Roma, 3 marzo 2026 – “Il quadro dell’astensionismo in Italia non racconta di un Paese che rifiuta la democrazia, piuttosto di un popolo che la considera importante ma sempre meno efficace. L’interesse per la politica è stato sempre e rimane mediamente alto, ma oggi c’è una percezione di scarsa rappresentanza e si pensa che il proprio voto non sia in grado di incidere sulle politiche pubbliche”. Così questa mattina il Presidente di Legacoop Simone Gamberini, intervenuto in apertura dell’evento “Astensionismo. Il non voto è un problema per la democrazia”, che si è svolto nella Sala della Lupa della Camera dei deputati, scelta come luogo simbolico: è la sede in cui i deputati aventiniani si riunirono nell’estate 1924 per protestare contro la violenza fascista e per esaltare i valori democratici. Ventidue anni dopo, il 10 giugno del 1946, nella stessa Sala la Corte suprema di Cassazione proclamò i risultati del referendum istituzionale del 2 giugno 1946, che diede vita alla Repubblica.
Alla mattinata, che è stata organizzata in occasione della pubblicazione del Rapporto Ipsos-Legacoop Fragilitalia dedicato all’astensionismo, hanno partecipato, oltre a Gamberini e Mattia Granata, presidente dell’Area studi Legacoop, i deputati Stefano Vaccari (PD, segretario di Presidenza), Giorgio Mulè (vicepresidente della Camera), Chiara Braga (capogruppo PD). Si sono collegati a distanza il presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto, il capodelegazione PD al Parlamento Europeo Nicola Zingaretti e la sindaca di Perugia Vittoria Ferdinandi. Sono intervenute anche Anna Finocchiaro, presidente dell’Associazione Italia Decide, la professoressa di Filosofia politica dell’Università di Torino Valentina Pazè e la sindacalista della CGIL Serena Sorrentino.
Ha moderato i lavori la giornalista e scrittrice Flavia Perina.
La percentuale degli italiani che si dichiarano interessati alla politica, evidenzia il report, pur in calo di 7 punti percentuali rispetto alla rilevazione di giugno 2025, resta elevata (66%), ma si accompagna ad una quota ancora più ampia (il 73%, 2 punti in più) di chi non si sente rappresentato dalla classe politica attuale; inoltre, più di 6 italiani su 10 (63%) non credono di poter influire, con il proprio voto, sulle decisioni politiche (con percentuali più elevate nella popolazione a bassa scolarizzazione, nel ceto popolare e in chi non è interessato alla politica) e non sono soddisfatti (il 65%) del funzionamento della democrazia in Italia.
Al diffuso interesse per la politica non corrisponde, evidenziano Legacoop e Ipsos, una analoga propensione al voto. Il principale driver dell’astensione risulta la crescente sfiducia nei confronti della classe politica, indicata dal 35% degli intervistati, in crescita di 7 punti rispetto alla precedente rilevazione, seguita dal sentirsi “stufi e arrabbiati” (12%, 1 punto in più), dalla mancanza di un partito che rappresenti (11%, -5 punti), dalla convinzione che il proprio voto non conti e dalla percezione che nessuno parli di questioni importanti per chi vota (entrambe al 7%).
Tra gli aspetti che influiscono maggiormente sull’astensione, al primo posto la disillusione verso i partiti (65%, 2 punti in più), la percezione che nessuno affronti seriamente la pressione fiscale (61%, – 1 punto), l’insoddisfazione per le politiche economiche (60%, in crescita di 8 punti), la scarsa rappresentanza dei propri interessi (59%, +6 punti). In forte crescita anche la mancanza di fiducia nel sistema elettorale (57%, 13 punti in più) e l’assenza di un partito con serie proposte di welfare (55%, + 10 punti). L’incremento più elevato (15 punti) è quello registrato dalla percezione di una diffusa corruzione, espressa dal 48%.
“Dai dati dell’indagine svolta dal Legacoop e Ipsos”, ha proseguito Gamberini, si evince che “non è in discussione il principio democratico ma la sua capacità di produrre effetti visibili. L’astensione non è frutto di scarsa informazione ma di una scelta deliberata e informata, dettata dalla disillusione nei confronti di leader e partiti. Le persone credono che i problemi reali non vengano affrontati adeguatamente”.
Da rilevare anche, ha fatto notare il presidente di Legacoop, che la maggior parte degli astenuti dichiara di essere disposto a tornare a votare se rappresentato adeguatamente: “Quindi il tema è di coerenza e credibilità. La politica è ancora percepita come in grado di incidere”. L’istituto del referendum è un esempio calzante di questo fenomeno: “Riconosciuto dalla larga maggioranza come strumento di partecipazione democratica, con una funzione di rafforzamento del legame tra partecipazione e decisioni pubbliche, è anche questo, negli ultimi anni, caratterizzato da forte astensionismo, perché percepito come troppo politicizzato dai partiti”.
