EDITORIALE – 9 FEBBRAIO 2026

Agenda cooperativa, economia sociale: welfare e abitare in Campania

di Anna Ceprano, presidente Legacoop Campania

Nell’assemblea di metà mandato di Legacoop Campania, che si è svolta a Napoli il 5 febbraio scorso, abbiamo voluto mettere al centro l’economia sociale, con i focus sul welfare e sul diritto all’abitare.

La premessa fondamentale, però, è il bisogno di pace. Abbiamo inoltre bisogno di tornare alla partecipazione responsabile, a riaffermare diritti fondamentali e inalienabili per contrastare i mutamenti climatici, per ridare speranza e fiducia alle persone, per combattere le povertà e le disuguaglianze.

Dobbiamo rimetterci in gioco, ognuno e ognuna per la parte che ci compete: il futuro dell’umanità è per gran parte nelle nostre mani. Dobbiamo avere capacità di organizzare e promuovere alternative globali, nazionali, regionali: dobbiamo considerarci agenti attivi e proattivi del cambiamento, nulla è mai distante da noi, perché l’individualismo ci rende ciechi e schiavi.

Per rimanere nei confini della Campania, sui media sono stati messi in risalto i dati sconvolgenti dell’Osservatorio INPS sull’Assegno di inclusione.  Certo, ci aspettavamo uno squilibrio fra Nord e Sud, ma a dicembre 2025 la sola provincia di Napoli ha assorbito più risorse rispetto a tutte le regioni del Nord messe insieme.

Questo la dice lunga sulle difficoltà occupazionali del capoluogo campano, della sua provincia e del Mezzogiorno in generale. L’Inps precisa che non si tratta di un’anomalia statistica ma di una tendenza strutturale (da settembre 2023 a dicembre 2025, l’80% dei beneficiari si è concentrato nel Sud e nelle Isole) e i dati evidenziano una crescita della presenza femminile e un progressivo spostamento verso i giovani, mentre diminuiscono i beneficiari più anziani.

La cooperazione rappresenta un pilastro dell’economia sociale, sia in Campania che nel Paese, ma anche in Europa. Eppure la Regione Campania, qualche decennio fa, in controtendenza con la Costituzione italiana, ha addirittura cancellato dallo Statuto regionale la cooperazione, temo che abbiamo bisogno di ripartire dai fondamentali. Chiediamo tavoli di confronto, chiede che all’annunciata attivazione, ad esempio, della Consulta per la Cooperazione, dopo 13 anni di incomprensibile stasi.

Chiediamo, tra le altre cose, la riforma e il potenziamento della misura che riguarda i Workers Buy-Out: la Regione vi ha destinato 1 milione di euro attivando un Fondo gestito da un Consorzio Fidi, con un’esperienza nel campo non paragonabile a soggetti pubblici specializzati come CFI, la Compagnia finanza impresa, partecipata e vigilata dal ministero delle Imprese, che dovrebbe portare anche risorse aggiuntive.

In tema di Welfare, servono scelte strategiche per promuovere un modello di crescita che metta realmente al centro i diritti delle persone, come premessa per una crescita sostenibile e duratura. La tutela del lavoro sociale si innesta in questa visione, e occorrerà assumere come irrinunciabile l’unitarietà della programmazione sociale; la co-programmazione e co-progettazione come concreta e reale modalità istituzionale per la programmazione sociale della Regione e dei Comuni. Infine, chiediamo alla nuova Giunta di intervenire sul problema abitativo in Campania, predisponendo un Piano Casa, e di porre una forte attenzione sulle Aree interne dove dal basso le cooperative di comunità forniscono risposte.

Per quanto riguarda l’agricoltura, serve incrementare il rapporto PA-privato sociale e dare una centralità ai giovani: la questione giovanile costituisce anche in Campania un paradosso della dialettica sociale tra i tanti in Italia. Servono, insomma, nuove letture e uno sguardo invertito, una vera capacità di ascolto e di relazione proattiva, nuove strategie e soluzioni che mettano a disposizione delle nuove generazioni risorse, strumenti e spazi di possibilità, decisionali e di sovranità ai quali come regione non possiamo rinunciare.

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