In occasione della Biennale dell’economia cooperativa, il Nobel per l’economia 2025 indica nella flexsecurity, nell’istruzione e nell’intelligenza artificiale condivisa alcune leve per rafforzare la competitività europea. Guarco e Gamberini: l’innovazione deve restare al servizio delle persone e delle generazioni future.
“Le cooperative, quando ci sono imprese a rischio chiusura, devono adottare un sistema di ristrutturazione che permetta contemporaneamente di salvaguardare il lavoro e la capacità di innovare. Le cooperative possono favorire la flexsecurity per conciliare la protezione sociale con l’innovazion“. È l’esortazione di Philippe Aghion, Premio Nobel per l’economia 2025, rivolta alle imprese cooperative presenti alla Biennale dell’economia cooperativa, ospitata a Milano il 9 e 10 ottobre.
Nel corso della sua Lectio Magistralis, dal titolo «Crescere in Europa: la distruzione creatrice tra cooperazione e coesione sociale», Aghion ha illustrato il modello della flexsecurity, adottato, ad esempio, in Danimarca, dove «quando si perde il lavoro, lo Stato offre dei sussidi per formare il lavoratore, al quale viene così data una nuova occasione di lavoro. Un processo che rende il mercato protettivo ma al contempo efficiente».
La flexsecurity, insieme a un sistema di istruzione che offra anche a chi proviene da famiglie povere la possibilità di diventare innovatori e inventori, restare nel proprio Paese, crescere e contribuire al suo sviluppo, è una delle soluzioni indicate da Aghion per permettere all’Europa di diventare competitiva e innovativa senza rinunciare alla propria dimensione sociale.
Il riferimento teorico è alla “distruzione creatrice” di Joseph Schumpeter, il processo attraverso il quale le nuove tecnologie sostituiscono quelle precedenti. Partendo da questa prospettiva, il Premio Nobel ha riletto il capitalismo, sottolineando che i Paesi possono uscire dalla povertà attraverso la crescita, che si alimenta del legame tra innovazione e proliferazione delle imprese.
Per generare crescita e produttività, ha spiegato Aghion, esistono due strade. «Il primo è imitare le tecnologie e cercare di recuperare il gap», come hanno fatto negli anni Sessanta, Settanta e Ottanta la Cina, l’Unione Sovietica e l’India. «Ma imitando e basta non si può crescere oltre un certo limite». Per proseguire, è necessario investire e innovare attraverso nuove «tecnologie di frontiera», come ha fatto la Cina, oggi diventata, secondo Aghion, il più grande Paese innovatore.
Se gli Stati Uniti e la Cina sono high-tech, l’Europa è ancora mid-tech. A cambiare questo scenario potrebbe contribuire l’intelligenza artificiale. «Siamo paesi di medie dimensioni, condividiamo democrazia e modelli sociali ma dobbiamo unirci, e con l’IA possiamo diventare davvero padroni e fautori del nostro destino, anche nei confronti della Cina. Non dobbiamo più chiedere il permesso agli USA per far nulla e possiamo diventare indipendenti. Dobbiamo ricostruire l’Europa».
La sfida dell’intelligenza artificiale riguarda anche il modello di sviluppo cooperativo e la capacità di orientare l’innovazione verso obiettivi condivisi. «La voce del cooperativismo italiano porta avanti con forza, a livello internazionale, la responsabilità verso le generazioni future, a partire dalla costruzione di una strategia condivisa di una intelligenza artificiale», ha dichiarato Ariel Guarco, presidente dell’International Cooperative Alliance (ICA), intervenendo alla Biennale.
«Una cooperative AI, che porti i nostri valori e principi a tutta la catena del valore dell’IA: dai dati a infrastrutture allo sviluppo di modelli, fino al loro uso, permettendo una governance in coerenza con il cooperativismo. Vuol dire orientare il suo uso verso il bene comune».
Un obiettivo che si lega alla visione espressa da Legacoop, che individua nella cooperazione uno strumento per affrontare le trasformazioni economiche e tecnologiche mantenendo al centro le persone. «Da centoquarant’anni la cooperazione dimostra che un modello di sviluppo sostenibile, democratico e partecipato può diventare impresa, lavoro, innovazione e comunità. Oggi abbiamo la responsabilità di rinnovarlo e metterlo al servizio delle trasformazioni dell’Italia, dell’Europa e del mondo».
Un impegno che riguarda anche le nuove tecnologie, tra i temi al centro delle proposte di Legacoop per «far crescere l’Italia, insieme», presentate da Simone Gamberini, presidente dell’organizzazione. «Perché la rivoluzione digitale non può ridurre le persone a fornitori di informazioni per piattaforme lontane, ma deve aumentare la capacità di conoscere, scegliere e cooperare», ha sottolineato Gamberini, richiamando anche il valore della libertà individuale nella gestione dei dati: «Oggi, perdere il controllo dei propri dati significa perdere la propria libertà».