Come Legacoop, “noi abbiamo il nostro fondamento nella democrazia: ‘una testa un voto’ è il nostro principio, all’interno delle cooperative se il nesso si spezza la partecipazione si indebolisce, pensiamo che lo stesso valga per la democrazia politica. Il tema centrale di questo report è dunque l’efficacia: la ricostruzione del rapporto tra cittadini e istituzioni. Come corpo intermedio pensiamo di avere una responsabilità nella tenuta della democrazia italiana. Sta a tutti noi, politica, corpi intermedi, mondo civile organizzato, difendere la democrazia e renderla all’altezza delle attese”.
Stefano Vaccari ha sottolineato che “quasi un italiano su due non vota più. Non è solo un problema statistico, ma una manifestazione della crisi del sistema di rappresentanza e del ruolo dei partiti, che indebolisce la democrazia stessa”. Si tratta però a suo parere di un processo non irreversibile: “I cittadini tornerebbero a votare se si sentissero rappresentati. E il momento elettorale non basta: serve lavorare su vari elementi: algoritmi trasparenti che frenino la disinformazione, maggiori obblighi di trasparenza nel rapporto tra cittadini ed elettori, una più forte responsabilità legale dei dirigenti di partito, un capillare monitoraggio dei fenomeni di odio”.
Per Giorgio Mulè “il problema è radicale: la Costituzione stabilisce che la sovranità appartiene al popolo e che la magistratura opera in nome del popolo: ma se il popolo che va alle urne è solo il 64% degli aventi diritto, stiamo parlando di un gruppo residuale”. Libertà è partecipazione, ha detto Mulè citando Giorgio Gaber: “Dobbiamo trovare modi e metodi per spingere affinché questa partecipazione ritorni. Dobbiamo porre in essere una vera riforma, adeguando i sistemi di voto al 21esimo secolo: dobbiamo avere la capacità di certificare il voto elettronico per raccogliere un numero sempre maggiore di elettori”.
Secondo Roberto Occhiuto una causa rilevante del fenomeno dilagante dell’astensionismo sono state le pulsioni populiste che negli ultimi decenni in Italia hanno generato un elettorato volatile, di cui la politica ha approfittato. “Ci si è basati su messaggi semplicistici e visioni leaderistiche, è dunque venuta meno un’offerta politica in grado di avvicinare gli elettori alla politica. Ci si è rassegnati a una narrazione fatta di colpevoli e non di visioni. Se si convincono i cittadini che ci sono solo colpevoli e non persone per bene che si occupano dei problemi, questi non possono di certo vedere nel voto uno strumento per cercare soluzioni”.
Dello stesso avviso Anna Finocchiaro, secondo la quale una serie di messaggi veicolati dai media negli ultimi anni sull’inaffidabilità della politica, che nulla hanno a che vedere con il sacrosanto dovere di denunciare ciò che non va, “hanno preso a mazzate la rappresentanza e generato sfiducia, facendo passare il concetto che il mestiere della politica è un mestiere sporco”. Tema centrale per Finocchiaro è quello della rilevanza del voto, “che non viene percepita, e questo sentimento non viene agevolato dai sistemi elettorali, in cui la corrispondenza tra soggetto che vota e soggeto che decide non esiste più ed è pauperizzata e difficile da ricostruire”. L’ex parlamentare dem ha evidenziato anche la questione donne/voto: “Sono preoccupata dall’astensionismo femminile, per una ragione: i diritti delle donne possono crescere solo in una democrazia efficiente ed efficace, che senza queste caratteristiche non è in grado di tradurre in decisioni concrete le istanze di genere”.
Serena Sorrentino della CGIL ha osservato che “quando non si vota, si rinuncia a un diritto oltre che a un dovere, un diritto che è stato conquistato a fatica”. Per questo, a suo dire, la politica deve “investire nel capitale sociale: questa è la più grande sfida che bisogna vincere se si vuole sconfiggere l’astensionismo”.
Nicola Zingaretti ha individuato un altro fattore che, a suo parere, incide sul forte astensionismo e che si rileva in tutta Europa. “Oggi gran parte delle persone in Italia e in Europa teme di vivere il resto della propria vita peggio di come ha vissuto fino a questo momento. Questa percezione di assenza di futuro riguarda non solo i giovani, ma anche i commercianti, i lavoratori a tempo indeterminato, gli imprenditori che si sentono soli di fronte a una squilibrata competizione internazionale”. Viviamo dunque, secondo Zingaretti, una condizione in cui alla speranza di avere una chance si è sostituita la paura, che è l’anticamera dell’esclusione politica e quindi dell’astensionismo. Dobbiamo trovare il modo di re-includere chi ne ha bisogno”.
In conclusione, Chiara Braga ha osservato che “l’astensionismo può portare alla valorizzazione dei soli interessi particolari: quando non si vota, sono gli altri a inserirsi e a decidere, il voto e le pressioni sono dunque esercitati solo da specifici gruppi di interesse. Siamo in una fase storica in cui tutte le democrazie liberali sono sotto attacco, perciò non possiamo restare indifferenti, spetta alla politica capire e rispondere, rimuovendo da principio gli ostacoli che impediscono il voto”.






