Lollobrigida, Prandini (Coldiretti), Fini (Cia Agricoltori) e Caselli (Granlatte) rilanciano la necessità di tutelare le risorse agricole europee, garantire la redditività delle imprese e rafforzare le filiere attraverso innovazione, aggregazione e investimenti nelle infrastrutture idriche.
Milano, 10 ottobre 2026 – Difesa delle risorse destinate all’agricoltura nel bilancio europeo, centralità del settore primario e investimenti per rafforzare le filiere sono stati i punti principali dell’intervento del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida durante il panel dedicato al settore agroalimentare della biennale di Legacoop.
Il ministro ha rivendicato il risultato ottenuto dall’Italia nella trattativa sul futuro bilancio dell’Unione europea, sottolineando che il lavoro condotto insieme al mondo associativo ha consentito di recuperare risorse rispetto alla proposta iniziale della Commissione europea e di ottenere, per la prima volta, un’inversione della tendenza al decremento degli investimenti in agricoltura. Lollobrigida ha tuttavia evidenziato le criticità ancora aperte, a partire dai tagli previsti per il settore della pesca, giudicati inaccettabili e da recuperare nel corso del negoziato.
Il ministro ha contestato l’ipotesi di una rinazionalizzazione delle scelte agricole europee, sostenendo la necessità di mantenere una politica comune e di riconoscere alla sovranità alimentare una dimensione europea. L’agricoltura, ha ricordato, è al centro del progetto comunitario fin dai Trattati di Roma, come strumento di sicurezza alimentare, tutela ambientale e coesione tra i Paesi membri.
A sostegno del ruolo del settore, Lollobrigida ha richiamato i risultati raggiunti dall’agroalimentare italiano in un contesto internazionale difficile: nel 2024 il valore aggiunto dell’agricoltura italiana ha raggiunto i 46,6 miliardi di euro, risultato confermato nel 2025, mentre l’export agroalimentare è arrivato a 72,6 miliardi di euro. Numeri che, secondo il ministro, testimoniano la capacità del sistema italiano di affrontare le crisi internazionali e rafforzare la propria competitività.
Lollobrigida ha inoltre ricordato gli investimenti messi in campo negli ultimi anni per sostenere il comparto, con interventi sulle filiere, sull’energia e sulle infrastrutture idriche. In particolare, ha richiamato i 3 miliardi di euro destinati al fotovoltaico senza consumo di suolo e gli 1,2 miliardi per la gestione dell’acqua, pur riconoscendo che le risorse non sono ancora sufficienti a risolvere le criticità strutturali del Paese. L’Italia, ha sottolineato, riesce a trattenere soltanto circa l’11% della risorsa idrica disponibile.
Il ministro ha infine ribadito la necessità di un approccio di sistema, nel quale istituzioni, imprese, lavoratori, sindacati e associazioni territoriali contribuiscano insieme a sostenere il settore. Un modello di collaborazione che, secondo Lollobrigida, ha permesso all’Italia di consolidare i propri risultati anche in una fase segnata da tensioni geopolitiche, conflitti e rincari dei costi di trasporto.
Per il presidente di Coldiretti Ettore Prandini, la priorità è restituire redditività alle imprese agricole, oggi strette tra l’aumento dei costi di produzione, la riduzione dei prezzi riconosciuti agli agricoltori e gli effetti sempre più pesanti dei cambiamenti climatici.
Dal palco della biennale di Legacoop, Prandini ha annunciato l’intenzione di presentare, con un emendamento alla prossima legge di bilancio, una proposta per modificare il modello del servizio di ristorazione pubblica a partire dalle mense scolastiche: non più la prevalenza del criterio del prezzo più basso, ma una maggiore attenzione alla qualità del cibo e al giusto riconoscimento economico dei produttori. Una scelta che, nelle intenzioni, punta anche a garantire a tutti i bambini l’accesso a un’alimentazione di qualità.
