto un tema: oltre a essere protagonista nella ricerca, l’Europa deve puntare subito sulla diffusione dell’intelligenza artificiale nei diversi settori produttivi, dall’agricoltura alla meccanica strumentale. Aghion ha concordato. L’Europa è alla pari con gli Stati Uniti nelle pubblicazioni scientifiche sull’IA, ma indietro di anni nella commercializzazione, dove la Cina è già davanti. Alla domanda se l’Europa possa creare un campione dell’IA competitivo a livello mondiale, la risposta è stata «penso di sì». L’Europa ha dati, ricercatori straordinari, energia nucleare, risparmi e una cultura della tutela della persona.
Sulla Cina, Prodi ha osservato che il Paese è competitivo contemporaneamente nelle magliette e nei satelliti, un fatto che «rivoluziona la teoria dei vantaggi comparati». Per Aghion l’Europa deve chiedere alla Cina di produrre in Europa e trasferire tecnologia come condizione per accedere al mercato europeo.
Francia e Germania «fratelli», non solo amici
Sul piano politico, Prodi ha insistito sul fatto che l’Europa avanza solo quando Francia e Germania sono «fratelli», non semplicemente buoni amici. Ha ricordato che le grandi decisioni europee «si fanno col cuore», con un aneddoto dei tempi della nascita dell’euro. Oggi, ha detto, servono una difesa comune e il superamento del diritto di veto, anche per rispondere alla paura che spinge il voto verso l’estrema destra. Ha espresso preoccupazione per una ripresa tedesca sempre più legata all’industria della difesa. L’ex presidente del Consiglio ha anche segnalato il rischio di una crisi democratica in cui, per la debolezza dei popolari, «l’estremo comanda».
Infine, Aghion ha riconosciuto che la Francia deve «mettere a posto la propria casa». Deve approvare un bilancio entro dicembre ed evitare che Marine Le Pen diventi presidente: «Con lei non ci sarà nessun Draghi, nessun Prodi». Ha inoltre proposto di affidare politica industriale e concorrenza a un unico commissario europeo.