Prandini ha descritto una situazione di forte sofferenza per il settore primario, richiamando alcuni dati: il prezzo dell’olio d’oliva è in calo del 50%, quello del latte riconosciuto ai produttori è in diminuzione del 24% e i prezzi della frutta sono in flessione del 20%, mentre il costo del gasolio è quasi raddoppiato. Una combinazione di fattori che, secondo il presidente di Coldiretti, sta mettendo in difficoltà le imprese e rende sempre più difficile coprire i costi di produzione.
La risposta, ha sostenuto, deve partire dal riequilibrio delle filiere. «Noi agricoltori dobbiamo trarre il nostro reddito dai prodotti che vendiamo. La PAC (Politica agricola comune, ndr) è fondamentale, la dobbiamo difendere, ma non dobbiamo prendere il reddito degli agricoltori dalla Pac». Occorre invece costruire rapporti più equi lungo tutta la catena del valore, affinché la parte agricola possa remunerare il proprio lavoro e continuare a garantire la tenuta economica, ambientale e sociale dei territori rurali.
In questo percorso, Prandini ha attribuito un ruolo centrale alla cooperazione e all’aggregazione delle imprese. Le cooperative, ha osservato, consentono agli agricoltori di governare direttamente il sistema e di redistribuire al proprio interno il valore generato lungo la filiera. Un modello da rafforzare per accrescere il potere contrattuale delle aziende e sostenere gli investimenti.
Altro fronte decisivo è quello dell’innovazione tecnologica. Oggi, secondo i dati richiamati da Prandini, soltanto il 10% del patrimonio delle imprese agricole italiane ha investito in innovazione. Gli investimenti realizzati negli ultimi anni ammontano complessivamente a 2,5 miliardi di euro, ma l’obiettivo è arrivare a 6 miliardi nell’arco dei prossimi quattro anni, anche attraverso la reintroduzione degli incentivi Transizione 4.0.
Digitalizzazione, connettività nelle aree rurali e agricoltura di precisione sono strumenti fondamentali per migliorare l’efficienza produttiva, garantire la tracciabilità e valorizzare la qualità delle produzioni italiane sui mercati internazionali. La sfida, ha sottolineato, non è competere sulle grandi quantità, ma sulle eccellenze, riconoscendo ai prodotti il giusto prezzo e il giusto valore.
Prandini ha poi richiamato l’urgenza di investire nelle infrastrutture idriche e logistiche, dopo un’estate caratterizzata da eventi climatici estremi e forti perdite produttive. La capacità italiana di trattenere l’acqua resta troppo bassa e servono interventi strutturali per affrontare un cambiamento climatico che rende sempre meno prevedibili le condizioni di produzione.
La presidente della cooperativa Granlatte Simona Caselli ha posto al centro del proprio intervento la necessità di difendere una politica agricola europea dotata di risorse adeguate, senza mettere in competizione l’agricoltura con le politiche di coesione e quelle per la pesca.
«Ci vuole un budget dedicato, non in riduzione e recintato», ha affermato Caselli, contestando l’impostazione che rischia di contrapporre investimenti agricoli e risorse destinate ad altri bisogni sociali e territoriali. Una responsabilità che, secondo la presidente di Granlatte, deve essere assunta dalla politica europea, garantendo certezza e continuità agli strumenti di sostegno.
Caselli ha espresso forti perplessità anche sulla proposta di bilancio europeo, sottolineando che non è sufficiente evitare ulteriori tagli se il livello iniziale delle risorse resta inadeguato rispetto alle necessità del settore.
Tra le priorità più urgenti, la presidente di Granlatte ha indicato gli investimenti nelle infrastrutture idriche. L’ultima estate, segnata da condizioni climatiche particolarmente difficili e da pesanti cali produttivi, ha dimostrato quanto non sia più possibile dare per scontata la disponibilità di cibo. Per affrontare il cambiamento climatico, ha sottolineato, servono infrastrutture per la gestione dell’acqua, accompagnate da investimenti in innovazione e nuove tecnologie.
La terza direttrice indicata da Caselli riguarda il rafforzamento dell’aggregazione tra le imprese agricole. In un sistema caratterizzato in larga parte da aziende familiari, l’aggregazione è indispensabile per aumentare il potere contrattuale, sostenere gli investimenti e consentire alle imprese di accedere alle innovazioni necessarie per competere.







